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La notte dell’Unione europea

Pare che non ci sia dubbio che la scelta di una proroga così lunga abbia rispettato una volta di più la linea e le scelte della Germania. La linea della Merkel è stata ampiamente condivisa anche dall’Italia e dal nostro premier Conte.

di Angelo Giubileo | 15 Aprile 2019

Dopo circa otto ore e più di riunione a Bruxelles, i capi di Stato e di governo dei 27 paesi aderenti hanno deliberato un Accordo di proroga che ha fissato per l’appunto una proroga di oltre sei mesi all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. L’accordo è stato così recepito e condiviso dalla premier inglese Theresa May, la cui abnegazione la rende più facilmente partecipe di un sentimento personale di stima e ammirazione nei suoi confronti.

Dalle dichiarazioni è subito emerso che: 1) l’Accordo fissa la nuova data della Brexit al 31 ottobre 2019, secondo quanto previsto dall’art. 50 comma 3 del Trattato di Lisbona istitutivo dell’Ue, ovverossia oltre i due anni dalla richiesta formalizzata dalla Gb al Consiglio europeo di uscire dall’Ue; 2) l’Accordo di proroga è flessibile, ma nel senso che non è comunque possibile riaprire l’Accordo di recesso, già più volte respinto dal Parlamento britannico. E quindi: 2.a) se entro il 22 maggio 2019, l’Accordo di recesso è viceversa accolto e firmato dal Parlamento medesimo, la Gb esce dall’Ue e non può partecipare alle nuove elezioni del Parlamento europeo fissate per la data del 26 maggio 2019; 2.b) se viceversa l’Accordo di recesso non venisse firmato entro la data del 22 maggio, allora alla Gb spetterebbe per diritto-dovere di trattato di partecipare alle elezioni del 26 maggio; 2.c) se l’Accordo di recesso non fosse firmato entro la data del 22 maggio e la Gb non prendesse parte alle elezioni del 26 maggio, la Gb sarebbe dichiarata fuori dall’Ue a far data dal 1° giugno 2019, senza accordo alcuno, e quindi si concretizzerebbe così un’altra ipotesi di No deal, finora solo virtualmente scongiurata.

Le voci, che a questo punto dobbiamo dire sono circolate e abbiamo registrate più o meno ufficialmente, dicono che la May avrebbe voluto una proroga al 30 giugno 2019 e che tuttavia non avrebbe granché manifestato la volontà del Regno Unito di partecipare alle elezioni di fine maggio. A tale proposito, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha commentato: “È probabile che il Regno Unito parteciperà alla elezioni europee, potrà sembrare strano ma è così. Sono le regole, dura lex, sed lex”.

Così che, oggi, i più scrivono che la responsabilità della Brexit sarebbe di nuovo rimessa alle decisioni del Parlamento britannico; e invece direi che sarebbe più opportuno domandarsi e domandare: cosa succede se la Gb non firma l’Accordo di recesso entro il 22 maggio, partecipa alle elezioni del 26 successivo e in fine conferma la decisione di non firmare l’Accordo di recesso medesimo entro la data del 31 ottobre?

In proposito, alti funzionari francesi hanno sottolineato innanzitutto che la data del 31 ottobre è il giorno che immediatamente precede la data d’insediamento del nuovo Parlamento europeo fissata appunto per il 1° novembre 2019. E tuttavia, ciò che appare più significativa è invece un’altra dichiarazione esplicita, secondo la quale sarebbe stato detto: “Non vogliamo importare in Ue la crisi politica britannica”. Dichiarazione, a mio parere, ampiamente suffragata da un tweet del presidente Macron stesso: “la cosa essenziale è che non ci deve essere nulla che comprometta il progetto europeo. Abbiamo un Rinascimento europeo da portare avanti, in cui credo molto profondamente, e non voglio che la questione della Brexit ci blocchi a questo punto”. Dichiarazione che, in qualche modo, fa anche il paio, ma stavolta in senso contrario, con un tweet, apparentemente minaccioso, del presidente degli USA, Donald Trump: “È un peccato che l’Unione europea sia così dura con la Gran Bretagna e la Brexit. L’Unione europea è inoltre un partner commerciale difficile nei confronti degli Stati Uniti, questo cambierà“.

Ancora, pare che non ci sia dubbio sul fatto che la scelta di concessione di una proroga così lunga abbia rispettato ancora una volta di più la linea e le scelte della Germania e quindi della Merkel. La linea della Merkel è stata ampiamente condivisa anche dall’Italia e dal nostro premier Conte. E pertanto, in fine, cosa possiamo ragionevolmente prevedere che accadrà?

Ecco: considerato che la Brexit pare sia l’unica decisione ormai acquisita da entrambe le parti e che in dubbio più che l’ipotesi di sottoscrizione dell’Accordo di recesso, già più volte rigettata dal Parlamento inglese, sia piuttosto soltanto la data di uscita definitiva della Gb dall’Ue; a me sovviene tanto una strofa di una canzone di Lucio Dalla dal titolo L’anno che verrà. La canzone, per l’appunto, si conclude con la strofa seguente:  L’anno che sta arrivando tra un anno passerà/Io mi sto preparando/È questa la novità.

Ah, quasi dimenticavo un particolare forse insignificante: negli USA la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre è la notte di Halloween. Chissà che quest’anno, in Europa e in questa stessa data, non si materializzi lo spettro di un’Unione europea, oggi sempre più divisa e ancora più incapace di assumere e sostenere proprie decisioni.

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: anni, bruxelles, canzone, commissione, commissione europea, crisi, elezioni, europa, germania, governo, gran bretagna, merkel, parlamento, presidente della commissione europea, stati uniti, unione europea, usa

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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