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Alla ricerca della terza via. La più difficile da intraprendere e da far comprendere

Evidentemente, è più facile fare una due giorni identitaria che aiutare a risolvere i problemi delle famiglie.

di Carla Ceretelli | 1 Aprile 2019

Da persona aperta di mente e di cuore quale mi considero,  arrivata a un momento  della vita in cui sono ancora  abbastanza lucida ma  dove  c’è più  passato che  futuro, ritengo di poter  considerare  in maniera abbastanza  saggia  la realtà che ci circonda. Da giovani si può solo  ipotizzare quello che sarà  la nostra vita. Da vecchi si sa già. E possiamo valutare  gli errori fatti, quanto  le cose buone.

In questi giorni, abbiamo toccato con mano i nostri ricordi di vita vissuta. E abbiamo  cercato  di far tesoro del passato per  analizzare il presente e proiettare il futuro. Noi datati, ci rendiamo conto che ogni momento della nostra vita, personale e collettiva, fa un passo avanti. O indietro. E,  forse,  proprio chi ha esperienza di vita può, con mente aperta alle innovazioni ma ancorata saldamente alle tradizioni,  dare origine a un mix virtuoso.

Purtroppo oggi, con un governo che  contestualmente fa   maggioranza e opposizione,  ci scontriamo in  contrapposizioni nette e paradossali   che non giovano a nessuno.

Da un lato  è opportuno salvaguardare quello che è stato fatto  negli ultimi decenni in ordine ai diritti civili con grandi battaglie che hanno portato a leggi di tutela  per  tutti, in particolare della donna e dei minori nonchè transgender. Ma è altresì importante e sacrosanto  tutelare la famiglia cosiddetta tradizionale composta da un maschio , una femmina e figli, se ci sono.

Rispettare dunque  le  scelte personali di chi desidera vivere la propria vita in modo parallelo. Ecco, e questa è una mia opinione,  non è facile considerare famiglia l’unione civile   ma certamente un nucleo diverso e innovativo,  degno di tutto il rispetto e il sostegno della società. Perchè è vero,  la famiglia esiste dove c’è amore ma  “In senso ampio, comunità umana, diversamente caratterizzata nelle varie situazioni storiche e geografiche, ma in genere formata da persone legate fra loro da un rapporto di convivenza, di parentela, di affinità, che costituisce l’elemento fondamentale di ogni società, essendo essa finalizzata, nei suoi processi e nelle sue relazioni, alla perpetuazione della specie mediante la riproduzione.  Sotto l’aspetto antropologico e sociologico, la famiglia si definisce come gruppo sociale caratterizzato dalla residenza comune, dalla cooperazione economica, e dalla riproduzione:  quella costituita dal solo nucleo fondamentale, ossia padre, madre e figli, o anche soltanto marito e moglie” cit .Treccani.

Siamo stati sommersi da mille diatribe,  ne abbiamo sentite di tutti i colori da parte di entrambe le fazioni che difendono a spada tratta il proprio fantolino, senza trovare, incredibilmente, neppure un punto di incontro.  Con le fauci urlanti e i denti digrignanti di politici, soprattutto,  ahimè, donne. Ma deve essere altrettanto consentito senza digrignamenti da parte di nessuno, salvaguardare e rispettare  la famiglia naturale o tradizionale che dir si voglia.

Vero, la famiglia esiste dove c’è amore. Qua, dice Boldrini,  si vuole riportare la donna a fare la calza. Qua , sostiene Cirinnà che considera oscurantista e medievale l’evento, si vuole abolire la legge sull’aborto e sul divorzio. Secondo l’onorevole inoltre, il termine coniugi  in Costituzione, non distinguerebbe il genere. I realtà L’art. 29 della Costituzione, che usa il termine “Famiglia naturale”, non sta ad indicare la natura biologicamente definita della famiglia. Il termine utilizzato dai Costituenti nasce in un dato contesto storico, fu il frutto di trattative e mira a riconoscere nella famiglia una istituzione pre-statale, un’area che preesiste alla legislazione statale e che, dunque, mantiene una sua autonomia. Nel dibattito interno all’assemblea Costituente:  a tal  uopo  la signora scomoda e  incolpa il povero Aldo Moro che disse : “Non si tratta soltanto di riconoscere i diritti naturali alla famiglia, ma di riconoscere la famiglia come società naturale, la quale abbia le sue leggi ed i suoi diritti di fronte ai quali lo Stato, nella sua attività legislativa, si deve inchinare”

Mentre con l’Ordinanza del Tribunale di Venezia, n.177/3  nell’aprile 2009, si afferma che ” l’aggettivo “naturale” non deve far pensare ad una istituzione immutabile e determinata, ma va interpretato in senso evoluzionistico, al passo con i cambiamenti sociali. Il testo della Costituzione risente di un contesto storico ben preciso e i dettami relativi alla famiglia, così come altri, sono da intendersi in modo elastico e storicamente adeguato alle nuove istanze culturali e sociali “.

 

Ritengo che l’onorevole Cirinnà abbia fatto un tantino di confusione .

 

Quelle leggi che noi, di vecchia generazione, abbiamo   votato.  Ma l ‘errore sta nel  considerarle  depositarie di  comportamenti  quasi obbligatorii. Perchè, mentre si rispettano,   è  giusto e necessario trasmettere  ai giovani  un messaggio di buon senso. Il ricorso a entrambe dovrebbe   essere di estrema ratio. Se ne  può usufruire e  non incorrere in alcuna pena. Come accadeva  una volta. Ma  sarebbe altresì  auspicabile  evitarne l’abuso. Causa  di  complicazioni   emozionali,  psicologiche,   economiche.

E chi ne patisce  di più è  sempre il minore fragile.

Per tagliar la testa al toro  la società, tutta,  deve farsi carico delle  famiglie. Nel   contribuire,  psicologicamente e   economicamente al sostentamento di giovani   attraverso il lavoro, permettendo loro di   mettere al mondo figli e camparli. Investendo risorse rilevanti per le politiche attive, prevedendo  contributi  per le aziende che assumono e stabilizzano donne, incrementando considerevolmente tali incentivi nel caso di assunzioni di madri con figli piccoli.

No alla famiglia retrograda, dunque,   nel rispetto delle leggi vigenti.

Ma  quello che conta davvero è  un sostanziale sostanzioso sostegno alle famiglie  in   cui i membri possano scegliere se lavorare intra moenia  occupandosi full time  di casa e figli , o lavorare extra moenia.

 

Nota a margine.

piccole fake crescono… o no?

 

Gli organizzatori: ” Non abbiamo soldi per ristamparli”.

“Nonostante Palazzo Chigi abbia negato il patrocinio, il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri rimane sulla cartellonistica e sul materiale cartaceo del 13esimo Congresso mondiale delle famiglie di Verona. Sotto il logo del Governo, nei materiali veronesi appare la dicitura «Presidenza del Consiglio dei Ministri – Il ministro per la Famiglia e le disabilità» tra i patrocinatori del congresso. Sul sito della manifestazione, invece, il logo governativo è stato rimpiazzato dallo stemma della Repubblica, correttamente con la sola indicazione del ministero, assieme ai patrocini di Regione Veneto, Regione Friuli Venezia Giulia e Provincia di Verona”.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: aldo moro, assemblea costituente, assunzioni, buon senso, cambiamenti, consiglio dei ministri, convivenza, costituzione, futuro, giovani, governo, lavoro, madri, manifestazione, mondo, natura, opposizione, palazzo chigi, persone, presidenza del consiglio, repubblica, soldi, sostegno, tesoro, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marco bonavia

    8 Aprile 2019 alle 16:08

    Caro Gian Franco, io non sarei così tranchant riguardo il valore UNICO dell’elemento maschile e di quello femminile. La relatrice parte dal valore primordiale del nucleo famiglia – molto bel definito – al quale si coniuga il termine “naturale” con preghiera verso il lettore, di tener conto del significato proprio inteso.
    Le parole di Aldo Moro poco offrono all’interpretazione estensiva del concetto di Famiglia, e di questo ringrazio la relatrice per averle portate alla nostra lettura. Il vero problema che l’attuale società ci pone, è come dare cittadinanza e rispetto alle ALTRE forme di affetto e di divisione di percorsi di vita, forme che, per il solo fatto di non essere procreatrici di prole, non vedo perché non debbano essere accettate.
    Cordialmente

    Rispondi

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