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Il Paese di Alice. I nodi della sicurezza

Dobbiamo porci il problema se la nostra vita debba essere quotidianamente sicura grazie a dei gendarmi, rispetto ai quali è facile confondere il fine (sicurezza) con il mezzo (prevenzione e repressione), portandoci all’accettazione dello stravolgimento dei più elementari principi delle società di Diritto, come la libertà individuale.

di Vincenzo Donvito | 5 Marzo 2019

Parlare oggi di questo argomento, quando ci viene ripetuto da fonti e immagini istituzionali che tutto funziona, può sembrare velleitario, anche perché da parte nostra non abbiamo un partito da difendere (su cui, magari, chiudere un occhio). Noi siamo quelli, per semplificare, del binomio Giustizia e libertà! Abbiamo i ministri preposti (Interno e Giustizia) che ci ricordano, anche con abbigliamento d’occasione, come tutto sia sotto controllo. Le compassate mediatiche nei porti e nelle città rivierasche dove arriva qualche immigrato clandestino, i filmini dell’arrivo del pericolo pubblico numero Uno direttamente dalla Bolivia (manco fosse un criminale nazista che arriva in Israele), gli elogi – di riffa o di raffa – delle autodifese dei cittadini in negozi o per strada (manco fossero i cugini di altrettante autodefensas colombiane o messicane)… insomma una serie di episodi che spesso portano il nostro Paese al pari di fatti che nascono, si sviluppano e si estendono dal Centro e Sud America nel resto del mondo. Del resto, avendo un governo populista e sovranista (come ce lo ricordano anche autorevoli interventi al Parlamento), non è quest’ultimo figlio di una cultura e di una pratica che hanno molto storicamente da raccontare per quel che avviene oltre Atlantico, sulla rotta di Colombo? Destra, sinistra, centro… ce n’è per tutti i gusti, l’importante per ognuno è che il governante dell’occasione parli a nome del popolo, quello povero e defraudato ovviamente.
Innegabilmente, parlando di sicurezza non potevamo non finire per parlare su chi oggi, nei confini nazionali, è preposto alla bisogna. Ma saremmo ingenui e approssimati se credessimo questo come nostro punto di riferimento. In tante piccole questioni lo è certamente, tante di queste come ricaduta di problemi più grandi…. Ma è come se volessimo affrontare alcune questioni che ci turbano all’interno della nostra città credendo di dover fare riferimento al consigliere di quartiere: una sua valenza di vita quotidiana, importante, ma solo come “gendarme” di una gerarchia di polizia che va oltre i confini nazionali e quelli europei.
Ecco che dobbiamo porci il problema se la nostra vita debba essere quotidianamente sicura grazie a dei gendarmi, rispetto ai quali è facile confondere il fine (sicurezza) con il mezzo (prevenzione e repressione), portandoci all’accettazione dello stravolgimento dei più elementari principi delle società di Diritto, come la libertà individuale. Apparentemente sembra che non ci siano alternative, e quindi ogni governo cerca di farci meglio accogliere il gendarme del suo livello e, di conseguenza, quando siamo chiamati ad esprimerci per scegliere chi organizza meglio questi gendarmi, più o meno liberi, diamo le nostre indicazioni. E ci dovremmo sentire tranquilli? Ci dicono di sì. Ma non è così. Cos’é la tranquillità?Un tetto, un piatto, una scuola (senza entrare nel particolare di “che scuola”), un telefonino, un tv, una Adsl o Fibra….. Ammesso che queste cose si abbiano (regimi populisti, al di fuori delle retoriche castriste, con la casa per tutti, ho ancora da incontrarli…), la situazione è a macchia di leopardo dove, chi riesce a barcamenarsi lo fa grazie ad una sorta di limbo tra legalità e illegalità (evasione fiscale in primis). Viviamo quindi in un apparente stato di sicurezza con questa contraddizione: da una parte ci si dice che il legame col territorio è fondamentale e generatore di sicurezza, dall’altro, qualunque attività lavorativa svolgiamo, quest’ultima col territorio ha un rapporto precario, provvisorio, volatile, perché questo è il mercato odierno del lavoro. E il lavoro è sicurezza. Torna tutto? Non proprio. I presupposti della sicurezza, sovranismo e populismo, bisticciano con se stessi. Quindi, altro che sicurezza?

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

 

Pubblicato in : SituazioneTag: aduc, evasione, evasione fiscale, figlio, governo, lavoro, mercato, mondo, parlamento, polizia, populista, scuola

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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