Una volta gli artigiani sudavano sette camicie per convincere l’apprendista a cui avevano insegnato il mestiere a rimanere con loro da dipendente. Se il ragazzo era sveglio e aveva fretta di diventare imprenditore autonomo e assumere apprendisti, si licenziava molto prima dei 21 anni.
E serviva una specie di lavaggio del cervello o un ricco salario per rassegnare un apprendista a rinunciare al profitto e a farsi sfruttare a vita da dipendente.
Oggi gli apprendisti vanno dal sindacato per conservarsi lavoratori dipendenti, quasi percepissero l’autonomia imprenditoriale come una malattia invalidante se non proprio mortale.
Il popolo italiano si è illuso che i lavoratori dipendenti della scuola, più propriamente chiamati Professori, non avessero alcuna difficoltà a formare soggetti con vocazione ad essere autonomi, produttori di profitti e datori di lavoro pronti ad assumere e pagare onestamente salari e tasse.
Ma nella classifica nazionale delle buone intenzioni che hanno e continuano a lastricare a meraviglia le vie dell’inferno l’Italia occupa di diritto il primo posto, per aver pensato che i dipendenti della scuola non avessero difficoltà a formare e laureare giovani con vocazione imprenditoriale. Non è andata così.
Nemmeno con una sfilza di lauree e master la scuola italiana riesce a formare imprenditori disposti ad assumere e a fare profitti in italia.
Al meglio produce precari della scuola o della pubblica amministrazione, o cervelli in fuga, o maratoneti dei concorsi per dipendente pubblico. 3000 che si contendono un posto di infermiere, spesso ingrassando l’asse per far girare la ruota a colpi di mazzette.
Così siamo diventati la Repubblica del “ca..ctus”, (mi ha corretto l’amica Danila). Siamo la caricatura d’Europa e forse del mondo, con mortalità imprenditoriale pandemica, disoccupazione e sindacalismo stellare, debito pubblico galattico, competitività e produttività da mercato rionale delle pulci, politica cleptomane e giustizia non vi dico.
E che Dio ce la mandi buona con i governanti attuali che si illudono e ci illudono di poter trovare nei centri di impiego il lavoro che manca nelle imprese italiane.
È vero che in un mondo globalizzato si può trovare ogni cosa; ma se in uno Stato mancano le condizioni burocratiche e fiscali favorevoli per intraprendere assumere e fare profitti, il massimo che puoi trovare nei centri d’impiego è un posto di lavacessi a gratis e con raccomandazione presidenziale.
Franco Luceri

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