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Unione Europea maggio 2019: la vittoria dei lemming

I lemming europei sono di un tipo particolare divisi in due grandi tribù, gli europeisti responsabili e i populisti sovranisti, ma come lemming hanno un destino comune: correre verso le elezioni del 2019 in ordine compatto travolgendo tutto e tutti, in particolare i dissidenti.

di Felice Besostri | 18 Novembre 2018

I lemming sono piccoli roditori artici, il cui habitat è normalmente il bioma tundra, vivono dunque per la stragrandissima maggioranza al di fuori dei territori appartenenti all’Unione Europea, se si eccettua la piccola colonia groenlandese, grazie alle speciali relazioni con la Danimarca.

I lemming sono uno dei pochi vertebrati che può riprodursi così rapidamente da dare origine a fluttuazioni caotiche] anziché seguire una crescita uniforme verso il numero massimo di individui o ad oscillazioni regolari, hanno dato così origine alla credenza popolare che in caso di sovrappopolazione diano origine ad una migrazione di massa il cui esito finale, dopo una folle corsa, è un suicidio di massa. Si tratta di una leggenda, ma questa credenza popolare non ha nessun fondamento scientifico. I lemming migrano spesso in gruppi numerosi, e di conseguenza molti di loro periscono per cause accidentali oppure per la pressione degli altri individui che può causarne la caduta in corsi d’acqua, dirupi, scogliere e burroni. A causa della loro associazione con questo bizzarro comportamento, il suicidio dei lemming è una metafora assai usata per riferirsi a persone che seguono acriticamente l’opinione più diffusa, con conseguenze pericolose o addirittura fatali. I lemming europei sono di un tipo particolare divisi in due grandi tribù, gli europeisti responsabili e i populisti sovranisti, ma come lemming hanno un destino comune: correre verso le elezioni del 2019 in ordine compatto travolgendo tutto e tutti, in particolare i dissidenti. E’ scomparsa la tradizionale divisione destra-sinistra, liquidata come relitto ideologico del passato. Gli europeisti responsabili avevano una  volta un collante, che risaliva ai padri fondatori dei primi embrioni di unità europea la CECA e la CEE, cristiano democratici e socialdemocratici , che sui è riflessi nell’accordo di potere PPE- PSE: un accordo sempre più logorato dallo squilibrio dei rapporti di forza con i cristiano democratici, il gruppo parlamentare più numeroso, sempre più conservatori e sempre meno sociali. Dal canto suo il PSE, pur conservando il primato di raggruppamento politico più votato, junior partner di una politica economica sempre più lontana da quella socialista democratica tradizionale, anche sul terreno dei diritti e della solidarietà internazionale. I due grandi partiti europei PPE e PSE non si sono mai trasformati in partiti sovranazionali, trasformazione possibile soltanto con una UE federale, con un esecutivi, la Commissione europea  responsabile verso il Parlamento europeo, responsabile dell’indirizzo politico ed eletto con una legge elettorale europea   uniforme, invece che da 28 presto 27 leggi elettorali nazionali, sì con principi comuni, ma alcuni di essi, la soglia d’accesso per esempio o la suddivisione in circoscrizioni, facoltativi ( 14 stati non avevano soglia d’accesso), variabili ( soglie d’accesso del 1,8, 3 , 4 e 5 per cento) e, appunto nazionali: situazione al limite della tollerabilità con un Parlamento rappresentativo delle popolazioni degli Strati membri ( art. 190 TCE), ma incompatibile con un Parlamento europeo, che, dopo il Trattato di Lisbona, rappresenta direttamente i cittadini UE ( art. 10 TUE). Nella UE attuale il potere è concentrato nei governi degli Stati nazionali, che formano la Commissione Europea e costituiscono il Consiglio europeo. Logico che comandino gli Stati più forti e i partiti, che ne esprimono  Primi Ministri o i Presidenti, nelle forme di governo semi-presidenziali.  I partiti europei sono confederazioni di partiti, che nulla hanno a che vedere con quelli prefigurati  dai trattati europei , cioè formazioni politiche, che “a livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell’Unione”( art. 10 par. 4 TUE e 12 CDFUE) e che hanno statuti determinati da regolamenti europei ex art. 224 TFUE, che ne stabiliscono anche il finanziamento milionario in Euro ex art 224 TFUE.

La realtà è altra, nel PPE stanno i catalani semiseparatisti della Unió Democràtica de Catalunya gli spagnoli centralisti del Partido Popular. Sempre del PPE fanno pare la FIDESZ dell’ungherese Orban e la OeVP dell’austriaco Kurz, che sabato ogni possibile intesa sui migranti. La leadership del PPE sarà per la prima volta in un erede di Strauss il CSU Weber  e non un esponente della tradizione europeista della CDU di Adenauer e Kohl. Il PSE non sta meglio, orfano dei laburisti di Corbyn sarà ancora più distanziato nel voto popolare, anche per le sconfitte elettorali disastrose dei socialisti francesi, olandesi e tedeschi e del PD italiano, ircocervo centrista, nelle loro ultime elezioni nazionali. I pochi partiti al potere nell’Europa orientale (Slovacchia, Bulgaria e Romania) sono impresentabili come modelli di buon governo e rispetto dei diritti umani. Gli spagnoli del POSOIE e del PSP sono periferici e tenuti in sospetto per le loro aperture a sinistra. Las candidatura dell’olandese Frans Timmermans non potrà mai rappresentare un’alternativa socialista-ecologista, l’unica con un minimo di attrattiva popolare elettorale alle politiche di austerità della destra conservatrice europea e al nazional-populismo sovranista. Senza un superamento a sinistra di fratture storiche tra socialisti e comunisti e/o più recenti, compresa quella tra Mélenchon e Varoufakis, non si offre ai popoli europei una prospettiva diversa, che sostituisca  la dialettica tra destra e sinistra, tra conservazione e progresso a quella tra europeisti e sovranisti a prescindere: le due tribù di lemminns che corrono spinti dai loro istinti irrazionali, ma anche da concreti interessi politici verso il disastro annunciato del maggio 2019.

Felice Besostri*

* presidente del Gruppo di Volpedo,  rete dei circoli socialisti e libertari   del Nord Ovest

Pubblicato in : EditorialeTag: adenauer, commissione, commissione europea, danimarca, elezioni, euro, governo, leadership, legge elettorale, massa, parlamento, pd, persone, politica europea, pse, responsabili, Socialdemocratici, socialisti, solidarietà internazionale, stati nazionali, unione europea

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