Caro Sistema Sanitario Nazionale, cari Sistemi Regionali, immagino che di questi tempi abbiate problemi gravi o anche appena ricorrenti che vi investono fin sopra i capelli.
Immagino che siate molto occupati e quotidianamente indaffarati per affrontare e risolvere le varie emergenze che colpiscono il Paese e che in queste settimane hanno tenuto ben desta l’attenzione della pubblica opinione come gli strani concentrati casi di legionella e di polmonite e la sempre aperta questione dei vaccini e dei relativi certificati per le scuole. Insomma il vostro settore non può mai dirsi in relax.
Ma anche i nonni e le nonne alle prese con le ricette e le medicine, spesso in uno stato di non completa indipendenza e autonomia, non possono mai dirsi in relax. E voi sapete perché. Perché molto spesso i poveri nonni combattono con le ricette e i loro colori, con le regole e regolette sulle accettazioni delle prescrizioni senza aiuti e senza guide certe.
I malati soprattutto se anziani non dovrebbero essere costretti a fare un corso di sistemi della distribuzione dei farmaci per ritirare una scatola di compresse o una confezione di punture.
Capita che un malato faccia una visita da uno specialista e che lo specialista rilasci una prescrizione per un farmaco. Capita che il malato vada in farmacia a chiedere quel tubetto e il farmacista dica “no guardi lei deve passare prima dal suo medico di famiglia o personale”. Va bene il nonno o la nonna pensionati fanno anche volentieri la via crucis degli ambulatori per avere la medicina, tra una coda e l’altra tra un parcheggio e l’altro. Poi capita che il malato vada dal farmacista con la ricetta del medico curante o di famiglia e il farmacista dica ma “sa signore che qui ci vuole la ricetta dello specialista”. Al povero nonno può capitare di pensare di sognare e anche di perdere un cicinin di pazienza. Ad altri nonni girano le scatole. Capita che interpellando il medico specialista il malato si senta rispondere: ah ma io ho fatto la visita e ho scritto quello che è necessario per curare dopo spetta al medico provvedere.
Tutto bene, tutto magari nella norma e nei regolamenti, caro Sistema Sanitario Nazionale e cari Sistemi Sanitari Regionali, ma nessuno si mette nei panni dei nostri malati magari tra gli 80 e i 90 ani, ma anche tra i 70 e gli 80 anni, che oltre al naturale disagio di spostarsi tra un ambulatorio e l’altro debbono fare il giro delle sette chiese per avere il farmaco a cui hanno diritto e che peraltro in molti casi pagano.
Perché dobbiamo sempre mettere le tasse sul dolore, un ticket sulla sofferenza?
Perché dobbiamo aggiungere disagio al disagio?
Come per i parcheggi degli ospedali: cari, a volte carissimi e spesso mai sufficienti. Nei centri commerciali o nelle multisale sono tanti e tutti gratis. Perché, a parcheggi, un ospedale non deve essere uguale a un centro commerciale? Chi mi risponde? Prima o poi bisognerà morire di qualcosa, evitiamo di anticipare l’evento con la burocrazia che degenera in burocratite. Perché, ad esempio, non si prova a inventare qualcosa di davvero utile antiburocrazia?
Nell’era delle reti e delle connessioni integrate, nei tempi dei chip e delle carte intelligenti che tutto sanno e tutto registrano, nell’era delle app e delle chat che abbattono spazi e tempi non dovrebbe essere difficile. Anzi dovrebbe essere un gioco da smanettoni. Perché non vi inventate un sistema operativo per il quale specialisti e medici di famiglia, farmacisti e strutture di assistenza dialogano con i files che leggono nelle carte sanitarie di ognuno di noi? Se lo fa un centro commerciale per vendere una lavatrice con una card non si capisce perché non possa farlo un sistema essenziale per la vita di una comunità? Troppo intelligente? Troppo caro? Troppo fuori dagli schemi?
Pensate a quanto è fuori dagli schemi di un nonno malato andare tre volte in farmacia per la stessa medicina perché le ricette si scontrano fra loro.
Magari da qualche parte c’è già un sistema di servizi integrati ma dovrebbe valere da Pozzallo a Merano.
Un Paese normale si vede anche da qui: da come si debella un ceppo di polmonite ma anche come si salva un nonno dalla burocratite.
Fabrizio Binacchi

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