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Marocco: quando il soft power passa per gli imam

di Redazione Pensalibero.it | 23 Luglio 2018

Tutto è iniziato dopo gli attacchi terroristicidi Casablanca del 16 maggio 2003, i più letali nella storia del Marocco. Il secondo campanello d’allarme è invece arrivato da Madrid, quando, nel 2004, 15 marocchini sono stati coinvolti nell’attentato alla metropolitana. La casa reale ha quindi capito che era giunta l’ora di mettere mano a una riforma dell’Islam, per epurarlo dall’influenza esterna – in primis da quella wahabita proveniente dall’Arabia Saudita – e riportarlo alle sue origini.

La riforma dell’islam marocchino
Da un punto di vista operativo, le prime misure hanno previsto il censimento delle moschee, con la chiusura di quelle non agibili; lo stipendio regolare per gli oltre 45mila imam; e la nomina della prima mouchidates, ovvero la prima donna imam. Profonda poi la riflessione aperta sulla natura dell’Islam marocchino. Un percorso che porta alla definizione della così detta terza via malikita, dal nome della scuola coranica sunnita prevalente in Marocco.

Questo processo ha portato in primis a una messa in sicurezza della religione, difendono lo spazio religioso marocchino dalle pericolose influenze esterne, ad esempio controllando, legalmente e burocraticamente, il clero. Tutto ciò ha condotto alle riforme del consiglio degli Ulema, del ministero referente degli Affari religiosi e del processo di formazione degli imam. Emblematica è stata, nel 2015, l’apertura dell’Istituto Mohammed VI per la loro formazione. Leggi tutto:

http://www.affarinternazionali.it/2018/07/marocco-soft-power-passa-imam/

Pubblicato in : Primo pianoTag: madrid, misure, natura, processo, punto di vista, religione, riforme, scuola

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