Lumen Fidei è stata la prima enciclica di papa Francesco del 29 giugno 2013, emanata in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, recependo nella stessa anche ciò che il suo predecessore, Benedetto XVI, aveva elaborato prima dell’abbandono del Soglio pontificio. Dopo un anno del pontificato di Bergoglio nel novembre del 1913 uscì Evangelium gaudium che non è un’enciclica ma un invito a meditare sul Vangelo. Infine il 24 maggio 2015 Bergoglio, senza più la rete di Benedetto XVI si espose da solo con l’enciclica Laudato sì. Nel mezzo dei suoi cinque anni di pontificato vi sono state numerose esternazioni di papa Francesco che addirittura hanno fatto gridare all’apostasia: “…chi volontariamente si allontana da un ordine religioso o abbandona il proprio stato ecclesiastico”. Se così fosse Bergoglio decaderebbe automaticamente. Ciò che più ha fatto discutere e stato il capitolo ottavo dell’esortazione apostolica di Francesco sulla famiglia, Amoris laetitia, nella quale, seppure caso per caso, viene data la possibilità ai divorziati risposati di accedere ai sacramenti, quindi anche alla comunione. Ciò senza che essi siano costretti a vivere in castità come stabilito precedentemente dalla dottrina della Chiesa cattolica. Per coloro che accusano il Papa di essere eretico si tratta di una vera e propria legittimazione del divorzio cattolico. Che fra i due papi vi fossero divergenze teologali si poteva anche immaginare, papa Benedetto XVI si è nutrito di teologia fino dagli studi iniziali e si è sempre dovuto difendere o attaccare da famosi, quanto lui, teologi; papa Francesco ha dovuto, pur con studi appropriati e gesuitici, difendersi nelle periferie argentine da ben più temibili nemici: la dittatura, la povertà e dai teologi della liberazione (leggi: preti comunisti) di gran moda nelle Americhe durante il suo ministero. Non per colpa sua, ma il confronto fra il teologo Ratzinger e Bergoglio è impari. Per di più il papa “in esercizio” si era posto la missione di riportare la Chiesa cattolica in mezzo alla gente, o meglio la gente in Chiesa. Forse non accorgendosi che la Chiesa cattolica deve trovare dal 1300, o prima, la giusta formula del Padre nostro, oggi affidato alla sapienza dei Vescovi delle molteplici nazioni per reintegrarlo più correttamente in ogni lingua vivente; parimenti sta studiando la giusta formula del “Credo”, oggi in due versioni contrastanti, quella di Nicea e quella Apostolica, per fare almeno mezza pace con la Chiesa ortodossa. La Chiesa cattolica è ancora ferma lì. Per cui, per attuare tale “svecchiamento”, Bergoglio deve necessariamente transitare per la prisca Teologia; ecco la necessità di una pubblicazione in cui indicare a quali capisaldi teologici afferrarsi contenuti nei dodici libretti inviati a Ratzinger per una recensione-approvazione. Purtroppo la teologia di Bergoglio non coincide proprio con quella di Ratzinger, il quale da un esame sommario ha trovato nel compendio bergogliano ben due teologi con cui ebbe a ridire per una vita intera e non li ha ammazzati soltanto perché papa. Fece seguito una lettera “riservatissima” di Ratzinger per Bergoglio nella quale in premessa dava atto della bontà delle intenzioni di Bergoglio, tramite questa pubblicazione e della sua capacità teologale (a differenza di quanto sostenuto dai detrattori dell’attuale pontefice), ma non poteva “recensire l’opera” in quanto in altre incombenze preso. Però la lettera seguitava elencando le negatività dell’opera per la presenza di due teologi, i quali per una vita avevano assaltato Ratzinger e dei quali dovette difendersi non senza dispiaceri. Questo seguito monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione del Vaticano, presentatore dei libretti a Ratzinger perché li recensisse, aveva fatto in modo di non pubblicare, lasciando solo le lodi. A questo punto Ratzinger ha doverosamente fatto uscire l’intero scritto con lode e senza lode. Monsignore è stato ridimensionato e anche Bergoglio forse ha un nemico in più in Vaticano e i due Consoli, con le loro legioni continuano ad andare ognuno per la propria strada. Intanto i Vescovi della CEI invitano i politici a formare un nuovo Governo prima possibile: l’Italia Vaticana ha necessità di nuovi referenti da domare. Tranne Luigi Di Maio.
Guglielmo Adilardi

Questo papa argentino che durante i regimi dittatoriali militari manteneva ottimi rapporti con chi manteneva il potere negli artigli, ma che spende oggi più parole a favore dell’ecologismo, dei “diritti” sociali, di economia – non avendo mai recepito che si tratta di un ordine spontaneo – dimentica invece molto spesso di parlare di Gesù, come ha fatto quando si era recato negli Stati Uniti per la prima volta…
Ebbene, a scanso di equivoci, è opportuno ricordare come ha palesemente dimostrato di simpatizzare con il clero di estrema sinistra, canonizzando, per esempio, il cardinale brasiliano Hector Campora – ma non solo questo – elevandolo al rango di una specie di santo, pur sapendo che è stato uno dei principali teorici della Teologia della Liberazione di evidente ispirazione marxista.