La campagna elettorale in vista delle elezioni per il rinnovo delle Camere parlamentari è iniziata in pieno, con una gara fra Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Matteo Renzi, a chi le spara più grosse… Il presidente di Forza Italia propone l’abolizione del bollo auto, delle tasse di successione, l’innalzamento del minimo delle pensioni a 1000 euro e l’istituzione di un sussidio chiamato “reddito di dignità’’ da assegnare a chi, pur non avendo titolo per riscuotere una pensione, dovrebbe essere destinatario di un assegno mensile di 750 euro. Viene da chiedersi come mai l’ex presidente del Consiglio non abbia varato questi programmi quand’era al governo. A Berlusconi fa eco Matteo Renzi, che propone l’abolizione del famigerato canone televisivo.
Matteo Salvini, al di là del ribadire la lotta contro l’immigrazione con lo slogan “prima gli italiani” innanzitutto, punta all’abrogazione della legge Fornero che ha generato l’immane problema degli esodati. Di Maio ripropone il cavallo di battaglia del Movimento5Stelle; il reddito di cittadinanza da assegnare a chi manca di sostentamento, chi non ha un lavoro e si impegna nella sua ricerca. È questa un’ottima proposta (da non confondersi con i sussidi) che prevede la perdita del sostentamento qualora il lavoratore non dovesse accettare i lavori offerti dai centri per l’impiego preposti.
E chi può dirsi contrario a queste mozioni, se non fossero sospette, formulate, come sono, in piena campagna elettorale? Ma l’aspetto che denota la mancanza di serietà di queste proposte è che Berlusconi, Di Maio, Salvini e Renzi non indicano le fonti di finanziamento necessarie per realizzarle. Sembra una corsa fra leader che non hanno il pudore di raccontare balle. Non si possono fare promesse, senza precisare dove si andranno a prendere i soldi.
Il vero problema dei movimenti e dei partiti, che occupano l’odierna scena politica, è che non dibattono più sulle idee, che da sempre hanno indicato da dove veniamo, chi siamo e anzitutto dove stiamo andando. Senza l’orgoglio di una storia politica alla spalle, rimane solo un becero pragmatismo. Alle prossime elezioni abbiamo in corsa un partito che porta il nome di una squadra di calcio, un movimento che ha in adorazione un computer e la cosiddetta rete; un altro soggetto che ha imbastito il programma elettorale contro gli immigrati; e lo stesso Pd, anch’esso convertito al pragmatismo, non è più – come dovrebbe- un partito a difesa del sociale, avendo lasciato ad altri soggetti politici la difesa delle classi più deboli (lavoro e stato sociale).
Noi non abbiamo ricette; con tutto quello che è successo dal 1994 (Mani Pulite) ad oggi, riesce difficile immaginare cosa potrà accadere in futuro.
Per dirla con Sandro Pertini bisogna anzitutto che “la classe politica sia per bene”, ma faccia anche in modo di apparire tale. Il vero problema è far cambiare idea al 50% degli italiani che non vanno più a votare (gli astenuti; una miccia sociale che può esplodere).
Un 50%, che neppure un movimento alternativo al sistema come i grillini è riuscito a portare al voto; questo è il fenomeno che ci deve maggiormente preoccupare. Noi speriamo che alle elezioni del prossimo 4 marzo non aumenti la quota di astenuti.
Roberto Fronzuti

Lascia un commento