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Siamo all’incomunicabilità compiuta e incondizionata

E anche probabilmente irreversibile. Almeno per i prossimi ventanni. Una lacrima ci seppellirà. La pazienza, messa troppe volte alla prova, diventa rabbia.

di Carla Ceretelli | 2 Gennaio 2018

“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore:

la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.” diceva il vecchio Charlie.

Bertrand, Russel per gli amici, dal canto suo  era solito sostenere che “Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda. Infatti, a causa della stupidità della maggioranza degli uomini, è molto più probabile che un giudizio diffuso sia sciocco piuttosto che ragionevole.”

Dei limiti della democrazia.

Cala dunque  il sipario sulla sceneggiata dell’ultima legislatura che finalmente ci ha lasciati. Non uguali,  ma liberi di scegliere. Non è dato sapere quanto i politici hanno ballato cantato, certo è che hanno amato poco i cittadini e riso parecchio alle loro spalle. I cittadini e dunque gli  aventi diritto, sono andati a letto la sera del 28 dicembre dopo avere ascoltato il conte che sciorinava tutte le virtù e le buone azioni  del proprio governo esternando  il suo soggettivo giudizio sullo stato  attuale  dell’italia dopo che l’aveva presa, devastata,  moralmente psicologicamente e materialmente,  sul gobbo. D’altra parte ogni scarrafone…

Gli elettori dunque si sono beatamente addormentati svegliandosi all’alba  dopo un sonno non proprio ristoratore  ma dopo essersi rivoltolati  fra gli incubi  in  cui svettava la domanda, non retorica.

E ora che si fa, per chi si vota. 

Orfani,  abbandonati senza ipotetiche  famiglie di adozione o almeno di  affidamento, senza la culla avvolgente sicura  e confortevole di un  infante  o la cuccia del cane, che come si sa fa parte della famiglia,  dei partiti tradizionali. Ora se ne contano una ventina /trentina  o giù di lì. Si sono svegliati dunque, dopo la notte seminsonne,  consci ormai, ma ce n’è voluto ehh, che il bipolarismo non c’è più, che non si può andare o di qua o di là, bensi, di qua di là o nella location pentastellata. E le piantine odorose che spuntano in ogni dove saranno quelle che faranno il buono  o  il cattivo raccolto  disseminando   a destra e a manca e impollinando e trasportando    dall’una all’altra    nettare più o meno succhiato dalle api di turno. Oddio non è che fino ad ora questo non si sia mai verificato.

E tutti lì a servirsi degli algoritmi, che pochi sanno in assoluto cosa sono, compresa me, ma va tanto di moda. Che se non ne  citi  almeno  uno, un   algoritmo al giorno non ti togli un angelin di torno. Come emblema, naturalmente. Insomma per  per imparare a memoria tutti  gli acronimi dei nuovi nati, bisogna fare uno stage. Ultima nata,  lista civica popolare. Condotta da un’ispirata  miracolata Pucelle d’Orléans avuta in dote  da Silvietto bello. Naturalmente in appoggio al Piddì.

Tutti dunque a cercare il bandolo della matassa. Ordo ab chao è la parola d’ordine, ops,  la password,  per entrare nel visibilio di ciò che offre il convento con innumerevoli cellette. In effetti non resta che pregare andare in estasi  e sperare nel miracolo  di chi può operarlo.

Ora, sarebbe opportuno  che,   prima di arrivare alla rabbia tirando troppo la corda si  cercasse  un accordo,  un compromesso, che non sempre è negativo se esiste una sorta di progetto comune.  Per quanto è possibile.

Si dovrebbe ambire  alla pacificazione con pensieri e azioni  non  da  buonisti ma da persone  di buon senso. Perchè siamo tutti sulla stessa arca.  Si, proprio quella di Noè.  Qui trattasi di salvarsi dal diluvio.

Chi l’ha detto che dobbiamo scegliere fra il si e il no netti. Esiste  anche il saggio ni.

Eh lo so, non ci piace ma così stanno le cose.

Intanto  proviamo a rialzare pian pianino il sipario.  Con ipotesi per ora solo pensate ma non dette. Per ora è quasi certo, per esempio, che la Mariele verrà ricandidata non si sa dove. Ma ha specificato, “non sono attaccatta alla poltrona , sono attaccata alla verità”. Alla potrona di parlamentare naturalmente. Ma a quella di Ministro sì, evidentemente, dato che aveva chiaramente esplicitato che l’avrebbe lasciata in caso di fallimento. Che avrebbe abbandonato anche il progetto politico elaborato con Matteo. Ah già, ma trattavasi di altro governo. Si fa per dire.

Si vota il 4 marzo, ma, nonostante il batter di piedini di tutti quelli #chesidovevasaperelasera stessachigoverna, si saprà nei giorni successivi.  A meno che… chi vivrà

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: bipolarismo, buon senso, democrazia, fallimento, governo, italia, legislatura

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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