Caro Direttore,
convengo in toto su quanto hai scritto in merito a Marcello Dell’Utri e per una volta non scrivo ironizzando.
La libertà negata ad un uomo malato, sia esso Dell’Utri o un’anima senza lignaggio, non si presta a giochi di parole che possano far sorridere, si presta solo alla ribellione o al pianto.
Ho conosciuto casualmente Marcello pochi mesi prima della sua carcerazione in un ristorante romano. Eravamo vicini di tavolo e abbiamo familiarizzato: brillante, sagace, armato di una cultura enciclopedica mai ostentata, umile, sorridente. Abbiamo dialogato sui “massimi sistemi” e riso di gusto per un’oretta, complici, per me, un paio di calici di ottimo Vermentino di Gallura. Non entro in meriti giudiziari che non conosco, salvo questo reato più odioso che fantasioso, ma l’uomo che ho conosciuto è certamente “un uomo” , senza bisogno di alcun altro commento.
Ne ho conosciuto un altro in un passato non tanto remoto, Bettino Craxi.
Un uomo e qui aggiungo, con una dote che di questi tempi latita: grandi attributi.
Sono stato uno dei pochi bischeri presenti al suo funerale, non vorrei che la storia riproponesse tragiche repliche.
Fiorenzo Da Ros

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