“Chi va contro natura facendo mostra di capacità fittizie e forzando le proprie reali inclinazioni riesce solo a raddoppiare il difetto.” Erasmo dixit.
Chissà perchè mi si abbaglia davanti il musino di Bonafede nerd, sì, il grillino che imperversa sui talk. Che riesce perfino a fare tenerezza. Il fatto cha abbiano scelto lui in rappresentanza la dice lunga. Proprio il pupillo di Giggino che al momento non gode di buona salute. Comincia la parabola discendente. Certo, per uno che sostiene di aver parlato troppo di legge elettorale e poco di reddito di cittadinanza. Si sgolano sapendo di non sapere come uscirne.
Ma dove vive, da dove esce, gli grida l’aitante Porro. Vien giù , naturalmente, dal monte con la piena. Ora si contano i cadaverini, quelli che non si son salvati abbandonando per tempo la melma. Come il Pizzarotti.
E poi hanno il coraggio di dire degli altri che son venditori di pentole.
E diamogli tempo. E diamogli fiducia. E lasciamoli lavorare. E la bacchetta…E basta!
Mea culpa mea culpa mea maxima culpa. Ma intanto il re è nudo ma il morto è sulla bara.
Mai abbassare la guardia però, anche se il segnale per grillini e raggini è bello e stentoreo.
Infatti se Atene piange Sparta non ride. Il voto dimostra che a sinistra uniti si vince, tuona il Bersa. Peccato che ha, con i suoi compagnucci, plaudito alla scissione non proprio il secolo scorso.
Ma è vero, da soli si perde uniti si vince. Sì, nel centro destra che comunque si è presentato in coalizione in parecchi siti. Preoccupa il giochino di Silvio che vuole chiaramente riunire ciò che è sparso, per poi trattare offrendo un pacchetto, completo, di voti più congruo e corposo con Matteo, presentandosi come domatore dei riottosi sovranisti, Matteo due e la Giorgia.
Ma al dilà della contingenza, si nota dalle ultime tornate elettorali, Francia UK e le nostre, una tendenza di fondo a un’onda variabile instabile e vorticosa, che va e viene risucchiata da un disturbo bipolare non politico ma psicomentale. Spesso volubile e capricciosa. Fondata sul carpe diem, della serie il caos impera. Appare l’onda populista di Farage Le Pen e Beppe che secondo alcuni travolgerebbe il sistema tradizionale. Ma ecco che repentinamente si ritira, crea la risacca lasciando a secco i populisti. E anche l’idea di uscire dall’Europa, come è stata la Brexit, diventa ondivaga.
Alternativa tornare al vecchio, alle convergenze parallele, a una sorta di compromesso storico con il quale, anche se non conclamato, abbiamo vissuto momenti migliori.
Secondo i buoni propositi forse è arrivato il momento di far corrispondere il peso dei partiti che ora sono nel Palazzo con la realtà del Paese. Per citare il saggio Minzolini. Ma non solo lui.
Abbiamo atteso con pazienza un paio di giorni acciocchè tutti potessero urlare di aver vinto le elezioni amministrative. Nessuno escluso. Battendosi sul petto come Tarzan signore della jungla. Chi nelle medie chi nelle piccole città chi nei borghi isolati e solatii. E noi a goderci la pantomima.
E tutti, nessuno escluso, si sentono di confermare che il proprio partito è il primo. In quale lista/catalogo non è dato sapere. D’altra parte tutto è relativo.
E ora si tirano le fila. E si fanno le somme con la matita copiativa. Uniti si vince. No da soli ci si misura.
E ci sovviene il canto tenero e languido di Cenerentola. I sogni son desideri nati in fondo al cuor. Ma ora urge svegliarsi e votarsi al realismo.
Intanto Silvio dà ancora carte perchè, semplicemente, ha ancora il mazzo del centrodestra in mano e nessuno ha il carisma per essere il suo delfino.
O lo pesca in un altro mazzo. Semplice
Nota a margine
La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario. Per dirla con il vecchio Albert.
Carla Ceretelli

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