E’ passata come una notizia giornaliera, da dimenticarsi. Al contrario il discorso che papa Bergoglio ha rivolto agli associati il 27 aprile 2017, nell’aula del Sinodo, per il centocinquantesimo dalla fondazione della Azione Cattolica avrà conseguenze a breve su tutta la società non soltanto italiana, essendo tale associazione internazionale.
Ricordiamo che chi proclamò il non expedit per la prima volta, affinché i Cattolici non dovessero impegnarsi in politica, fu Pio IX, irritato per gli espropri territoriali e conventuali nel Risorgimento, talché si considerò prigioniero dello Stato sabaudo del quale provvide a scomunicare il Re, i suoi Ministri e quanti altri inneggiassero all’Unità d’Italia. Tale atteggiamento lentamente, Papa dopo Papa, si rese più flessibile, prima con le elezioni amministrative per poi entrare definitivamente nella lizza parlamentare con il così detto “patto Gentiloni”. Un patto mai scritto nero su bianco, ma la consuetudine fece sì che l’elettorato cattolico si trovasse spesso a sostenere Deputati laici in mancanza di propri; penuria causata proprio dal non expedit il quale aveva impedito nel tempo di addestrare una classe dirigente cattolica. Questa situazione di maggior partecipazione, si ampliò successivamente fino ai Patti Lateranensi del 1929, i quali furono tutt’altro che pacificanti e pacifici fra i due contendenti. Uno dei motivi di attrito, ancor prima della firma del Concordato, era proprio la funzione dell’Azione Cattolica nello stato fascista. Mussolini non tollerava che l’educazione dei giovani fosse lasciata alla Chiesa cattolica; il giovane doveva essere esclusivamente educato moralmente e virilmente dalla morale fascista. La vertenza si risolse a favore del Duce, il quale, dopo aver messo fuori legge tutte le associazioni politiche, i sindacati, la massoneria (1925), anche con azioni violente e alcune uccisioni (vedi il massone Becciolini a Firenze) obbligò, obtorto collo, l’Azione Cattolica, resa edotta da tali violenze, ad una funzione di mero culto.
Nel 1927 Mussolini così si esprimeva : << Su questo campo siamo intrattabili! Nostro deve essere l’insegnamento. Questi fanciulli devono essere educati nella nostra fede religiosa; ma noi abbiamo bisogno di integrare questa educazione, abbiamo bisogno di dare a questi giovani il senso della virilità, della potenza, della conquista; soprattutto abbiamo bisogno di trasmettere la nostra fede, le nostre speranze >>.
La lotta fra Chiesa cattolica e regime proseguì ininterrottamente anche dopo la firma dei Patti Lateranensi. Papa Ratti intervenne nel luglio 1931 con l’enciclica “Non abbiamo bisogno”, in difesa dell’Azione Cattolica e contro la dottrina e la prassi fascista, bollata come statolatria pagana :
<< Non possiamo, Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici (e non soltanto Noi) essere grati a chi, dopo aver messo fuori socialismo, massoneria, nemici Nostri (e non Nostri soltanto) dichiarati, li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano, fatti più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati e, insieme, favoriti dalla nuova divisa (nel Gran Consiglio 12 erano ex massoni, n.d.A.). Di infrazioni al preso impegno (di non occuparsi di politica n.d.A.) si è non rare volte parlato; abbiamo sempre chiesto nomi e fatti concreti, sempre pronti a intervenire e provvedere; non si è mai risposto a tale Nostra domanda. Si sono sequestrati in massa i documenti in tutte le sedi dell’Azione Cattolica italiana, si continua (anche questo si fa) a intercettare e sequestrare ogni corrispondenza, che possa sospettarsi in qualche rapporto colle Associazioni colpite, anzi anche con quelle non colpite: gli oratori. Si dica, dunque, a Noi, al Paese, al mondo, quali e quanti sono i documenti della politica agitata e tramata dall’Azione Cattolica con pericolo dello Stato >>.
Riflettiamo che il motto “ Chi di spada ferisce di spada perisce” mai fu più appropriato ripensando quel periodo in cui la Chiesa Cattolica fu complice col fascismo nel conculcare la massoneria e i partiti a Lei sgraditi.
Nel 1923 fu pure depurato don Sturzo, il fondatore e dirigente del Partito Popolare fino dal 1919, per volere di Pio XI e su pressione di Mussolini per non disturbare il “Manovratore”. Così da una parte il fascismo poteva continuare nella formazione dei giovani alla morale fascista, dall’altra la Chiesa cattolica continuò nelle sacrestie a formare e proteggere la vecchia classe politica cattolica dei De Gasperi e la nuova cresciuta all’ombra del Vaticano: gli Andreotti. Anche il Partito Comunista aveva nell’ “Impero della felicità” le proprie scuole formative ad uso e consumo dei vari Togliatti. La politica esige da sempre una classe dirigente che debba essere formata prima dell’entrata nell’agone politico.
Nel dopoguerra si vide subito chi avesse seminato meglio e la Democrazia Cristiana poté governare l’Italia per un ventennio. L’Azione Cattolica in questo fu parte preponderante nel continuare la formazione di giovani e meno giovani. Ricordiamo per inciso che Oscar Luigi Scalfaro si vantava di aver portato per tutta la vita un solo distintivo: quello appunto dell’Azione Cattolica.
Purtroppo qualcosa non deve aver funzionato se alla fine del ventennio anche la Democrazia Cristiana, il partito ufficiale della Chiesa cattolica, si trovò implicato in tangentopoli parimenti agli altri partiti; escluso il PCI, il quale prendeva i finanziamenti dal petrolrubro e con cospicui introiti verso il giornale “L’Unità” attraverso il suo fiduciario Armando Cossutta e con altri utili giochi con le Cooperative rosse e società affini a queste.
La svolta ebbe avvio con la nuova ibernazione dell’Azione Cattolica e conseguente abbandono del partito della Chiesa, la Democrazia Cristiana. Iniziò esattamente il 25 novembre 1981 con l’accettazione di Ratzinger quale Prefetto della Congregazione della dottrina della fede, dopo l’attentato subito in Piazza San Pietro il 13 maggio 1981 da papa Giovanni Paolo II. Da tale momento si preferì appoggiare i politici che si definivano cattolici nelle loro collocazioni politiche trasversali, dopo l’implosione e conseguente diaspora degli uomini appartenuti alla vecchia “balena bianca”.
Il problema a questo punto stava nel fatto che nella società civile vi erano due “contenitori” della promozione dei valori cattolici, che non collimavano riguardo alla riaffermazione di un’identità cattolica. Uno era quello degli integralisti che rifiutavano qualsiasi contatto politico, l’altro era quello di “Comunione e Liberazione”, nata circa un decennio prima come movimento che si proponeva di far sentire la presenza della Chiesa cattolica in ogni ambiente, combattendo l’eccessiva secolarizzazione e uniformando la vita del cristiano ai valori da essa propugnati. Il suo attivismo si contrappose, per certi versi, dal punto di vista culturale, alla tradizionale opera svolta nella società dall’Azione Cattolica, che negli anni seguenti il Concilio Vaticano II ha ripensato le proprie finalità, liberandosi lentamente, con la cosiddetta “scelta religiosa”, dal collateralismo politico con la DC.
Ricordiamo che la Democrazia Cristiana dovrà registrare il fallimento sulla legge del divorzio e più tardi su quella dell’aborto. Nel 1984 il nuovo Concordato di Craxi segnerà un’ulteriore svolta cassando la religione cattolica quale religione di Stato e parificando legislativamente e finanziariamente gli altri culti religiosi alla stessa Chiesa cattolica. Era di qualche anno precedente il coinvolgimento di molti politici della Democrazia Cristiana nella vicenda P2 con la compromissione del Banco Ambrosiano e dello IOR attraverso anche la figura dell’arcivescovo Paul Marcinkus .
Non va dimenticato che il messaggio del prefetto Ratzinger di distacco dal partito unico giunse in un momento di crisi del cattolicesimo nella società. Che fosse un momento particolare per la Chiesa Cattolica in Italia lo si evinse anche dalle iniziative che vennero intraprese. Venne anzitutto convocato un convegno ecclesiale (il secondo della Chiesa cattolica italiana) a Loreto per l’aprile del 1985. Uno degli obiettivi di questo evento fu di mettere ordine tra le associazioni e i movimenti. Nel mirino delle critiche finì anche l’Azione Cattolica, non presente a sufficienza nella società in quanto ritenuta arroccata nell’ambito della spiritualità. Il programma associazionistico cattolico si snodò sostanzialmente attorno a due correnti di pensiero: la cultura della mediazione, che auspicava un maggiore dialogo con l’“altro”; e la cultura della presenza, focalizzata invece su una riaffermazione importante dei valori cattolici nell’intera vita cristiana. A creare maggiore allarme presso le gerarchie ecclesiastiche fu il progressivo abbandono della pratica sacramentaria, il pluralismo nelle scelte etiche e in quelle politiche. Dagli anni ottanta dello scorso secolo il mondo politico cattolico non rispondeva più ai vertici ecclesiali e rendeva sempre più complicato sostenere in modo lineare il principio dell’unità politica dei cattolici dopo che la Chiesa aveva abbandonato la Democrazia Cristiana. Si era creato uno iato profondo nel ricambio generazionale nel partito dei cattolici. Al contrario vi erano sempre più cattolici sbiaditi impegnati in politica in altri partiti. A questa situazione la Conferenza Episcopale reagì riproponendo le cosiddette Settimane Sociali, un’iniziativa culturale ed ecclesiale a periodicità triennale che aveva lo scopo di ravvivare l’impegno sociale e politico dei cattolici, ribadendo l’importanza del coinvolgimento dei giovani in politica. Quanto alla strategia da seguire, si scelse di riaffermare la cultura della presenza individuale senza una connotazione partitica unitaria, sempre nel silenzio più assoluto dei vari Papi succedutisi. E come si vide gli appelli dei Vescovi rimasero sulla carta. La frammentazione della Democrazia Cristiana rese nulla la forza dei singoli esponenti dispersi nella diaspora di altri partiti, obbedienti, il più delle volte, ad altri padroni.
In questo contesto si incastonava il cosiddetto “Progetto culturale”, di cui sopra, ideato dal presidente della CEI Camillo Ruini. Tale operazione era mirata a ricompattare il mondo dell’associazionismo cattolico, evitando difformità di vedute su temi ritenuti fondamentali, e ponendo le basi per eventuali mobilitazioni nel tentativo di riunificare le sparsa membra della balena bianca su nuove basi morali. Tutti tentativi falliti, come vedemmo, che determinarono l’abbandono della Chiesa cattolica a contare su di un suo partito in Italia e anche sui singoli uomini politici. Si legga il discorso di papa Francesco il 23 marzo 2014, terza di Quaresima, in occasione della messa in San Pietro a 492 parlamentari e ministri italiani, molti di essi sedicenti cattolici, sulla corruzione. Giunti per l’evento in fiammanti auto blù a prendersi in faccia ciò che si meritavano.
Ecco allora oggi ergersi la voce autorevole di papa Bergoglio che risveglia l’ Azione Cattolica ad impegnarsi nuovamente in politica. Don Sturzo ci mise meno di dieci anni a costituire un Partito Popolare in opposizione al fascismo, con i tempi e la cibernetica odierna ci vorrà molto meno nel rifondare una nuova Democrazia Cristiana ad immagine e somiglianza della CEI, soprattutto nel vuoto morale e politico dominante oggi in Italia.
Così papa Bergoglio per il centocinquantesimo dell’Azione Cattolica:
<< La parrocchia è lo spazio in cui le persone possono sentirsi accolte così come sono, e possono essere accompagnate attraverso percorsi di maturazione umana e spirituale a crescere nella fede e nell’amore per il creato e per i fratelli. Questo è vero però solo se la parrocchia non si chiude in sé stessa, se anche l’Azione Cattolica che vive in parrocchia non si chiude in sé stessa, ma aiuta la parrocchia perché rimanga «in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi» . Per favore, questo no! Il vostro appartenere alla diocesi e alla parrocchia si incarni lungo le strade delle città, dei quartieri e dei paesi. Come è accaduto in questi centocinquanta anni, sentite forte dentro di voi la responsabilità di gettare il seme buono del Vangelo nella vita del mondo, attraverso il servizio della carità, l’impegno politico, – mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola! – attraverso anche la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale >>.
Nei tempi d’oro della Democrazia Cristiana vi erano alcuni partiti minoritari laici che in qualche modo fronteggiavano la maggioranza governativa fino ad insinuarsi in essa, fornendo idee e classe politica dirigenziale di alto valore culturale ed etico. Oggi non esiste più alcuna formazione politica veramente laica, e neppure partiti politici che erano devoluti anche alla formazione delle classi dirigenziali giovanili, né esiste più una massoneria che adempia a tale compito, che le era precipuo, dopo la sua sterilizzazione compiuta per mano della politica, la quale ha trovato nella prima Repubblica un facile capro espiatorio ed il depistamento dell’opinione pubblica per ogni malefatta. Quindi diverremo tutti sudditi del papa Re e suoi valvassori? Comunque sempre meglio dell’attule situazione politica. Non siete d’accordo?
Guglielmo Adilardi

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