Piovono ponti come polpette, cadono cavalcavia come birilli. Praticamente uno al mese.
Prima in Lombardia quel cavalcavia che aveva dato segni di debolezza, il crollo e un morto e 4 feriti, poi nelle Marche tra Recanati e Ancona il ponte provvisorio che chissà come era stato messo là, il crollo e due morti, l’altro giorno il cavalcavia a Fossano Piemonte che per un miracolo di secondi non ha travolto due carabinieri che stavano facendo il sacrosanto lavoro di controllo.
Ma cosa succede alle nostre strade? Chi progetta i ponti? Cosa mettono nei piloni? Avanti così prima di imboccare un ponte bisognerà fare gli scongiuri. O affidarsi a entità superiori, o chiedere verifiche statiche prima di inoltrarsi ma sarebbe –vi immaginate? – la paralisi.
Ponti che cadono, ma anche strade che si aprono. Buche che si creano e buchi che rimangono. Nella mitica Firenze lavori in corso un po’ ovunque già da metà marzo: via Faentina che è probabilmente una delle vie peggio ridotte in città e poi Lungarno Ferrucci e via Sestese.
Nel mantovano le provinciali sono tutto un buco, dice la Voce di Mantova, e sono meglio le vie di campagna. Quasi quasi convengono le vecchie care strade bianche polverose, con buche scontate, e un po’ malinconiche.
Certo quelle strade non asfaltate non erano – e non sono – il massimo della sicurezza visto che tra ghiaia, banchine sdrucciolevoli e qualche buca puoi finire facilmente fuori strada; ma la differenza è che lo sai, che il pericolo è evidente e quindi stai accorto, stai attento, stai sul chi va là.
Qui il problema è che il problema non è evidente, che il rischio crollo o il rischio buche non è annunciato e quindi ci sentiamo tutti più tranquilli. E invece il problema è dietro l’angolo o all’inizio del ponte.
Su molte strade siamo alla frutta. Anzi forse siamo già al caffè e all’ammazzacaffè.
Neanche il più il caro vecchio new jersey in cemento sembra tenere più visto quel che è successo sempre l’altro giorno tra Modena e l’innesto sulla A22 Autobrennero.
Un camion ha fatto il salto di corsia ed è piombato sulla corsia opposta centrando il camion che viaggiava in direzione contraria. Morto il conducente che stava dalla sua parta.
Siamo abituati a tutto ma vederci piovere un camion addosso ad un altro non è proprio da tutti i giorni. Fate voi. Piovono ponti e piovono autocarri.
Dicono che il new jersey in cemento ha fatto da rampa di lancio e ha proiettato il camion che sbandava oltre la barriera.
Ma che sicurezza c’è se la barriera che nasce come riparo non fa da barriera e non ripara? Che barriere sono se non fanno da barriera? Che ponti sono se non fanno i ponti?
Fabrizio Binacchi (con Voce di Mantova)

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