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Gloria Alvarez

di Tullio Pascoli | 27 Marzo 2017

Già in passato ho riservato una dedica ad un personaggio che merita più di una citazione. Ed in questo preciso contesto, sono convinto che molti lettori di Pensierolibero, possano seguire i concreti concetti che troveranno nel Link a fondo testo del presente testo; quello della nuova brillante stella liberale dell’America Latina: la guatemalteca Gloria Alvarez.

Non è apprezzata tanto per la sua bellezza fisica, quanto per la sua straordinaria capacità di confutare le solite sciocchezze sciorinate da chi pretende esaltare gente che si caratterizza solo per il proprio sfacciato populismo con cui si è governato e, purtroppo, in parte, ancora si governa  in questo emisfero del Pianeta, partendo  dal fascistoide Peron, passando alla dinastia dei Castro, ai folclorici Hugo Chaves e quello che era il suo degno aiutante ed ora successore Maduro, la Kirchner, Evo Morales, Rafael Correa, Lula e la sua degna seguace Dilma Rousseff  e Kompagni…

Governanti, dunque, che con la pretesa di celebrare le loro rovinose riforme, incensandosi reciprocamente, si adulano a vicenda, vantandosi di aver avviato riforme Governanti, dunque, che con la pretesa di celebrare le loro rovinose riforme, incensandosi reciprocamente, si adulano a vicenda, vantandosi di aver avviato riforme che in realtà, si sono dimostrare dei veri fuochi di paglia; illusioni che hanno incantato mezzo mondo – quello di sinistra, per intendersi – ma che, arrivando i nodi al pettine, hanno evidenziato la cruda disastrosa realtà. Così,  ignorando le devastanti conseguenze del loro equivoco deleterio operato, osano definirsi “progressisti”, ritenendosi anche fieri “rivoluzionari”, naturalmente, nella vecchia usurata concezione dell’obsoleto passato, quando in verità, appena raggiunto il potere, non si dimostrano altro che intransigenti, quando non feroci conservatori.  Tali, principalmente per conservare il potere raggiunto per mantenerlo a pugno chiuso e  conservarlo con ogni mezzo e sotterfugio.

Eppure, questi ammiratori di Caudillos latino americani di piantone, ignorando dati più realisti e concreti, non osano fare il minimo riferimento ai Paesi che, in questi ultimi anni, in questo Continente, progrediscono veramente, come per esempio, Paraguay (crescita nel  2014: 4,7% ed ancora superiore nel 2015), Colombia (crescita nel 2014: 4,9%  e poco meno nel 2015), Perù (crescita nel 2014: 2,4% ed ancora di più nel 2015), Messico (crescita nel 2014 2,2% ed oltre il 3% nel 2015), tanto per citarne alcuni, mentre i Paesi governati dai cosiddetti bolivariani, peronisti, giustizialisti, sandinisti, socialisti del XXI secolo ecc.: Cuba, Venezuela, Brasile,  Bolivia, Ecuador che continuano in una crisi così grave che nonostante i loro dirigenti indottrinati abbiano conservato il potere ed in parte, da tanto tempo, detengano le redini del potere nei rispettivi Paesi, abusando della loro retorica incantatrice con false promesse, ma che non ingannano più nessuno – se non i più ingenui, gli analfabeti e tutti coloro che ricevono da loro elemosine, in cambi di finta fiducia -, ma che nonostante ciò, dove gli elettori hanno potuto votare, i presunti paladini della tanto decantata uguaglianza, imponendo la disuguaglianza attraverso la farisaica solidarietà istituzionalizzata, da addebitare alle future generazioni, hanno comunque perso le recenti elezioni…

Dunque, questi cosiddetti progressisti o rivoluzionari, i soliti cacicchi latinoamericani di turno, che piuttosto che alla competenza od alla lungimiranza, preferiscono ricorrere al proprio narcisismo, armati di arbitraria retorica ideologica, sfruttano il proprio carisma,  ingannando proprio i più sprovveduti; ed invece di avanzare con lo sguardo rivolto all’avvenire, come lo descrive Octavio Paz nel suo EL OGRO FILANTROPICO (Il Mostro Filantropico), comminano guardando all’indietro. E per confondere la realtà, si atteggiano da presunti filantropi, facendo ambigue irresponsabili concessioni che poi in qualche modo qualcuno, un domani sarà indotto ad accollarsi.

Ma, come giustamente sostiene l’autore tedesco Matthias Heitmann in ZEITGEISTJAGT (Caccia dello Spirito dei Tempi), essi, a medio e lungo termine, non si distinguono come benefattori, bensì, cadute le loro maschere, si confermano come i soliti misantropi pessimisti che coltivano la sfiducia nel prossimo, predicano l’allarmismo, e perciò si attribuiscono le prerogative di sostituirsi alle aspirazioni degli individui, liberandoli dalle responsabilità che avrebbero, se solo potessero fare le proprie scelte. Eppure, gli eventi ci dimostrano come lo sviluppo è più fertile in ambiente di scetticismo, sì, ma adeguatamente alimentato dalla fiducia e dalla speranza, accompagnate dall’azione individuale, mentre i cambiamenti si nutrono delle iniziative di chi osa cercare nuove strade, tentando nuove esperienze, in controcorrente, sbagliando; quindi, apprendendo dai propri errori, sanno correggere ciò che non ha dato i risultati sperati. Infatti, è dagli errori che si imparano le migliori lezioni, che ci inducono a modificare le scelte, tentando nuove alternative con nuove prove; è così che spesso quando necessario seguiamo nuovi itinerari.

La nostra società, quella del progresso reale e tangibile – e non solo teorica -, come l’ha definita Alain Peyrefitte nel suo sublime saggio LA SOCIETÉ DE CONFIANCE (La Società di Fiducia) è, appunto, la società mobile, e non quella stabile, dove non basta conservare tutto; ma tutto dev’essere migliorato, grazie all’azione positiva, fomentata da una buona dose di dubbi e di fiducia; fiducia che questi capipopolo di piantone, non hanno negli individui liberi, ma solo in se stessi e nelle proprie incontestabili imprese, perché si pretendono illuminati dalle loro particolari teoriche tesi…

Del resto, sulla Rivoluzione ci hanno insegnato che è l’espressione estrema del progresso, ma lo è se parliamo di una rivoluzione permanente pacifica e, di certo, non quelle sanguinose dei giacobini di Robespierre o dei bolscevichi di Lenin, considerate paradigmatiche per la storia impartitaci  fin da giovani. Ma la rivoluzione la si può interpretare anche in una chiave ben più moderna.

Nel frattempo, da un’altra interpretazione della storia, abbiamo imparato molte lezioni, e chi ci ha fornito una sublime critica a quel vecchio genere di Rivoluzione, condannandola, è proprio un marxista dissidente, condannato all’ostracismo dai suoi stessi compagni: Albert Camus ne L’ UOMO IN RIVOLTA. Mentre un’interpretazione ancora più attuale la suggerisce Jean-François Revel in NI MARX NI JESUS. Infatti, se Camus, dopo aver sofferto la profonda delusione constatando le conseguenze della Rivoluzione sovietica, raccomanda all’individuo di non fidarsi delle rivoluzioni, ma esorta che ci si mantenga sempre in continuo stato di ribellione, Revel descrive come rivoluzione, il progresso che si ottiene migliorando le condizioni di vita degli individui.

Già John Stuart Mill nel SAGGIO SULLA LIBERTÀ scriveva:

“Nella nostra epoca, il semplice esempio di anticonformismo, il mero rifiuto di piegarsi alla consuetudine, è di per se stesso un servigio all’umanità”…

E completava:

“Proprio perché la tirannia dell’opinione è tale da rendere riprovevole l’eccentricità, per infrangere l’oppressione è auspicabile che gli uomini siano eccentrici.”

Non per niente, coloro che non si accontentano del presente, non appagati di conservare la semplice situazione, credendo come lo sostiene Popper, cioè che la ricerca non si esaurisce e la conoscenza non ha fine, e che, pertanto, i veri rivoluzionari, non si stancano di fomentare il continuo cambiamento; essi sono quei ribelli che più contribuiscono al Progresso, come si apprende – fra l’altro – pure dall’ AZIONE UMANA di Ludwig von Mises che, questo sì – potremmo dire – ha davvero profetizzato la fine del collettivismo nel suo SOCIALISMO,scritto nel 1922, in cui avverte come e perché il modello economico collettivista non si sarebbe sostenuto; infatti, nemmeno settant’anni dopo, con la caduta del Muro di Berlino, la sua previsione si è finalmente confermata.

Jean-François Revel, infatti, non esita a sostenere che il vero Popolo rivoluzionario è quello americano, perché in nessun altro Paese al mondo esiste tanto progresso che deriva, appunto, dalla Libertà della circolazione dell’informazione e dalla quale,  conseguentemente, deriva l’espansione della conoscenza che, a sua volta, senza sosta, genera la ricerca, propiziando pure le migliori condizioni di vita di sempre più individui, nonostante le superficiali conclusioni del mancino Piketty, andato a pescare in acque piuttosto torbide, pure lui…

Eppure, questi ammiratori di Caudillos latino americani di piantone, ignorando dati più realisti e concreti, non osano fare il minimo riferimento ai Paesi che, in questi ultimi anni, in questo Continente, progrediscono veramente, come Paraguay (crescita nel  2014: 4,7% ed ancora superiore nel 2015); Colombia (crescita 2014: 4,9%  e poco meno nel 2015); Perù (crescita 2014: 2,4% ed ancora di più nel 2015); Messico (crescita 2014 2,2% ed oltre il 3% nel 2015), tanto per citarne alcun. Simultaneamente, i Paesi governati dai cosiddetti bolivariani, peronisti, giustizialisti, sandinisti, socialisti del XXI secolo e compagnia bella: Paesi estremamente ricchi come Cuba, Venezuela, Brasile, Bolivia, Ecuador, continuano in una crisi così grave che nonostante i loro dirigenti indottrinati abbiano conservato il potere ed in parte, da tanto tempo, detengano le redini del potere nei rispettivi Paesi, abusando della loro retorica incantatrice con false promesse, ma che non ingannano più nessuno se non i più ingenui, gli analfabeti e tutti coloro che ricevono da loro elemosine, in cambio di artificiale fiducia, ma che nonostante ciò, dove gli elettori hanno potuto votare libera,ente, i presunti paladini dell’eguaglianza e della solidarietà istituzionalizzata, hanno comunque perso le recenti elezioni…

Dunque, dedico i commentari di Gloria Alvarez a coloro che desiderano meglio capire come si svolgono le cose in America Latina e non a chi, inutilmente, continua ad arrampicarsi sugli specchi, ostinandosi a presentare ambigui luoghi comuni che partono unicamente dal soggettivo punto di vista mancino di una dottrina che ha già ampiamente dimostrato il proprio deleterio fallimento. Una buona introduzione di questo personaggio ce la fornisce Rossana Miranda sul sito Formiche, dove, chi conosce la lingua spagnola, potrà seguire le straordinarie esposizioni esibite dalla Alvarez, provocando lunghi meritati applausi perfino dalla platea del Congresso Latinoamericano

http://formiche.net/2014/11/26/gloria-alvarez-la-sexy-intellettuale-che-lotta-il-populismo-america-latina/

Vale davvero la pena conoscere questa nuova stella del Liberalismo. Apprenderemo da una giovane anticonformista che il benessere non si ottiene a parole, ma con l’azione positiva.

Tullio Pascoli

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, brasile, caduta del muro, cambiamenti, crisi, dinastia, espressione, fallimento, giovani, informazione, mondo, punto di vista, riforme, socialisti, speranza, sviluppo, uguaglianza

Info Tullio Pascoli

Bilingue dalla nascita, con studi tecnici commerciali e poi linguistici, perfezionati in Inghilterra, Francia e Spagna. Inizia lavorando come guida-interprete per una multinazionale tedesca del turismo in Spagna, Africa (Cameroun/Tunisia) ed Italia. Dopo lunga attesa per l’assunzione come Interprete, al Tribunale di Bolzano, accetta la proposta come Capo Ufficio Esportazione di un’importante industria tessile Italiana.
Si trasferisce in Sudamerica come responsabile Commercio Estero di un importante gruppo tessile. Dopo sette anni in tale funzione, inizia l’attività in proprio come Consultore Commerciale e trascorre un terzo dell’anno in giro per il mondo, letteralmente dalle Ande all’Himalaia; dall’Argentina al Canada; dalla Svezia all’Africa del Sud; dal’Europa all’Asia: oltre quaranta viaggi in Cina; oltre trenta viaggi in India; oltre cento viaggi negli Stati Uniti; naturalmente, visita la maggior parte dei Paesi Latinoamericani, inclusa  Cuba, potendo durante gli spostamenti, dedicare lunghe ore alla lettura. Negli anni ’90 ha l’occasione di incontrare tre Presidenti, in Germania, Corea e Brasile. Contribuisce ad alcuni eventi musicali per gli oriundi Italiani (la prima comunità al mondo), invitando in Brasile Gigliola Cinquetti, Nico Fidenco e Jimmy Fontana.  Ha l’occasione di scambiare corrispondenze con Augusto Guerriero (già da studente dalla Spagna); poi, con i liberali Jean-Yves Naudet, Philippe Legrain, Ruggero Marino, Gavin Menzies, Guglielmo Piombini, Luigi Marco Bassani. Si diletta a recensire saggi, soprattutto di chiara inclinazione liberale e libertaria, ma non solo. Dispone di una biblioteca personale (oltre 1.600  titoli) di saggi di Storia, Antropologia, Etnologia, Sociologia, Psicologia, Religione (specialmente sul Gesù storico), Filosofia, Economia e Politica, in parte nelle versioni originali. Registra un proprio sito www.liberalismowhig.com compilando, probabilmente, il più grande elenco di autori liberali e libertari di tutto il WEB con oltre 1200 autori e quasi 3.000 opere. Dopo aver collaborato con il giornale elettronico www.legnostorto.it, collabora oltre che con www.pensalibero.it,con www.liberlcafe.it e www.politicamagazine.info unicamente con l’intuito di far conoscere le idee liberali così poco conosciute ed altrettanto incomprese in Italia. 

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Tullio Pascoli

    27 Marzo 2017 alle 21:31

    P.S.:
    Come apprendiamo costantemente dai risultati delle esperienze portate a termine dai Socialisti del XXI Secolo, non c’è da sorprendersi che i loro imbrogli, camuffati come tentativi economici eterodossi, dopo tanta ingannevole demagogia, a lungo andare, alla fine, quando i nodi arrivano al pettine, fatalmente rivelano l’inevitabile tracollo. Ce lo insegna il Premio Nobel per l’economia Friedrich August von Hayek ne

    LA PRESUNZIONE FATALE https://www.ibs.it/search/?ts=as&query=LA%20PRESUNZIONE%20FATALE&query_seo=LA%20PRESUNZIONE%20FATALE

    Oppure ne

    LA VIA DELLA SCHIAVITÙ https://www.ibs.it/via-della-schiavitu-libro-friedrich-a-von-hayek/e/9788849830842

    Dove l’illustre ed illuminato pensatore del Secolo XX osserva che:

    “Se i Socialisti capissero l’Economia, non sarebbero Socialisti…”

    E visto che il 2 Aprile in Ecuador si svolgerà il ballottaggio, è anche interessante notare che, in Febbraio, nonostante i forti sospetti di frode elettorale, attribuiti al potere in carica, il candidato socialista, Lenin Moreno (con 39,21%), non ha ottenuto il 40% delle preferenze per essere nominato successore di Correa; pertanto, Domenica prossima, dovrà affrontare, Guillermo Lasso, il secondo candidato più votato – che loro, con il 18%, davano per terzo, ma che ha ottenuto ben 28,34% delle preferenze, seguito dalla Cynthia Viteri con 16,3%, la quale, ha subito dichiarato di appoggiare il candidato liberale.
    Dunque, in concreto, il 60% del totale dei votanti, ha scelto l’alternanza, ossia, il cambiamento; quindi, contro l’attuale situazione bolivariana, socialista del XXI Secolo.

    Staremo a vedere se la recente tendenza verso Destra che si è già manifestata in Argentina, Bolivia e Venezuela, si confermerà anche in Ecuador…

    Rispondi

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