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I vecchi sono troppi i giovani sono troppo pochi.

di Carla Ceretelli | 12 Gennaio 2017
Dunque abbiamo bisogno di giovani che lavorano e  che invece se ne vanno perchè qui non c’è trippa per gatti e non fanno figli che non potrebbero mantenere.
Allora  facciamo entrare giovani immigrati che qualcuno considera una risorsa per il Paese e che di figli ne fanno eccome tanto qualcuno glieli mantiene li cura e li manda a scuola. Rigorosamente gratis dato che spesso hanno ISEE zero o poco più dato che tutti o quasi lavorano al nero e vivono andando ad accattare di qua e di là. Caritas e altrove.
La domanda nasce spontanea. Non potremmo trattenere i nostri figli e  far rientrare i giovani emigrati farli lavorare e fargli fare figli che col tempo diventano giovani?
Ceto alcuni  nostri ragazzi,  come hanno fatto da sempre,  dalla nostra  generazione in poi, quando sognavamo Carnaby Street o similia,  vanno in giro per il mondo per il magno anno sabbatico.  Per poi tornare, la maggior parte, a casina e mettere su famiglia. Seppur rivista e corretta dai tempi mderni.
Ma come rimettono piede nel Belpaese  respirano e aspirano aria mefitica e deprimente. Cominciano a girare per i Centri per l’impiego, a spiattellare curricula, o curriculum che non so ancora qual è la dizione corretta,  e ritornano spesso quasi sempre a casa, dei genitori dato che non si possono permettere se non una fetente stanza in affitto in qualche comune.  Nel senso di casa pluriaffittata. Nelle grandi città a  non meno di 350 /400 eurini al mese. Un monolocale sui 600, più bollette e condominio. E uno stipendio medio, quando va bene è sugli 800 euro.
Se i suddetti trovano lavoro, questo è spesso un lavoretto. Non soltanto precario e indeterminato, ma anche a strozzo. dai tre ai sette eurini l’ora. Spesso al nero e senza contributi. E se son vaucher fioriranno.
Oggi si sa che la disoccupazione giovanile arriva al 40 percento.  Ma già da tempo ormai, da qualche anno.
Ora ditemi voi se questa sorta di vasi comunicanti di chi esce da una parte e di chi entra dall’altra non è perversa.
Dunque tenere a bada  in qualche modo l’immigrazione, per quanto è possibile fisiologicamente, dato che pare fenomeno inarrestabile, non dare cittadinanze a figli di stranieri e cercare di far lavorare i nostri.
Siamo già a buon punto dato che finalmente i benpensanti radicalchic si sono svegliati e hanno capito che il 60 percento di chi arriva non ha facoltà di  rimanere. Al netto naturalmente di chi scappa dalla guerra, pare un ventipercento, e un altro ventipercento che ne ha diritto non è ben chiaro perchè.
Razzismo e xenofobia ? No, davvero, solo  legittima difesa e senso di sopravvivenza.
Carla Ceretelli
Pubblicato in : EditorialeTag: caritas, condominio, euro, genitori, giovani, immigrazione, lavoro, mondo, razzismo, scuola, stranieri

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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