La “proposta-minaccia” avanzata dal professor Pace in relazione ad un eventuale ricorso in caso di striminzita vittoria del Sì al referendum grazie -si teme- al voto degli italiani all’estero, incassa la perentoria bocciata di uno dei testimonial del fronte del NO: Massimo D’Alema.
Uno stop elegant-sarcastico in puro stile “baffiniano”: tagliente, sprezzante «per dimostrare certe cose servono le prove», indirizzato al mittente in diretta tv, davanti a milioni di spettatori, con un’apparente quanto disarmante “buon senso”.
Questioni di second’ordine? Forse, ma la realtà sembra essere assai più cruda dei termini anche sugli scenari post-referendum: Grillo, Salvini e Meloni invocano le elezioni in caso di sconfitta del Sì per incassare il dividendo elettorale. D’Alema, Bersani, Speranza e la loro ditta chiedono che il Governo resti perché hanno l’esigenza di prendersi il PD prima del voto. Berlusconi da capo di Forza Italia, nel distinguersi da Mediaset schierata sul fronte del Sì, punta, come Cesa e De Mita (sempre che parlare di UDC abbia ancora un senso), invece ad un Governissimo di ampia coalizione per tornare nella stanza dei bottoni senza pagare dazio e non rischiare di essere cancellati definitivamente.
Insomma tutto e il suo contrario. Un’accozzaglia? Macchè, un onorevolissimo caos!
Daniele Marchetti

La mattina mi alzo, mi purifico, vado allo specchio e mi domando, ma tutto soimmato mi sembra che non sia cambiato nulla, NO caro Raffaello, ancora dormi, l’hai visto ieri sera alla televisione baffino? Quando tirava mentine erano NERI ora il tempo è passato e sono frammisti NERI e BIANCHI, se qualcuno potesse dare una sintesi e dire: Con quali forze vuole arrivare al suo traguardo,(ammesso che ne abbia uno certo) che non c’è riuscito quando era al potere?
Vedremo, vedremo, oppure sentiremo, sentiremo.
Raffaello da Montepulciano
Alla buon’ora! Ci rendiamo conto che siamo nel caos, ma se guardiamo bene al passato penso che si poteva prevederne l’arrivo senza essere dei grandi analisti…