“…Io era tra color che son sospesie donna mi chiamò, beata e bella,tal che di comandare io la richiesi…”
Teorie opposte di autorevoli personaggi, dall’una e l’altra parte, non danno certezze al cittadino medio
E rimaniamo tra color che son sospesi. Per ora.
Trattasi di attaccare la burocrazia non la democrazia sostiene Matteo. Chi vota SI guarda al sol dell’avvenire, chi vota NO ama il passato. E così tappa la bocca a tutti.
Non si sa come, in un Paese massacrato da problemi di vitale importanza, e non voglio parlare di pensioni e sanità inadeguati, di scuola sottoprodotta, di invadente immigrazione e udite udite di mancanza di lavoro per le giovani generazioni o lavoro a rischio per le medio/ vecchie. Non si sa come, si diceva, il popolo italico si appassiona, nonostante tutto quanto esposto, al cambiamento o meno di 47 articoli estrapolati della Costituzione. Ancorchè obsoleta.
Dato che siamo della generazione moderata che gira intorno al “in medio stat virtus”, c’è un cuneo che ci arrovella il cervello. Non ci piacciono le cose fatte a spizzichi e bocconi ma amiamo quei progetti belli articolati e omnicomprensivi che poi, ovviamente vanno messi in atto, attuati, nel tempo, ma in una visione ben precisa. Dunque quello che ci attanaglia la mente è l’idea, sostenuta anche dagli amici liberali, di una riorganizzazione globale dello Stato, di garanzia delle libertà dei cittadini e dei corpi intermedi della società. Purtroppo il legislatore ordinario, in seguito, nel ruolo di costituente occasionale, ha incrinato quel sapiente equilibrio iniziale voluto dai padri costituenti. Dunque l’idea sarebbe quella di dar vita a una Assemblea Costituente, che dovrebbe analizzare e gestire a fondo e in modo obiettivo, quanto più possibile nelle umane cose, una nuova stesura della Costituzione. Che è come l’araba fenice.. che vi sia qualcun lo dice dove sia nessun lo sa.
Si arriva perfino al punto di dare ragione al Marchino, Travaglio per gli amici il quale tuona e sostiene che non si capisce nulla di questa riforma. Si pensava di essere i soli a non capirci nulla a causa della nostra crassa ignoranza in proposito. Ma si scopre invece di essere in vasta compagnia. E quando ci si mette di buzzo buono a cercare di capirci qualcosa si assiste allo scontro quasi cruento dei due schieramenti referendari ciascuno dei quali difende a spada tratta il proprio pargoletto, con grande zelo e talvolta prepotenza.
Si sentono fior di professori, esimi costituzionalisti, che ci raccontano cosine opposte sui 47 articoli incriminati. Ma quasi tutti sostengono che l’Italia crollerà, nell’uno o nell’altro caso.
Senza pensare a noi poveri fioi che pendiamo dalle loro labbra.
Ce la faranno i nostri eroi, noi, a votare secondo scienza e coscienza? Temiamo di no. Ci lasceremo cullare dalle nostre convinzioni politiche, che in questo caso non dovrebbero avere sostanza. E quale sarà il sussulto quando ci troveremo, dopo avere aperto gli occhi, liberali doc e sinistra hard capitanata da baffino il barbiere, iseguacidibeppe, iseguacidisilvio salviniani e fratellinid’italia… e magari qualcun altro che ci sfugge. Per chi vota no.
Per chi vota si, bisogna ammettere che l’ensamble è più coeso e compatto e meno frastagliato. Matteo con i renziani che vogliono mantenere il Governo, nato male fin dall’inizio, con scelte poco oculate di ministri non all’altezza. Sostenuto da una maggioranza risibile e a rischio ricatto in ogni azione. Ormai agonico, nonostante la verve e l’intelligenza vivace del premier. Oltre alla sua giovanile prestanza logorroica.
E poi la Mariele e Giorgio che sottolinea “le due debolezze fatali della storia repubblicana … la minorità dell’esecutivo e il bicameralismo perfetto”. Storia repubblicana di cui proprio lui è stato artefice sostanziale.
Andando nello specifico ci si imbatte nel dialogo fra sordi fra il ragazzo e il professore al quale nessuno ha ricordato che non trovavasi in ateneo alle prese con un esaminando. Dove l’esaminando è, guarda caso il premier che il prof. chiamava palesemente con ironico ossequio, per dirla con eufemismo, Signor Presidente del Consiglio. Entrambi in difesa delle proprie opinioni, pragmatiche dell’uno parateoriche dell’altro. E questo ha messo in evidenza il divario forse incolmabile che c’è fra l’aspetto tecnico/culturale , istruttivo ma inconcludente nell’analisi sterile, e l’aspetto politico che deve fare i conti con la realtà nuda dura e pura. Nonchè quello fra due generazioni che non sanno parlarsi. La supponenza e la tracotanza, vivaci nel giovane e piatte e melense nel vecchio comunque li ha uniti alla grande.
Trattasi di attaccare la burocrazia non la democrazia sostiene Matteo. Chi vota SI guarda al sol dell’avvenire, chi vota NO ama il passato. E così tappa la bocca a tutti.
Nota personale.
Votare NO con Baffino e Beppe o SI con la Mariele e Giorgio mi fa venire la pelle d’oca.
Piaccia o non piaccia Renzi si sovrappone a Berlusconi quasi in fotocopia salvo qualche sbaffo… e per superare i cinquestelle, meteora si ma a a largo spettro, devono allearsi, in palese o in occulto. Ne vedremo delle belle da qui al 4 dicembre.

Invece dopo l’uscita del giullare vero, Benigni, la scelta già forte per il NO diventa granitica, un giullare in politica puo’ andare, ma il troppo stroppia. Dal mio punto di vista solo un decerebrato puo’ votare il SI a questa riforma, oppure è un malonesto, oppure un lecchino di Renzi (vedi Benigni).