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Gustavo Zagrebelsky e Matteo Renzi

di Rosario Amico Roxas | 1 Ottobre 2016

L’incontro su “La 7” di venerdì 30 settembre 2016 tra il prof. Zagrebelsky, già Presidente della Consulta, e Matteo Renzi, Presidente del Consiglio, moderati da Mentana,  è apparso, al telespettatore distratto, come un dialogo tra sordomuti con l’insistenza dei non-dialoganti a insistere sulle proprie opinioni.

Ma una frase di Zagrebelsky  è riuscita , da sola, a chiarire l’impostazione mentale e culturale di ciascuno dei due, quando il professore, con il piglio del rigoroso docente, ha affermato:  “Ma le regole non rendono forte nessuno se di suo è debole”; in pratica ha smontato tutte le affermazioni di Renzi, facendo capire come l’itinerario dell’attuale Presidente del Consiglio non fa altro che ribadire il metodo berlusconiano di trarre forza non dalla propria autorevolezza, bensì dall’uso spregiudicato dell’autorità che carpisce con l’uso del  potere, dandosi norme e leggi disegnate sulle proprie esigenze di una legalità di comodo, nonché sui propri bisogni di ordine penale (abolizione del reato di falso in bilancio e relative assoluzioni “essendo stata modificata la legge”; o anche la riduzione dei termini di prescrizione, con numerosi processi a carico,   andati in fumo e spacciati per assoluzione).

In pratica, quando manca l’autorevolezza non riesce facile o possibile surrogarne l’assenza forzando l’autorità. La riforma della Costituzione, voluta e imposta da Renzi ad una maggioranza parlamentare raccogliticcia, occasionale e quanto meno discutibile, è rivolta a dilatare il potere del premier, fornendogli una maggioranza che non corrisponde alla volontà del popolo sovrano, che finisce con il perdere  quel potere che l’attuale Costituzione gli conferisce con l’art 1:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Questo tipo di maggioranza prospettato non premia la competenza, il rigore, la trasparenza, bensì  l’imposizione “ope legis” di scelte politiche, sociali, finanziarie che non guardano al bene comune, mortificando il welfare.

Poiché non piace a Renzi (né a Berlusconi) il vincolo rappresentato dal potere del popolo, allora non resta che modificare la Costituzione a proprio uso e consumo.

Da qui la necessità di dare al Premier potere e autorità, riconoscendo la mancanza di autorevolezza.

Renzi, sulle orme di Berlusconi, ritiene  che da una consultazione elettorale debba sortire un vincitore e un vinto, uno sconfitto, che nella dinamica politica non avrà alcuna voce in capitolo; Zagrebelsky ha smontato, da professore, la disordinata dialettica di Renzi affermando:

Le elezioni in democrazia non si vincono. Chi prevale nelle elezioni non ha ‘vinto’ ma è colui che gli elettori hanno incaricato di un grave compito. Mentre il ‘vincere’ comporta che ci siano degli ‘sconfitti’, che non conteranno nulla”.

Non so se il telespettatore medio abbia afferrato la dotta concettualità di Zagrebelsky, o si sia lasciato ammanettare dalla facile predisposizione renziana a rivoltare i concetti. I rischi di una deriva autoritaria emergono dalla esposizione efficace del professore, che ha affermato:

Con questa riforma ci sono due rischi: quello di una concentrazione dei poteri al vertice e quello di passare dalla democrazia all’oligarchia

Renzi è apparso una fotocopia mal riuscita di quel Berlusconi all’esordio della sua “discesa in politica”, quando vennero incolonnate le truppe mercenarie sotto la falsa bandiera del liberalismo democratico, che nascondeva l’interesse privato del solo gaudente padrone e signore che dominò quella scena per venti lunghi e infruttuosi anni, trasformandolo in liberismo, che ne rappresenta l’intera negazione.

Renzi ha arruolato le sue truppe mercenarie, da Alfano a Verdini, con la segreta speranza di carpire i voti della destra, infatti ha affermato che la consultazione referendaria “si vince con i voti della destra”, risuscitando Berlusconi dal suo letargo politico.  Invito gli amici lettori a rileggere il testo dell’intero incontro, dove emerge la chiarezza dottrinale di  Zagrebelsky e la vocazione parolaia di  Renzi, con lo sfondo della Nazione Italia sull’orlo della ingovernabilità.

Rosario Amico Roxas

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: abolizione, anni, berlusconi, consultazione, costituzione, democrazia, elezioni, enrico mentana, Gustavo Zagrebelsky, italia, La 7, lavoro, matteo renzi, nazione, presidente del consiglio, referendum, renzi, repubblica, speranza

Info Rosario Amico Roxas

La parte più significativa della mia vita lavorativa l’ho trascorsa in Tunisia, quale consulente presso il locale ministero per lo sviluppo economico. Dopo 15 anni di Tunisia, avendo anche girato in lungo e in largo per l’Africa settentrionale e sub-saharana, nonchè Vicino Oriente, ho conosciuto profondamente l’Islam e la mentalità araba, elementi che hanno rafforzato taluni convincimenti appresi nei miei studi di filosofia a La Sapienza di Roma, ai tempi di U. Spirito, Lombardi, G. Calogero etc.etc. In Tunisia, a seguito del lavoro svolto al ministero, sono stato incaricato di tenere alcuni corsi di marketing sociale, presso l’Università La Mannouba.
Mi sono occupato, anche con pubblicazioni, del Magistero sociale della Chiesa, con analisi dettagliate di varie encicliche.
Adesso a 74 anni, faccio il nonno in servizio permanente effettivo, anche se non disdegno di scrivere ciò che penso, con la speranza di essere utile a qualcuno, senza nuoceve a nessuno.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Simone Conti

    3 Ottobre 2016 alle 11:58

    Grazie Signor Roxas.
    Condivido il suo commento.
    Per maggiori ed ancora più chiare spiegazioni dei motivi del votare No al referendum invito tutti i concittadini a leggere il saggio tascabile del Prof. Zagrebelsky dal titolo “Loro dicono Noi diciamo” edito da Laterza.
    Mi auguro che il voto al referendum sia sentito dagli italiani come un momento dove occorre riflettere a lungo prima di prendere posizione rifuggendo dalla moda della semplificazione e della battuta fine a se stessa.
    Dopo Berlusconi è venuto Renzi, dopo Renzi chissà chi verrà.
    Credo però che sarà essenziale avere un quadro Costituzionale ed Istituzionale che permetta al popolo di esprimere la propria sovranità in maniera effettiva e di non cadere, come ben evidenziato dal Prof. Zagrebelsky, in mano ad una oligarchia che decide al di sopra della testa del popolo e fuori dal parlamento.

    Rispondi
  2. Giampaolo

    2 Ottobre 2016 alle 15:05

    COLPO GOBBO!
    Fantastico: Renzi contro Zagrebelsky, cioè l’imbonitore contro il professore!
    Non so come faranno i sostenitori di Renzi a giustificare le panzane di questo venditore ambulante di prodotti taroccati. Certo è che siamo di fronte ad un piazzista che riesce ad incantare un pubblico avezzo più alle boutades che alle cose sagge.
    Che Zagrebelsky non fosse in grado di contrastarlo sul suo terreno era lapalissiano. Questo tuttologo ormai è in grado di imbrogliare anche Lucifero, come dimostrano i fatti dal suo insediamento a Palazzo Ghigi.
    Resta il fatto che lui è un prodotto della demagogia, tanto in voga in questa Italia, dove i furbi hanno sempre fregato i fessi.
    A questo punto non so perché mandare i nostri figli all’Università, se basta raccontare “bombe” per essere migliore degli altri.
    Francamente ho compreso il disagio del professore, che è caduto nel tranello, allo stesso modo di chi, dopo insistenze, da la mano alla ZINGARA perché gli predica il futuro. Pur con dotte argomentazioni ha lasciato (complice stranamente Mentana), che Renzi vendesse FUMO e noi sentissimo profumo d’ARROSTO.
    Non seguo mai i venditori di piatti alle sagre paesane, né partecipo ai giochi di prestigio.
    Per questo pur con tutte le lusinghe io voterò convintamente NO (e poi NO!).

    Rispondi

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