Grillo a Palermo chiarisce subito il concetto di fondo: sono io il padrone, insieme all’erede di Roberto Casaleggio, Davideo. Vi ho dato il giochino del direttorio, ma finisce qui. La linea politica la detto io. Va bene la Raggi, ma sono pronto a mollarla. Il percorso è quello di Ferdinando I re delle due Sicilie: una monarchia assoluta dove congressi ed elezioni democratiche della classe dirigente sono una perdita di tempo. Ora c’è il voto sul referendum, le elezioni politiche sono molto vicine e l’orso non vuole finire impallinato. La partita se la vuole giocare anche sulla legge elettorale, questa volta da protagonista. Il proporzionale potrebbe diventare il cavallo di Troia che rompe gli schieramenti e divide i partiti. Grillo lo sa benissimo. i sondaggi, malgrado le figuracce romane, lo danno ancora vincente. Serviva una riaffermazione di leadership ed il copione, da ottimo animale da palcoscenico, lo ha rispettato fino in fondo. A Palermo non c’erano masse smisurate, hanno fatto anche un po’ impressione un servizio d’ordine “militare” e gli insulti e qualche violenza nei confronti dei giornalisti. Non è stato un bello spettacolo: gli insulti fanno parte della natura del movimento ma non sono un esempio di democrazia. All’interno si è aperta una lotta feroce tra i grillini della prima ora e quelli saliti sul treno. Ma Grillo saprà tenerli a bada. La ricreazione è finita. Grillo ha riaffermato il “ci siamo e contiamo”. Speriamo che passi presto da Ferdinando a Federico. Non per una questione di nomi ma di cultura.
Roberto Caputo

Lascia un commento