Nel periodo che ho abitato a Londra frequentavo una piccola scuola di inglese nel quartiere di Chelsea. Ci andavo con un gruppo di amici francesi con cui mi accompagnavo avendo individuato nel gruppo un soggetto particolarmente interessante per essere portato al cinema e in lunghe passeggiate in Hyde Park. Dal primo giorno mi trovai seduto vicino a una bellissima ragazza nera vestita in modo elegante, alta e con attaccature dei polsi e delle caviglie molto sottili, non avevo il libro che si seguiva e con un cortese e bel sorriso condivise con me il suo. Anche il giorno dopo si ripetè la stessa simpatica situazione. Chiesi il suo nome, che non ricordo più, diedi il mio, Giacomo.
“Giacomo, not french name” – “No french, I am italian”. Fu a questo punto che il giovane volto si irrigidì in un atteggiamento ostile. Era finita la lezione, se ne andò senza salutare e da quel momento, praticamente, non potei più avvicinarla. Seppi in seguito che era la figlia di un diplomatico etiope, di famiglia aristocratica e vicina, ovviamente, all’imperatore ma l’odio per gli italiani era rimasto profondo e incancellabile, io dunque facevo le spese di Graziani e di Badoglio. In una situazione mondiale come quella che stiamo attraversando fatta di guerre diffuse, violenze sui civili e caratterizzate dall’utilizzo di strumenti bellici disumani l’Italia, che si colloca tra i buoni e denuncia la violenza bellica, non ricorda di essere stata la prima nazione al mondo ad aver usato in una guerra coloniale strumenti di lotta disumani come i gas contro le popolazioni civili: sono passati 80 anni dalla Guerra d’Etiopia che, stranamente, non viene ricordata dai giornali e dagli interventi numerosi dei politici di vario genere. Durante questa guerra, con spregiudicatezza anticipatrice di quello che sarebbe accaduto poi nella Seconda Guerra Mondiale, gli aerei italiani e le artiglierie hanno bombardato con iprite e altri gas non solo le truppe del Negus Haile Selassie ma anche i civili, avvelenato pozzi, distrutto chiese e compiuto stragi di ogni sorta. Tutto questo ha lasciato una traccia profonda nell’Africa Orientale anche se è durato poco, solo 5 anni, e ancora adesso i miseri resti dell’Impero Coloniale sopravvivono stentatamente senza creare nè sul piano economico nè sul piano culturale alcuna importante connessione con il nostro Paese.
Il paradosso sta però nel fatto che in Italia, nelle scuole italiane, tutto questo è ignorato e si finge di essere i primi della classe nel denunciare le guerre e le violenze derivate senza prima approfondire nella nostra storia ciò che effettivamente è successo e le responsabilità che portiamo. Nessuno nasconde che quell’Italia era l’Italia fascista teoricamente ben lontana da quella che viviamo oggi anche se, proprio in quel periodo, il consenso al Governo di Mussolini si calcola fosse attorno al 90% anche in seguito alla Guerra d’Africa che portò a delle vittorie scontate ma anche ad un incremento di produzione industriale (soprattutto Ansaldo e Fiat) in un momento di crisi economica internazionale. Portò anche all’arruolamento di centinaia di migliaia di giovani che sarebbero stati disoccupati e finalmente a una retorica delirante sui destini della nazione e sulla sua vocazione addirittura imperiale ma propagandisticamente efficace. Tutto questo porterà rapidamente all’intervento nella Guerra Civile di Spagna e all’esaurimento delle scorte all’inizio della Guerra Mondiale, incautamente proclamata, e alle sconfitte vergognose già nel primo anno di guerra.
Nulla di tutto ciò è ripreso dalla nostra stampa ufficiale e dai nostri accademici in una sostanziale situazione di criptofascismo. Un aspetto che pare particolare è quello che ancora oggi il paese Grazzano Monferrato è intestato a Badoglio. Si deve considerare che l’Etiopia ha chiesto, subito dopo la guerra, all’ONU l’estradizione di questo generale, insieme con quella di Graziani, perchè considerato, non a torto, criminale di guerra. Egli infatti, come si sa, comandava le truppe che a partire dal gennaio del ’35 utilizzarono, per accelerare la vittoria, con grande abbondanza gas e altri strumenti di guerra chimica.
A Milano la piazza intestata a Francesco Crispi è stata trasformata in Piazza Meda per non esaltare la figura di un Capo di Governo che era stato responsabile di iniziative coloniali peraltro sfortunate. Sarebbe il caso, dipende dalla Regione Piemonte, cioè dal democratico Chiamparino, cambiare denominazione al Comune di Grazzano togliendo il riferimento a quello che comunemente viene considerato ancora oggi un criminale di guerra.
Il Manifesto, così di sinistra, l’Unità, giornale fondato da Gramsci, Il Fatto Quotidiano, così vicino alle istanze del popolo e del populismo non hanno notato ancora questa strana incongruenza rispetto alle tesi proclamate quotidianamente dai nostri organi ufficiali e presidenti non solo della Repubblica ma anche delle Camere?
Giacomo Properzj

Io sono un Maresciallo degli ALPINI appassionato della storia della prima guerra mondiale nella c’era un’altro Graziani che era denominato il fucilatore di Badoglio era lui che comandava il 27 corpo d’Armata che si trovava nella BAISIZA cioe CAPORETTO ma lui dove era? Pero l’Armistizio a Villa Giusti fu propio Badoglio a firmarlo poi nella guerra di ETIOPIA fu lui a dare l’ordine a Grazini di tagliare le mani e buttare l’iprite questo Graziani non era quello della prima guerra quello era Piemontese e questo secondo era Laziale Ciao tutti