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Gli idioti del “Rolling Coal”

I cultori di questa nuova moda si organizzano in squadre che poi competono in raduni nei quali viene consegnata al vincitore la classica targa che attesta che quell’idiota riesce a buttar fuori dallo scappamento una nube di fumo nero più intenso degli altri concorrenti.

di Oscar Bartoli | 6 Settembre 2016
Avviso per gli amanti della bicicletta che vogliono cimentarsi sulle strade secondarie degli Stati Uniti: se vi capita di essere superati da un camioncino o da un pick-up può darsi che vi accada quanto segue.
Dallo scappamento parte verso di voi una nuvola di fumo nero, asfissiante, oleoso che vi sommergerà e vi costringerà a scendere dalla vostra bicicletta perché assaliti da conati di vomito e attacchi di tosse.
In quel momento sarete stati testimoni di un fenomeno che sta dilagando specialmente negli Stati del sud, sarà un caso?, amministrati dai repubblicani.Dato che la madre degli imbecilli è sempre incinta, il numero di giovani che si cimentano nella modifica dei motori diesel dei loro tracks è in continua espansione al punto che sono i grandi giornali americani a doversi interessare di questo problema.
I cultori di questa nuova moda sono chiamati “Rolling Coal”, e, secondo la tendenza dominante, si organizzano in squadre che poi competono in raduni nei quali viene consegnata al vincitore la classica targa che attesta che quell’idiota riesce a buttar fuori dallo scappamento una nube di fumo nero più intenso degli altri concorrenti.
Alcuni politici cercano di porre un limite a questa ennesima manifestazione di follia sociale che pervade larga parte della gioventù rurale e suburbana degli Stati Uniti.

Ma senza un significativo successo. Ovviamente vengono accusati di voler comprimere i margini di libertà individuale a fronte di una manifestazione  di esuberanza giovanile. Le obiezioni che riguardano l’inquinamento ambientale e la salute dei ciclisti pedoni e automobilisti contano poco.

Sono in commercio dei kit che consentono con poche centinaia di dollari di modificare il motore diesel del proprio camioncino. Quanto alle perplessità dei benpensanti queste sono considerate come uno specifico attacco alla voglia di cambiamento che ormai sta pervadendo gran parte dell’America alla vigilia delle prossime elezioni presidenziali.
Direte: ma che c’entrano i tubi di scappamento dei motori diesel contraffatti con l’elezione dell’inquilino della Casa Bianca?
La risposta è che anche questi stuoli di idioti sono la dimostrazione che nell’America di oggi il politically correct è sotto attacco, come del resto da tempo si va evidenziando anche in molti paesi europei, Italia compresa.

Qui negli States ci sono milioni di persone che reagiscono all’imposizione di un comportamento individuale che sia rispettoso degli altri. La voglia di rompere gli schemi tradizionali di una corretta educazione è sempre più evidente.
E questo spiega il successo di un personaggio quale Donald Trump, divenuto il paladino dell’offesa gratuita rivolta a tutti gli avversari. Una tecnica questa che è stata confortata da 14 milioni di persone che hanno votato alle primarie e ne hanno fatto il candidato rappresentativo di un partito repubblicano in cerca di una nuova consapevolezza sociale e politica.

Aspettatevi presto di vedere anche sulle strade italiane qualche disgraziato che emette all’improvviso colonne di fumo nero dal motore diesel del suo camion, soddisfatto di rompere le regole ed anche qualche cos’altro. Gli italiani amano copiare quello che di pessimo si verifica in America.
Quanto alla domanda: cosa fa la polizia, la risposta è che molti agenti qui negli Stati Uniti si stringono nelle spalle dicendo che non ci sono leggi che regolino la materia

Oscar Bartoli
Pubblicato in : Primo pianoTag: atmosfera, camioncino, casa bianca, diesel, Donald Trump, elezioni, giornali, giovani, inquinamento, italia, manifestazione, motori, paesi europei, persone, pick up, polizia, primarie, Rolling Coal, stati uniti, usa

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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