Non, je ne regrette rien. C’est payé, balayé, oublié. Je me fous du passé
E su queste parole ci siamo (spero). Verrei, allora, passare al perché le cito.
Due ragioni.
La prima è per averla ascoltata in aereo, oggi. Volevo manifestare la mia ammirazione per una canzone capolavoro (“sempreverde”). La seconda è che credo ogni donna debba essere in obbligo di dirlo, o almeno, pensarlo.
La lista delle fesserie è sempre lunga. È lunga per ognuno (ovvio). Per una donna però, le cicatrici potrebbero essere più profonde perché, alla fine, è lei che accetta di portarsi a letto qualcuno. E, per quanto i tempi siano (fortunatamente) più liberali (almeno in occidente), rimane il fatto che sia lei ad avere dato lo “sta bene”. Quel semaforo verde che nei film di guerra illumina la carlinga dando ai parà l’ok al lancio. Beh, quello, alla fine, è cosa femminile. Il poi sarà il risultato di variabili e delle azioni di due persone distinte. Ma quel semaforo verde ti rimane addosso, come il ricordo di lui che calca gli occhialoni da parà sugli occhi e si lancia urlante tra le tette (quello, te lo ricordi bene).
Se fossi una abbastanza presente a te stessa, sapresti cosa stai per fare: se dai il via ad una piccola capriola; ad un avventuretta settimanale; a qualcosa di più impegnativo. E, se fossi una abbastanza presente a te stessa, sapresti correggere l’evoluzione delle cose, come una piccola capriola che dovesse erroneamente tracimare in un’avventuretta settimanale o un’avventuretta settimanale che dovesse malamente ruzzolare in qualcosa di più impegnativo. In tutti i casi, se fossi una abbastanza presente a te stessa, sapresti dire di no. Sorridendo, ma dire di no.
Il fatto è che, come si sa, non si è sempre presenti a se stesse: esistono le storie a vanvera. Quelle, vanno come vanno. E siccome vanno (perlopiù) a vanvera (appunto), allora ce n’è di cui rammaricarsi. Talvolta, tanto.
Io non ho collezionato troppe storie a vanvera. Storie, in generale, sì.
Guardando avanti, occorre quindi darsi una regolata, ma con quale spirito?
Nel mio caso, spero mi manchino almeno vent’anni (buoni) prima di cominciare ad andare di conserva con le attività più allegre dell’esistenza (e non parlo del cibo, del bere, del viaggiare, del guadagnare, del ballare, del guidare, del giocare, del correre, dell’andare per mare etc.).
Inoltre, ne aggiungerei un’altra ventina in più per le stesse attività, casomai in modo meno brillante (forse), ma comunque utile e godibile (chissà).
Ergo, la scelta è tra l’agire di rimessa, scottata da qualche fesseria, oppure avere la stessa abilità maschile (sono maestri nel lasciarsi alle spalle le azioni più discutibili). Direi la seconda, quindi: “Je ne regrette rien. Je me fous du passé” (sperando d’avere migliorato il tiro e sperando d’avere più prontezza d’animo).
Ora, sono bella quasi-fidanzata e felice e contenta (pure). Dopodiché, se domani non dovessi essere più nulla di tutto ciò, passato il giusto dispiacere e l’immensa tristezza del caso, vorrei archiviare il drammone e potrei (velocemente) recuperare una condizione invidiabile per una single in attività.
Ho una vicina di casa che mi sembra piuttosto allegra ed un paio di amiche che lo sono anche di più. Tutto sta a trovare la compagnia giusta per trovare la compagnia giusta.
Dopodiché, si recupera.
Per ora, rimango una “quasi” felice, ma, come dicevano i nostri nonni: Si vis pacem, para bellum (il difficile, per una combinaguai, è tenersi allenata… ma solo moderatamente allenata. Non troppo).
In patria. Rientrante da Roma Fiumicino
Je ne regrette rien
La lista delle fesserie è sempre lunga. Per una donna però, le cicatrici potrebbero essere più profonde.

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