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Peccato, non c’è più l’asfalto di una volta

Ci sono strade provinciali e statali che sembrano percorsi di guerra e viali di periferia ad andamento sussultorio. Incredibile il caso di quell’incrocio fiorentino dove passi solo se gli altri si commuovono. Una volta la politica scommetteva sulla viabilità, ora?

di Fabrizio Binacchi | 27 Febbraio 2016

Sarà minimale ma è un problema di tanti, quasi di tutti. Ed è anche (e quindi) un problema politico. Quelli che vanno per strade con auto, moto, biciclette e pure col calesse. Lo saprete tutti e lo vedete tutti, non ci vuole un ingegnere o un giornalista: non c’è più l’asfalto di una volta. Purtroppo. Perché l’asfalto degli anni nostri si sbriciola? Perché ad ogni temporale o pioggia intensa (tanto le gelate non ci sono più) sulle nostre strade si fanno buche da paura? Ah, bella domanda. Lo chiedo in giro e i più alzano le spalle. Non c’è più il bitume di una volta. Vabbè, ma chi l’ha deciso? C’è stata una legge? C’è stato un decreto, una intesa, una risoluzione di non si sa quale organo che ha dettato nuovi ingredienti per l’asfalto sgretolante o è scelta di questa o quella impresa, di questo o di quell’altro ente?

Incredibile, si può morire per una buca improvvisa o rimanere gravemente feriti e nessuno ci spiegherà perché! Magari l’ente responsabile pagherà anche i danni ma rimarremo con questo buco di conoscenza, con questo gap di consapevolezza.

Perché l’asfalto di tante nostre strade provinciali e statali diventa gruviera ad ogni pioggia intensa? Meno male che piove meno! Pensate se ci fossero le gelate degli anni col clima “normale”?! Non avremmo strade ma percorsi di guerra. Una volta la politica scommetteva sulla viabilità, ora?

Varie amministrazioni sono state condannate a risarcire per centinaia di migliaia di euro uomini, donne, ciclisti pedoni che hanno avuto danni -anche gravi- per cadute da buche. Un ciclista medio lo sa bene che per un buco nell’asfalto ci puoi rimanere secco. Ma oltre alle buche c’è l’asfalto insidioso per sbrufolomanento congenito. Non saprei come altro descriverlo: ci sono asfalti all’apparenza perfetti, alla vista nuda e cruda anche di bell’aspetto e buon colore, ma che percorrendoli fanno sobbalzare pneumatici, ruote, sospensioni e fegati.

Come se contenessero in segreto quei rallentatori di traffico nei pressi degli incroci pericolosi. Tanto per farci degli amici andiamo a fare qualche esempio di strade con asfalti da primato. E’ abbastanza nota per le sue buche improvvise e per le banchine impraticabili la superstrada E45 Cesena Orte, nei vari tratti, quando sono aperti ovviamente, e già percorrere una sola corsia di marcia sembra un miracolo. Un po’ come stare sulle montagne russe.

Una provinciale con buche improvvise e rattoppi sicuramente non migliorativi è la Borgoforte Scorzarolo Cesole Marcaria, l’unica strada che dalla Bassa Mantovana porta verso la statale Cremonese. E’ il distretto dei grandi allevamenti suinicoli e su queste strade transitano autoarticolati con rimorchio da 100 maiali a carico, autoarticolati che voi umani nemmeno vi immaginate. Praticamente stalle su ruote.

Devi andare a zig zag e diventi bravo nei videogiochi a spese delle tue gomme. Una strada con asfalto curiosamente sussultorio è quella che porta dalla tangenziale di Bologna a Castel Bolognese, un paio di chilometri al massimo, dalle sorprese curiose: sussulti come se  il tracciato fosse volutamente segretamente accidentato.

Ci sono invece asfalti che ti fan venire la voglia di percorrere la relativa strada anche a ripetizione come certi conglomerati bituminosi in località turistiche della Versilia o del Lago di Como. Sarà forse l’effetto vacanza. Lo vedi già se un buon asfalto ti attrae dal colore: quelli grigi antracite sono spesso a rischio quelli rossicci o verdastri ti producono persino musica alle orecchie via pneumatici.

Poi c’è il caso dell’asfalto di via dell’Osmannoro, periferia di Firenze,  accesso privilegiato dalle autostrade a Sesto Fiorentino, grosso centro a ridosso del capoluogo toscano concentrato di storia, ambiente e dormitori. L’asfalto di per sé non è male, quasi privo di buche, ma con sequela continua di veicoli. Un strada senza pausa.

Qui hanno costruito il Polo Scientifico dell’Università di Firenze, un bel campus con geografie americane. Peccato che per accedere al campus da via dell’Osmannoro ci sia un incrocio -stretto vecchia maniera-  e per accedervi, venendo da Sesto,  bisogna pregare visto il traffico intenso sulla principale. Il conducente che ti arriva di fronte deve provare  compassione, solo così ti lascia passare. Di tuo non riusciresti.

La via che porta dall’Osmannoro al Polo Scientifico, con centinaia di aule e laboratori, migliaia di docenti, studenti, ricercatori, si chiama Viale delle Idee. Ce ne vorrebbe una, neanche tanto originale, per immaginare una rotonda. Anche l’asfalto ringrazierebbe.

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, asfalto, bologna, danni, euro, firenze, studenti

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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