La storia è risaputa: a Roma in occasione del recente incontro bilaterale tra Italia e Iran, qualche zelante buontempone ha provveduto a sottrarre alla vista dell’ospite, il presidente Rouhani, alcune statue dei Musei Capitolini potenzialmente inopportune, solo pro tempore, poiché mostravano realisticamente seni turgidi e chiappe sode. Caratteristiche solitamente accolte con favore in occidente, ciò non può dirsi altrettanto verso oriente. Così questo intraprendente funzionario, usufruendo di un’impropria autonomia verosimilmente al tempo riconosciutagli nel mansionario, ha provveduto ad inscatolare la Venere Capitolina, la Leda col Cigno e altre opere che da tutto il mondo vengono per poterle ammirare dappresso e che in tutto il mondo si studiano.
A ventiquattrore da questa triste operazione di maquillage all’inverso è scoppiata la polemica. Come al solito: a Palazzo, dove chiunque ha libero accesso e può maneggiare le uova credendole infrangibili, hanno fatto l’ennesima frittata che ha suscitato biasimo e sarcasmo. Poi sono partite argomentazioni e distinguo a bizzeffe. A seguire la ricerca affannosa delle responsabilità che difficilmente in questi casi sortisce qualche soddisfazione. Intanto, e questo ci preme evidenziare, un altro casino è stato fatto e nessuno può più rimediare.
Comunque i sospetti sono caduti su qualcuno del Cerimoniale di Stato presso Palazzo Chigi, peraltro struttura alle dipendenze della Presidenza del Consiglio, che provvede anche all’organizzazione delle visite delle delegazioni estere. Poi è stato tirato in ballo il Cerimoniale diplomatico della Repubblica Italiana, ufficio inquadrato presso la Farnesina, con compiti istituzionali, ci pare, assai simili. Che c’è di meglio di un tipico italico duplicato di funzioni per il palleggio delle responsabilità?
La politica, chiamata in causa, ha naturalmente negato di aver dato indicazioni a chicchessia. Né tecniche né pudiche. Nemmeno si è riparata dietro le abusate ragioni di opportunità. Renzi e Franceschini, solerti anfitrioni di Rouhani e coprotagonisti nel panorama censorio, hanno mostrato uno stupore e un’incredulità che francamente poco si addice loro e che meglio sarebbe stato, a proposito di mostrare o meno, nascondere. Perfino a sinistra, dove notoriamente bisticciano con il concetto d’identità – di cui riteniamo la cultura quota rilevante – hanno obiettato su questa storiaccia. Noi diciamo che ignorare le proprie radici è da imbecilli e nascondere la propria cultura equivale a negarla. E poi pensare di cagionare imbarazzo agli ospiti è un additivo di ospitalità che nel nostro abituale Barnum proprio non possiamo permetterci.

Lascia un commento