È quanto ci mandano a dire il tragico blitz costato la vita di un nostro connazionale e la sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato la condanna di Dell’Utri.

Il primo fa definitivamente giustizia di una delle piú grosse, sfrontate e stupide bufale che siano state propalate in Italia dal coro dei media genuflessi di fronte al presidente del consiglio Mario Monti. Mi riferisco al presunto recupero di prestigio internazionale da parte dell’Italia con l’avvento del governo dei tecnici. Lo sapete: Pensalibero si è sempre sforzato di contestare questa stupidaggine. E, puntualmente, i fatti si sono incaricati di darne conferma. Il nostro prestigio internazionale è talmente rasoterra che il governo di sua Maestá britannica non si è sentito in dovere di fare nemmeno una telefonata di cortesia per preavvertire del tragico blitz che ha portato, in Nigeria, all’uccisione dell’ing. Franco Lamolinara, prigioniero di un gruppo di terroristi, forse collegati ad Al Qaeda. Purtroppo non è l’unico schiaffo che l’Italia ha dovuto subire in questi ultimi giorni. Giorni nei quali dobbiamo registrare anche l’episodio dei nostri due militari che l’India vorrebbe processare per un tragico incidente, l’uccisione di due pescatori indiani, avvenuto in acque internazionali e, dunque, fuori della giurisdizione indiana.
Dunque è confermato: non per recuperare prestigio internazionale è stata sospesa la democrazia nel nostro Paese, ma per offrire ad alcuni circoli internazionali, politici e finanziari, prova e garanzia che ci saremmo attenuti alle loro indicazioni e poter trattare il prezzo della fine degli attacchi destabilizzanti contro il nostro sistema finanziario.
Non saranno i tecnici senza investitura popolare a risolvere il problema del nostro scarso peso nel mondo. Il compito, immane, spetta alla politica. Che dovrá dotarsi finalmente di una visione chiara degli interessi nazionali sul piano economico e politico, stabilire le prioritá, e dotarsi di una rete di relazioni multilaterali e/o bilaterali fondata realisticamente sulla reciprocitá degli interessi.
Il secondo evento ripropone, finalmente in termini seri, il groviglio inestricabile e drammatico l’aberrante degenerazione del sistema giudiziario italiano. Ed è significativo che a farlo sia la massima espressione di tale sistema: la Corte di Cassazione. La quale, annullando la condanna per mafia del senatore Dell’Utri, ha ribadito il piú antico e civile principio della cultura liberale. Le condanne perseguono reati espressamente previsti come tali dalla legge penale: vale a dire comportamenti. E le accuse devono essere sorrette da prove, una sull’altra, non da fumose ricostruzioni storiche, come troppo spesso avviene in Italia.
Ribadire questo elementare principio di civiltá oggi conta, non schierarsi per la colpevolezza o l’innocenza di Dell’Utri.
In un Paese che, a differenza del resto dell’Europa, non si è mai potuto giovare di una alternativa di governo di sinistra, le scomposte reazioni di quella parte che puó definirsi “sinistra del cappio” danno ampia spiegazione di questa anomalia. E rafforzano la convinzione che una vera sinistra liberalsocialista ne sarebbe il giusto antidoto.

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