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Anche Scalfari a volte può sbagliare

di Silvano Miniati | 19 Febbraio 2012

Quello della natura del PD è problema complesso, se è vero che tra le tante forze contraenti, che furono appunto definite “cofondatrici”, sono rimaste organizzate e visibili soltanto DS e Margherita.

Ho letto e riletto l’editoriale domenicale di Eugenio Scalfari e confesso di essere rimasto sconcertato più che sorpreso dalla disinvoltura con la quale, in un semplice post-scriptum, il fondatore de La Repubblica ritiene di chiudere una volta per tutte il problema della collocazione internazionale del PD.
Disinvolto e anche un tantino arrogante il tentativo di utilizzare quelle poche righe per indicare un gruppo di dirigenti del PD come persone incapaci di ragionare e per tentare di mettere il segretario Bersani con le spalle al muro.
In poche righe, Scalfari intima a Bersani di chiarire da che parte sta, minacciando di ritirare la propria fiducia ad un partito con il quale si è schierato fin dal suo sorgere.
Non ci si preoccupa affatto di fornire ai lettori una indicazione delle parti, ma si chiede a Bersani di chiarire subito da che parte stia.
Va da sé che, dallo scritto, si intravede la parte contro la quale occorre stare, cioè quella di coloro che vorrebbero dichiarare, anche formalmente, concluso il processo di socialdemocratizzazione del PD.
Appare abbastanza chiaro che Scalfari, immemore delle sue frequentazioni con Lombardi, Giolitti e Ruffolo, consideri del tutto impronunciabile la parola socialdemocratico.
L’episodio in sé appare ancora più sorprendente se si tiene conto che il post-scriptum conclude un’analisi generale sui problemi dell’Europa, dalla quale emerge a tutto tondo la gravità della crisi sociale, politica ed economica nella quale ci dibattiamo.
La presa di posizione di Scalfari, che a distanza di poche ore ha dato il via a prese di posizione vagamente terroristiche da parte di ex Margherita e di Marco Follini, ci avvertono che, ancora una volta, in nome dell’unità del PD che verrebbe minacciata, ogni riflessione potrebbe essere bloccata.
Quello della natura del PD è problema complesso, se è vero che tra le tante forze contraenti, che furono appunto definite “cofondatrici”, sono rimaste organizzate e visibili soltanto DS e Margherita, mentre i poteri di veto verso ogni vera innovazione che superi il potere a due sono purtroppo rimasti tali.
A ben vedere, fu così anche quando nacque la federazione dell’Ulivo, che prometteva un vero e proprio rimescolamento delle carte e anche un superamento dell’annessa questione della collocazione internazionale ed europea, se è vero che, in quelle sedi, ex comunisti, socialisti, cattolici, ma anche laici ed ecologisti stavano convergendo sull’ipotesi di aderire a un PSE in trasformazione e destinato a diventare partito dei socialisti e dei democratici europei.
E’ noto a tutti che quel tentativo abortì per la scelta di Rutelli di impedire il decollo della federazione dell’Ulivo così come ogni apertura vera alle liste civiche.
Agli amici e compagni che stanno utilizzando l’uscita di Scalfari per riscoprire paure che, come quella di morire socialisti, non hanno alcuna ragione di esistere, potremmo consigliare di riflettere su un dato che appare oggi indiscutibile.
La crisi che attanaglia l’Europa è certamente figlia della crisi più generale dell’economia e del capitalismo occidentale, ma la sua accentuazione è figlia dei governi della destra europea.
Merkel-Sarkozy-Cameron hanno, con le loro politiche, aggravato la crisi e oggi cercano di risolverla con rimedi peggiori del male.
Il loro punto di riferimento europeo è il PPE, nel quale si ritrovano tutti coloro che, pur odiandosi tra loro, hanno in comune la volontà di continuare a governare in nome del mercato e delle teorie liberiste più sfrenate.
Si tratta di una destra senza idee, che si oppone di fatto alla crescita e non riesce neppure a frenare l’aumento di spinte razziste e xenofobe, che rappresentano l’essenza stessa dei localismi che stanno uccidendo l’Europa.
Con questa destra l’Europa non andrà da nessuna parte, mentre della destra democratica, moderna e liberale tanto invocata non si intravedono neppure gli albori.
I momenti più alti nella vita del nostro continente sono stati frutto dei governi socialdemocratici e progressisti, la destra è stata capace di tagliare, smantellare senza costruire nulla di nuovo.
Le socialdemocrazie europee hanno sicuramente commesso errori, il più grave di tutti quello di avere in parte perso ogni capacità di rinnovamento e di innovazione.
Oggi, però, tutti hanno chiaro che con i socialdemocratici al potere in Germania, Francia e Inghilterra tutto sarebbe diverso. Nessuno può fare miracoli, ma è ovvio che cure giuste possano curare i mali che ci affliggono in modo più efficace ed equo.
Dopo anni di crisi e di silenzi, un qualche risveglio riformista incomincia a manifestarsi in Europa. Proporre che PD, PSI e parti consistenti della sinistra stiano là dove soffia il vento non dovrebbe spaventare proprio nessuno.

Pubblicato in : Primo piano

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