La differenza sostanziale è tra i “costi della politica” ed i “costi della non-politica”. Perché è bene che ci sia chiaro: quello che tutti i giorni viene discusso sul giornale è non politica.

Partiamo dalla tanto famosa “casta”. Essa è formata, generalmente, da un ristretto numero di persone detentrici di potere, anche ma non solo economico, che possono con la loro “aggregazione” condizionare determinate situazioni per ottenerne vantaggio.
Ebbene, ecco che allora le due formule “meno rappresentanti e più democrazia” e “stop indennizzo” non possono essere le formule giuste. Non è proprio con meno rappresentanti che è più facile crearla, la casta? E non è lasciando solo ai ricchi la possibilità di adoperarsi in politica che la si forma, la casta? Quando i nostri padri costituenti introdussero l’indennità parlamentare, essi volevano offrire a tutti i cittadini la possibilità di impegnarsi per il proprio paese e non solo alla “ristretta casta” di principi, baroni, conti o grandi borghesi..
Ciò premesso non intendo certo dire che tutto vada bene. La differenza sostanziale è, e deve essere, a mio giudizio, però, quella tra i “costi della politica” ed i “costi della non-politica”. Perché è bene che ci sia chiaro: quello che tutti i giorni viene discusso sul giornale è non politica. Ed in questa maniera chi la fa da padrona è l’antipolitica. Dunque, se non vogliamo tornare indietro di sessant’anni è bene che la discussione verta su altri argomenti.
Dobbiamo fare sì che la politica ritorni ad essere un impegno sociale, e che l’indennità rappresenti l’autonomia decisionale del politico e non una formula di arricchimento.
Da dove partire? Per esempio, potremmo iniziare dai compiti di segreteria affinché vengano affidati ai gruppi parlamentari anziché ad un singolo parlamentare. Inoltre la diaria, non solamente legata alla presenza ma comprensiva anche dei rimborsi per gli spostamenti in funzione della distanza, delle comunicazioni, dei soggiorni romani per i parlamentari di altre regioni. Insomma, la diaria come “rimborso standard”. Ed il di più a carico dei singoli. Diaria che, naturalmente, deve diminuire proporzionalmente alle assenze. Naturalmente altrettanta attenzione va posta in quelli che vengono definiti i “vitalizi” dei parlamentari. Anche qui basterebbe poco. Il metodo contributivo come per quaslasi altro lavoratore; soglia dei 65 anni per l’ottenimento degli emolumenti e “liquidazione” per il reinserimento pari ad un massimo di circa 2 mensilità. In fondo, pensando alla attuale gestione dei licenziamenti, questa potrebbe essere una soluzione più che soddisfacente.
E’ solo con piccoli ma essenziali interventi come questi che si potrà non cadere più nella semplificazione “parlamentari=casta”. Le caste, ricordiamocelo, nella nostra società sono ben presenti e sono, ad esempio, quella dei notai, quella dei farmacisti o quella degli avvocati, come ha evidenziato anche l’ultimo tentativo di liberalizzazioni…. Ma anche quella dei manager bancari… che quando vengono liquidati percepiscono compensi milionari che non derivano altro che dalle “nostre” commissioni bancarie… anche quello che riteniamo privato è più pubblico di ciò che si pensa…
Le caste, in generale, si combattono con maggior democrazia, con maggior apertura, con maggior trasparenza… non con la riduzione del numero tout court.
La politica, quella vera, deve avere un costo, un costo pubblico, verificabile attraverso la pubblicazione obbligatoria del reddito e delle spese di ogni candidato-eletto a qualsiasi livello, dalle circoscrizioni al parlamento.
Queste mie riflessioni in libertà sono solo un piccolo “Post”, ma tengono conto della necessità che, in una democrazia moderna, rappresentanza-rappresentatività siano concatenate e necessarie, visto anche l’aumento delle conoscenze che tutti noi abbiamo attraverso i moderni strumenti tecnologici, altrimenti l’aumento dei costi della non politica sarà sempre maggiore.

Lascia un commento