A seguito dello smembramento della Protezione Civile avvenuta dopo l’inchiesta per le Grandi Opere e dopo l’addio di Bertolaso, la Protezione Civile non è più la stessa.

A far le spese per i disagi, infatti, è stata soprattutto Roma, investita da bufere sia climatiche che istituzionali, vista la polemica che si è innescata tra l’Amministrazione comunale capitolina e la Protezione Civile. Il gelo, è proprio il caso di dire, tra il sindaco Gianni Alemanno e Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, è iniziato dopo la grande nevicata della passata settimana, che ha messo a nudo molti problemi nella gestione della situazione meteorologica dal punto di vista della mobilità cittadina. Se è vero che una città come Roma si blocca anche solo se va in tilt un semaforo, a causa del proverbiale congestionamento automobilistico che la caratteristica, e se è vero che una nevicata del genere a Roma narrano non si vedesse dal 1956, è innegabile che comunque la gestione dell’emergenza ha reso palese delle gravi lacune. Lacune che hanno creato notevoli disagi visti i pochi mezzi spalaneve e spargisale in giro, gli alberi divelti dalla neve e le persone intrappolate nelle proprie auto per ore ed ore.
Alemanno e il Comune hanno fatto ricadere le responsabilità dell’accaduto (seppur mitigate dall’eccezionalità dell’evento climatico) sulla Protezione Civile, non più all’altezza di svolgere egregiamente i compiti che ad essa competono. Il sindaco infatti, senza troppi giri di parole, ha definito le funzioni odierne della struttura come in mano a dei «passacarte».
E in effetti lo smantellamento dell’ente dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la struttura di Bertolaso sembra abbia influito sulla gestione dell’emergenza neve. A seguito dello smembramento della Protezione Civile avvenuta dopo l’inchiesta per le Grandi Opere e dopo l’addio di Bertolaso, la Protezione Civile non è più la stessa e il suo depotenziamento potrà forse creare ulteriori problemi in futuro nella gestione di nuovi rischi. Si fa dunque impellente l’esigenza di ricreare una struttura che sia in grado di aiutare le amministrazioni locali a far fronte a potenziali emergenze ben più gravi della neve sulla Capitale. Evento che comunque ha creato non pochi problemi e disagi.
Quindi una struttura come quella odierna, depotenziata nei mesi scorsi dopo le inchieste e le levate di scudi della sinistra, non serve a nessuno e tanto meno ai comuni. I comuni, infatti, non possono esser lasciati soli a gestire le emergenze senza un’istituzione forte che li guidi e li indirizzi, istituzione che adesso rischia di esser solo una struttura burocratica senza un’anima forte che abbia la capacità di coordinare al meglio le situazioni di crisi.
Il sindaco Alemanno, sommerso dalla neve e dalle critiche, ha dichiarato che bisogna tornare ad avere una struttura più forte, che sarebbe utile far rientrare sotto il Ministero dell’Interno. Il sindaco, attaccato da più parti, non sarà totalmente esente da colpe. Ma non si può non riconosce ad Alemanno di aver ragione nel constatare che la Protezione Civile non sia più quella di una volta, privata di risorse e possibilità di intervento.
Posizione, questa, che è rafforzata anche dalle dichiarazioni dell’Anci che, sposando la tesi di Roma Capitale, ha dichiarato che «esiste una consistente confusione di competenze che finiscono sempre per scaricare le responsabilità sul livello politico più a contatto con la vita dei cittadini».Insomma, lo scarica barile non paga mai, ma quando si è davanti al sentore di aver a che fare con una struttura burocratica smantellata e depotenziata si fa bene a porre il problema, e bene ha fatto Alfano a pretendere una commissione, schierandosi con l’amministrazione capitolina. Questa vicenda deve perciò far riflettere sulla necessità di ricreare una struttura organizzativa per la gestione delle emergenze che sia funzionale, utile, interventista e decisionale, come fu quella di Bertolaso e come pare non esser quella attuale.

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