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Giovani e lavoro in salsa d’Europa

di Fabrizio Binacchi | 5 Febbraio 2012

Bene le task force anti-disoccupazione della Commissione europea che visitano e danno indirizzi nei singoli stati perché o la politica dell’occupazione giovani è europea o non è per nulla una politica.  

Mentre qui da noi tornano a scontrarsi nella disfida dei soldi ai partiti (partiti da mo’) e la sotterranea guerra sulla responsabilità dei giudici, in giro per l’Europa si cerca una strada per dare una risposta e un progetto al problema dei problemi: il lavoro per i giovani. E non solo o non tanto per una esigenza di etica pubblica e di coscienza di generazione quanto per un banale ma fondamentale principio economico. Le nuove iniziazioni di risorse lavoro sono parte integrante dello sviluppo. E’ quindi chiaro che quando si parla di risanamento e ripresa in Europa si parla tout court di giovani e lavoro. Le cifre in giro per l’Europa sono allarmanti. Ma non dovunque. La scommessa 2012 per la commissione europea che dovrebbe combattere l’emergenza di una disoccupazione che in alcuni stati europei è davvero allarmante. Lo dice chiaramente il presidente Barroso che scrive a otto stati membri tra cui l’Italia dove la disoccupazione giovanile e l’inoccupazione è a livelli da codice rosso. Lo chiede il Parlamento europeo perché senza politica per i giovani e il lavoro non c’è crescita, lo sanno tutti.

Bene le task force anti-disoccupazione della Commissione europea che visitano e danno indirizzi nei singoli stati perché o la politica dell’occupazione giovani è europea o non è per nulla una politica, non ci possono essere macchie di leopardo così diverse: qui Piemonte Lombardia Toscana cioè Italia un giovane su tre a casa e ad esempio,  là in Baviera, Germania, disoccupazione al minimo storico. Esempi di due regioni a loro modo locomotiva d’Europa.

Bisogna aumentare gli scambi, bisogna accelerare le condivisioni,  ricorrere inoltre ai meccanismi Ue, senza costi e oneri amministrativi ”per aumentare il numero dei giovani che lavorano o studiano in un altro Stato membro.

Ma conoscere non basta più, occorre produrre per far lavorare.

Proprio sulla linea calda dell’occupazione e della crescita l’unione europea chiede un binario privilegiato con l’Italia, dove le dottrine Monti anche sul lavoro possono essere un buon programma e dove le task force possono anche imparare,  oltre che indicare. C’è bisogno di coinvolgere in atti concreti e da subito fondi europei per l’occupazione giovanile, le autorità nazionali competenti per i fondi strutturali, l’occupazione e l’istruzione, così come le parti sociali. Una svolta di contenuti e di forma. Ma non può restare solo una procedura, altrimenti diventerebbe uno strano modo per prendere tempo quando di tempo ce n’è sempre meno.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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