Nella riunione della Segreteria del PSI sono stati affrontati i temi inerenti la legge elettorale, nazionale e locale.
Senza tanti clamori e propaganda il PSI ha fatto la sua parte nella raccolta firme per l’abrogazione dell’attuale legge elettorale.
Non c’è entusiasmo per il ripristino della precedente legge, il “Mattarellum”, che di fatto non permette ai cittadini di scegliere gli eletti, ma solo di scegliere fra candidati di schieramenti opposti predeterminati.
La convinzione poi che qualsiasi azione forte, sostenuta dai cittadini stanchi della politica della seconda Repubblica, sia un impulso per tutte le forze politiche a cambiare l’attuale legge, ha di fatto prevalso sui contenuti dei quesiti referendari che abrogano in toto o in parte la legge stessa.
Non ci nascondiamo comunque dall’esprimere la preferenza per una legge proporzionale, anche se con sbarramento, ma con collegamenti di lista per non disperdere nessun voto.
Analoga la posizione, espressa anche in passato, per quanto riguarda la legge elettorale in Provincia di Bolzano. In una realtà dove meno di un terzo (27,6 %) della popolazione si dichiara appartenente al gruppo linguistico italiano, non è accettabile alcuna forzatura aggregativa delle forze politiche, imponendo di fatto la creazione di blocchi, solo per rispondere al risultato che ne deriverebbe dall’applicazione del sistema D’Hondt, tanto caro alla SVP.
Appare evidente che detto sistema è accettato da coloro che ne possono trarre beneficio, ma non può che essere contrastato da coloro, fra i quali il PSI, che hanno a cuore la rappresentatività politica popolare, senza forzature ed operazioni da “maghi analisti”.
Prova ne é il principio applicato, che garantisce alla popolazione ladina addirittura la rappresentanza in giunta, pur con una rappresentatività, desunta dal censimento 2001, inferiore al 5 %.
Quindi non è accettabile che si tuteli una minoranza ladina e si danneggi una minoranza italiana.
Nel regno della “proporzionale” e del proporzionale, corre l’obbligo a “proporzionare” anche la rappresentanza politica, senza perciò obbligare gli italiani ad ogni ipotesi di lista unica per gli italiani, perché ciò significherebbe inasprire il confronto sul piano etnico nei suoi aspetti più deleteri, accentuando le contrapposizioni fomentate dai rispettivi nazionalismi, con le perniciose conseguenze che questa provincia ha già vissuto.
In questo senso vale il principio socialista della democrazia rappresentativa, quindi contrari al dimezzamento dei parlamentari e dei consiglieri, favorevoli invece al dimezzamento delle indennitá degli eletti.
Alessandro Bertinazzo (avantidelladomenica.it)
*Segretario PSI dell’Alto Adige

Lascia un commento