Ancora una volta il presidente Napolitano ha detto la verità. Una verità
scomoda che il piccolo Psi doveva avere il coraggio di dire anche prima.
E cioè che della crisi portano una responsabilità sia la maggioranza,
che l’ha sempre negata, sia l’opposizione, che l’ha solo attribuita alla
maggioranza. E’ così. In tutto il mondo, a prescindere dall’esistenza di
governi di destra o di sinistra, le maggioranze sono alle corde. Obama è
sotto i colpi, non solo dei repubblicani, ma anche di parte del suo
stesso elettorato, Zapatero ha rinunciato a insistere e il suo partito
va ad elezioni anticipate senza di lui, il governo socialista greco si
è dimesso, l’Inghliterra deve fare i conti con una rivolta tumultuosa e
anche violenta di giovani di diversa stratificazione sociale, Berlusconi
tira avanti con l’appoggio degli Scilipoti. E’ sempre più indispensabile
affrontare la crisi, che è internazionale, con uno sforzo collettivo, e
senza negare l’esistenza di fenomeni mondiali che non dipendono dalla
volontà dei singoli governi. Un governo di unità nazionale sarebbe il
più idoneo per affrotare una crisi che è di sistema (non solo italiano,
ma occidentale). Un governo dell’emergenza economico-finanziaria che
metta insieme le forze più rilevanti e le intelligenze più vive sarebbe
anche in Italia (ma in realtà nell’Europa tutta) la soluzione migliore,
almeno nella fase della crisi più acuta. Galli della Loggia, sul fondo
del Corriere di qualche giorno fa, attribuisce alla mancanza di
autorevolezza della politica, almeno a livello europeo, la
responsabilità primaria della crisi. Certo se essa è lasciata al libero
dominio della speculazione e se non arrivano modifiche politiche sul
libero mercato finanziario, questo è certamente responsabilità delle
classi governative, che non solo non generano fiducia sui mercati, ma
sembrano all’angolo e in procinto di gettare la spugna. E certamente il
fatto che in Europa, dopo sono riemersi, da parte di Francia e Germania,
dannosi egosimi nazionali, manchi un vero dicastero dell’economia e che,
così mancando, si lasci libera iniziativa politica alla Banca centrale,
la dice lunga sull’abdicazione d’una politica sempre più debole nei
confronti d’una finanza che domina. E’ vero, lo sottolinea della Loggia,
non ci sono più i De Gaulle, le Tatcher, i Kohl, e noi potremmo
aggiungere i Mitterand, i Craxi, i Brandt e nemmeno i Blair. Ma occorre
evitare di rimpiangere semplicemente le cose che mancano e concentrarsi
sulle cose che s’impongono. Napolitano ha ragione. Basta con la politica
strumentale delle attribuzioni delle responsabiltà sempre
all’avversario. Si chiami Prodi ieri e Berlusconi oggi. E i due governi
citati ne hanno tantisime. Quel che conta oggi è uno sforzo massimo per
evitare all’Italia la discesa nel baratro. Non si danza sul
Titanic dilungandosi a discettare su chi ha più responsabilità
dell’affondamento. Si cerchi insieme una via di scampo. Il Psi appoggi
la linea di Napolitano e diventi il partito del presidente della
Reppublica. Senza se e senza ma.
Mauro Del Bue

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