Proviamo a parlare di politica, nonostante tutto.
Per salvare se stessa, la sinistra dovrebbe salvare Berlusconi. Non parlo del centrosinistra con o senza trattino, dell’Ulivo vecchio e nuovo, e tanto meno del nuovissimo Cln che si va rapidamente formando. Parlo della sinistra italiana, di un movimento di idee e di ideali, di donne e di uomini che da centocinquant’anni si batte per la giustizia e per la libertà; parlo del cuore della sinistra, della sua natura profonda, del suo orizzonte culturale e ideale.
Il cuore della sinistra non è il giustizialismo, né il moralismo, né tantomeno l’invidia sociale e il rancore. Nel cuore della sinistra c’è l’idea di una società libera di uomini liberi, capace di governarsi da sé, solidale e aperta. Lo strumento che la sinistra occidentale ha individuato fin dalla sua nascita per realizzare questo ideale è la politica: cioè la mediazione e la costruzione del consenso, la proposta e il voto democratico.
Ci troviamo in Italia, al termine della lunga transizione cominciata nel ’92-’94, in una situazione per molti aspetti disperata. Non è un problema di immagine, ma di sostanza. All’arretratezza strutturale del nostro Paese, all’inefficienza della sua pubblica amministrazione, all’enormità del debito pubblico si sono aggiunti negli anni la dissoluzione di uno spirito pubblico condiviso, il venir meno dell’idea di nazione unitaria, la trasformazione dello scontro politico in faida e caccia all’uomo, l’affermazione del potere extrademocratico della magistratura.
Il sonno della politica ha generato mostri: e ora quei mostri, nell’ingoiare Berlusconi, rischiano di cancellare quel poco di equilibrio costituzionale che ancora sorregge la precaria democrazia italiana. La sinistra ha il dovere di intervenire.
Sia chiaro: Berlusconi è stato, fin dalla sua discesa in campo, fra i più accaniti avversari della politica, e se ora si trova nella situazione in cui si trova la causa è fondamentalmente e sostanzialmente politica: dopo la grande vittoria del 2008 il presidente del Consiglio avrebbe dovuto riconciliare il Paese – come effettivamente aveva cominciato a fare, fino alla famosa festa di compleanno di Casoria – anziché spaccarlo; avrebbe dovuto fare le riforme promesse, anziché ingolfarsi in una sequenza senza fine di leggi (spesso abortite) ad personam; avrebbe dovuto (e potuto) conquistare Casini, anziché espellere Fini.
Gli errori di Berlusconi, tuttavia, non mutano né diminuiscono le responsabilità della sinistra. Che oggi si trova ad un bivio cruciale: assecondare l’ondata che cresce dalla società (in)civile, da settori importanti della magistratura, da gran parte dell’establishment e dei suoi giornali, dalla leadership di Confindustria, da un bel pezzo di cattolicesimo italiano e da settori sempre più consistenti del Pdl, e partecipare, ancora una volta in modo subalterno, al nuovo piazzale Loreto che si sta allestendo; oppure scegliere con coraggio e con speranza la strada della politica.
Che vuol poi dire poche semplici cose: rifiutarsi di partecipare in qualsiasi forma a qualsivoglia discussione sulle vicende giudiziarie e/o private del presidente del Consiglio; chiedere con forza le elezioni anticipate; spiegare agli italiani quale idea abbia la sinistra per il futuro del Paese; preparare una coalizione e una leadership capaci di conquistare la maggioranza degli elettori.
Se riuscirà a salvare Berlusconi, la sinistra italiana salverà se stessa.
Fabrizio Rondolino – The FrontPage.it

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