Mentre i milanesi ritornano, un po’ svogliatamente, alle loro occupazioni di sempre, compiacendosi ancora per qualche giorno dell’inusitata abbondanza di parcheggi e maledicendo a mezza bocca il caldo, tiene banco il tormentone delle elezioni.
Si vota? Quando si vota? E per chi? Siccome Belykize, che di mestiere fa la zingara in quel di Brera ed è considerata fonte affidabile ogni oltre ragionevole dubbio, ha deciso di prolungare i suoi soggiorni nell’est Europa per il matrimonio di un parente, temo di non essere in grado di dare risposte che non vadano a spanne. Concentriamoci quindi su Milano dove, salvo improvvisi rivolgimenti politici, si voterà nella prossima primavera. La Moratti è il candidato della destra e i leghisti fanno sapere che, come soci nella maggioranza (o di maggioranza, se preferite…), lo scranno del vice-sindaco, sul quale da tempo vigila De Corato, spetta a loro. Al leghista Salvini, pare.
Chi è il candidato sindaco della sinistra? Certo la sinistra avrà un autorevole candidato capace di contendere la città ai conservatori, di insinuarsi nelle loro debolezze e infine di rendere Milano un laboratorio progressista per l’Italia intera. Per il nome, a quanto pare, dobbiamo attendere anche in questo caso il ritorno di Belykize o, più prosaicamente, la venuta di Bersani alla festa dell’Unità dove, i ben informati giurano, si presenterà con un sigaro e un candidato sindaco. Il primo per sé, il secondo per la città.
Così, mentre i nomi dei papabili match-winner si susseguono seguiti da boati, incitamenti e, puntualmente, smentite (ultima quella di Boeri su Affari Italiani), rimane in campo il partito pro-primarie, che in una certa misura coincide con i simpatizzanti dell’avvocato ex rifondarolo Giuliano Pisapia. Persona, come si è detto, d’alto profilo, ma la cui candidatura non sembra, a oggi, essere in predicato di prendere quel 51% che vale la posta. Contro Pisapia alle primarie potrebbe candidarsi il consigliere provinciale del Pd, ma di fede socialista e riformista, Roberto Caputo. Ma il pubblico delle primarie non coincide con quello delle elezioni vere e proprie e così Pisapia potrebbe vincere il derby di sinistra, ma perdere la sfida stracittadina con donna Letizia.
Due argomenti, conflittuali, ma mio avviso egualmente validi, vengono portati dai fautori di una candidatura di sinistra-sinistra e da quanti sperano, viceversa, in una candidatura riformista che allarghi gli orizzonti elettorali del centro-sinistra. I primi ricordano come ci sia un’emorragia di consenso a sinistra, dove l’elettorato si rifugia nell’astensione se non è messo di fronte a progetti che possa condividere. I secondi fanno notare come i maldipancia nella destra milanese liberino voti e energie che difficilmente possono essere attratte da un progetto eccessivamente gauchista.
E se le primarie non si facessero? Se ai banchi di partenza trovassimo tre candidati: la Moratti, Pisapia e un candidato che presenta un programma riformista? Così al primo turno Pisapia fa il pieno a sinistra, la Moratti cerca di fermare le emorragie a destra, il terzo prende i voti di quella Milano che non si riconosce poi molto nei disegni ideologici, ma che ha bisogni e necessità ai quali la politica deve dare una risposta. La Milano del fare, quella che si alza la mattina e porta i bambini all’asilo, che deve pagare il mutuo, che ha le scadenze lavorative stressanti e non per questo vuole rinunciare a una qualità della vita che è fatta di cose piccole, ma funzionali: il verde, i mezzi pubblici che funzionano, eventi culturali al livello delle aspettative di una grande città europea, una rete di solidarietà che faccia di Milano una città produttiva e allo stesso tempo non ingiusta, un’idea di riqualificazione e sviluppo delle aree industriali dismesse, delle aree di pertinenza degli scali ferroviari, una visione di città, urbanistica, sociale e umana, che trasformi i grandi problemi attuali in dinamiche di crescita.
Così al primo turno…al ballottaggio….manca un anno e Belykize mi ha promesso che torna.
Tomaso Greco www.leragioni.it

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