L’ultima sparata di Fini, relativa alla formazione dei Circoli di “ITALIA Unita” per una maggiore presenza sul territorio e, di conseguenza, una maggiore forza contrattuale politica, deve essere valutata come notizia giornalistica in attesa di capire il comportamento di Fini quando avrà ascoltato il canto delle sirene D’Alema, Casini, Rutelli, Veltroni e Montezemolo, che mirano ad allontanarlo dal PDL per indebolire Berlusconi.
Fini, come il PD, l’IDV, Beppe Grillo, sostiene la battaglia per la legalità, la trasparenza, il rispetto della Magistratura, della più alta carica dello Stato per non correre gli stessi rischi di Berlusconi da parte della Magistratura e tentare di aumentare il suo prestigio politico.
E’ legittimo, per chiunque, voler migliorare le proprie posizioni sociali, politiche, economiche se le doti professionali e carismatiche lo consentono.
Molte cose sono poco chiare nel comportamento politico di Fini, al punto di sospettare che subisca delle pressioni esterne a portare avanti tali comportamenti.
Sono poco convincenti le dichiarazioni di essere leale cofondatore del PDL e di pretendere solo una maggiore democrazia nella gestione del Partito, quando poi, non perde occasione per contraddire tutte le iniziative politiche di Berlusconi e del gruppo dirigente il PDL.
Fini giustifica con tali dissertazioni il mantenimento della Presidente della Camera, nonostante la sonante sfiducia da parte dei suoi stessi parlamentari ex An.
Una spiegazione merita la strana coincidenza del dissenso tra Fini e Berlusconi con il terremoto fatto scoppiare dalla stampa sul caso Scajola, Verdini, Gi Otto e terremoto dell’Aquila. In ogni caso, gli atteggiamenti di Fini hanno indebolito l’immagine del Governo Berlusconi.
La memoria storica fa ricordare il comportamento di Fini all’epoca di “Mani Pulite”, quando contribuì a distruggere i maggiori rappresentanti della prima Repubblica osannando il PM Di Pietro.
Vale sempre il detto paesano: Il lupo cambia il pelo ma non il vizio.
Fini assume determinati atteggiamenti di ostilità a Berlusconi, forse perché abilmente informato del terremoto che doveva abbattersi sul PDL. La memoria storica porta a ricordare il protagonismo di Fini all’epoca delle “Mani Pulite” e al suo atteggiamento da vero giustizialista contro i Partiti della Prima Repubblica.
Domenico Civitano

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