Si svolgerà a San Pieroa Sieve, dal 7 al 17 Luglio 2010 l’undicesima edizione del Simposio di scultura “Premio Antonio Berti” a cui i partecipanti si potranno iscrivere fino al 29 maggio prossimo.
Saranno sei gli artisti selezionati dalla prestigiosa giuria per i premi finali, cinque dei quali dovranno aver frequentato, o frequentare, una delle varie Accademie di Belle Arti sparse per il nostro Paese, oppure essersi diplomati presso un qualsiasi Istituto d’Arte, mentre uno di essi potrà aver svolto attività autodidattica, dando in questo modo il dovuto riconoscimento anche ad artisti che non hanno un background culturale e formativo formalizzato dal completamento di studi cui ha fatto seguito il rilascio del diploma di scuola media superiore o di quello di laurea.
Per ogni ulteriore informazione è possibile far riferimento all’Ufficio Cultura del Comune di San Piero a Sieve
ANTONIO BERTI
(breve resoconto biografico)
Antonio Berti nasce a San Piero a Sieve, Firenze, nel 1904 da una modestissima famiglia contadina. Fino dall’età giovanile si appassiona all’arte, attratto dalla ampia mole di produzioni artistiche presenti nei vari luoghi della vicina città di Firenze e comuni limitrofi. Ben presto, quando aveva appena di 17 anni, riuscì ad ottenere un impiego presso la prestigiosa manifattura di Sesto Fiorentino, Richard Ginori, presso la quale poté dedicarsi altresì al disegno di prodotti di porcellana..
In quegli anni conobbe lo scrittore Ugo Ojetti, che avendo avuto occasione di ammirare alcuni suoi lavori in creta, consigliò il padre Angiolo di avviarlo all’attività artistica e quindi di iscriverlo all’Istituto d’Arte Santa Croce di Firenze, dove il giovane Antonio iniziò la carriera artistica che lo portò ben presto a partecipare alle prestigiose manifestazioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma.
Antonio Berti divenne, poi dal 1921 al 1929 all’Istituto d’Arte di Firenze, uno degli allievi più cari di Libero Andreotti, scultore lucchese indipendente della prima metà del XX secolo che subiva ancora, in quel tempo, il fascino della tradizione artistica liberale dell’ottocento. A seguito di ciò, dal 1934 egli si dedicò soprattutto al ritratto e alla scultura, scolpendo una serie di busti, che ancora ne caratterizzano la sua opera artistica, come il monumento ad Ugo Foscolo, posto nella Chiesa di Santa Croce di Firenze (1935) e che ebbe il merito di segnalarlo alla critica specializzata come artista emergente. A questo fecero eguito altri busti raffiguranti vari membri della famiglia reale, tra i quali Vittorio Emanuele III, Maria Josè, ed altri; ai quali seguirono quelli di Mussolini, dell’aviatore, giornalista e politico, cui fu poi conferita la Medaglia d’oro al valor militare, Antonio Locatelli, di Paola Ojetti, della miliardaria americana Barbara Hutton e di Susanna Agnelli, tra gli altri. Di notevole valore artistico sono anche i ritratti dello scrittore e disegnatore Enrico Sacchetti e del duca Amedeo d’Aosta.
La scuola di Andreotti raffinò molto il suo stile che divenne più virtuoso e molto rassomigliante ad un altro grande maestro italiano della scultura, Antonio canova, anche se lo stesso soleva confesssare la propria ammirazione per Donatello, Jacopo della Quesrcia e tutti i romantici; nella sue opere, tuttavia, vi sono anche evidenti richiami alla della pittura del Verrocchio, che si rivelano nelle superfici ben levigate, nella purezza formale, nell’eleganza e nella raffinatezza delle forme.
Nel dopoguerra Antonio Berti si cimentò nella produzione di molti grandi monumenti di personaggi famosi. Tra di essi devono essere ricordati il monumento nazionale dedicato ad Alcide De Gasperi e esposto nella città sua città natale di Trento (1956), quello a Pio XII, esposto a Roma (1967), il monumento di Santa Luisa di Marillac, collocato nella Basilica di San Pietro (1954) e l’altare maggiore della cattedrale di Reggio Calabria (1965).. Sempre ad Antonio Berti si deve il monumento nazionale alla Regina Elena, eretto nella città di Messina, a ricordo dell’opera di soccorso in cui si profuse la Sovrana durante il terremoto del 1911 che distrusse la città. Inoltre, egli scolpì il monumento a Padre Pio, collocato a San Giovanni Rotondo (1975), quello ad Aldo Moro posto nella sua città natale di Maglie, che fu tuttavia realizzato postumo su suo un bozzetto e la parte bronzea della Cattedrale di Castellammare di Stabia (1983).
Antonio Berti è stato anche accademico, avendo insegnato, dal 1959 al 1974, all’Accademia delle Belle Arti di Firenze.

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