UNA DATA CHE HA CAMBIATO IL MONDO: 17 DICEMBRE 1903
In un campo a Kill Devil Hills Orville e Wilbur Wright riuscirono a staccarsi dal suolo facendo i primi voli con il loro Flyer.
Il primo volo, quello di Orville, fu di 37 metri percorsi in 12 secondi. Gli altri due voli sono stati compiuti dai due fratelli su una distanza di 53 metri.
Il Flyer restaurato e’ esposto presso lo Air Space Museum di Washington DC.
Dopo anni di ritardi la Boeing ha effettuato il primo volo del superannunciato B.787.
TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA E TUMORI
Gli avvocati americani specializzati in malasanità si stanno fregando le mani. Uno studio pubblicato dall’autorevole rivista Archives of Internal Medicine suggerisce che le radiazioni di una macchina per tomografia computerizzata, che da queste parti si chiama CT Scan, possono portare ad un notevole incremento del rischio di tumore. Della notizia si sono subito impossessati tutti i media statunitensi creando una ondata di panico tra i pazienti che si sono sottoposti a questo esame, ormai diventato di routine soprattutto per chi voglia accertare il funzionamento del proprio apparato cardiovascolare. Su quasi 30mila nuovi tumori all’anno si ritiene che la metà siano attribuibili alle radiazioni da tomografia computerizzata. In America si eseguono ogni anno più di 70 milioni di queste indagini mediche. I risultati della inchiesta condotta da CNN, per esempio, dimostrano che mentre un normale esame emette non piu’ di cento radiazioni vi sono molti casi nei quali si superano di gran lunga le 400 radiazioni. Le nuove apparecchiature, a detta dei costruttori, hanno ridotto molto questo pericolo. Il CT Scan può creare delle mutazioni nel DNA del paziente. A rischio sarebbero soprattutto quelli che si sono sottoposti a angiografia un esame – a detta dei medici- californiani- nel quale la quantità di radiazioni è maggiore. La soluzione è quella di sottoporsi alla risonanza magnetica. Questa notizia fa seguito a quella che suggerisce alle donne di non fare frequenti mammografie, pena il rischio del cancro. Insomma: da una parte c’è l’interesse delle industrie che producono queste attrezzature e dall’altra i pazienti che continuano a fare da cavie.
SUONARE LA CHITARRINA
Henry Ford e’ passato alla storia per il modello T, l’auto fabbricata in serie che ha motorizzato l’America ed e’ stata prodotta dal 1908 al 1927. Un altro americano e’ passato alla storia per avere rivoluzionato il concetto di chitarra. Si tratta di Leo Fender che nel 1949 inventa e si mette a produrre la prima chitarra ‘solid body’. Una specie di tagliere di legno massiccio con due pick up elettrici e collegata ad un amplificatore. Da allora il mondo della musica pop vive solo sulla scia di questa invenzione che oltretutto ha tagliato le gambe in termini di costi alle chitarre acustiche spagnole prodotte in maniera liutaia. Ma le chitarre Stratocaster della Fender hanno un inconveniente: pesano molto proprio perche’ costituite da un blocco di legno massiccio senza cassa di risonanza. Una chitarra fatta da uomini per uomini. Una chitarra da testosterone. E le donne che si avvicinano a questo tipo di strumento finiscono per abbandonarlo, proprio per il peso. Una musicista rock che deve agitarsi oltre che suonare su un palco per alcune ore si ritrova alla fine stressata per la fatica fisica oltre che per l’impegno artistico. Ma l’America degli inventori non e’ rimasta indietro. Daisy Rock e’ una piccola azienda di Los Angeles che produce da qualche anno chitarre che sono adatte alle donne. Piu’ leggere, con disegno che si adatta alle linee tondeggianti del corpo della donna, stanno ottenendo un successo di mercato crescente al punto di essere entrate nell’occhio del piu’ diffuso quotidiano americano: USAToday. A dar vita a questa azienda ci ha pensato Tish Ciravolo, oriunda italiana di terza generazione. Daisy Rock ha venduto dal 2000 oltre 150mila chitarre, molte delle quali hanno forme particolari. Tutte comunque con colori femminili che vanno dal rosa al turchese. Inutile dire che le altre aziende di chitarre come la Fender e la Gibson si sono messe a criticare la piccola azienda californiana, definendo la sua produzione un attentato all’uguaglianza dei sessi. Ma, critiche a parte, hanno cominciato a dar vita a modelli sempre piu’ leggeri dedicati al pubblico femminile.
Oscar Bartoli

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