Si prenda una bella signora cinquantenne, afflitta da una irresistibile ricchezza grazie al marito che la trascura sessualmente da anni. La signora che risponde al nome di Francesca ed è italiana viene inviata dal giornale per il quale collabora a fare un servizio a Baires sui chirurghi plastici argentini che sono in cima ai pensieri di migliaia di donne che vogliono ‘tirarsi’ un po’ su.
Nella capitale Francesca è catturata dalla frenesia paranoica del tango che colpisce non solo i locali ma anche i turisti che organizzano charters di aggiornamento. Francesca viene metabolizzata da una fauna umana che va dalla ballerina di 70 anni, al maestro fascinoso dichiaratamente gay, ma anche bisessuale.
Colpo di fulmine quando incontra un chirurgo plastico, quarantenne, Roberto, super bello, super ricco (possiede anche un Gulf Stream), super raffinato, super armato sessualmente. E scoppia una passione irrefrenabile con Francesca che rifiorisce nell’amore dopo essere stata dimenticata per anni.
Il romanzo di Patrizia Chen, livornese, sta riscuotendo un gran successo. Raccontato in prima persona fa entrare il lettore nel complesso universo psicanalitico delle donne, raccontando emozioni, desideri, rancori, depressioni subitanee, ardori erotici, riscoperte della propria intimità amorosa, gusto delle confidenze con altre (perché anche le confessioni del bisessuale sono sfoghi femminili).
Il tutto mentre all’unico uomo vero, il super elegante macho, viene riservato il ruolo di ‘ fuco’, amatore-amante raffinato perdutamente innamorato della affascinante cinquantenne. Ovvero: una versione aggiornata del Principe Azzurro.
“It Takes Two” di Patrizia Chen (editore Scribner) ha tutte le caratteristiche per diventare un film di successo: amore, ricchezza e la passione del tango che ha travalicato gli oceani, infelicità dei ricchi che fa godere in un transfert i meno fortunati all’insegna del: “Quelli coi soldi soffrono come noi!”.
Il romanzo si segnala anche come un manuale perfetto di psicologia femminile che indichiamo agli addetti al servizio ricostruzione anime depresse.
ETHAN MARTEN, UN TALENTO CINEMATOGRAFICO A 360 GRADI
Ogni progetto cinematografico è sempre il risultato di un lavoro di team. Atlantis Down, l’ultima produzione della MaXaM Productions con la regia di Max Bartoli, non fa eccezione.
Alla base del successo finanziario che ha portato a dare luce verde al film, vi è stato il lavoro di squadra del giovane regista italiano con il nuovo acquisto della casa di produzione anglo-americana: il produttore Ethan Marten.
Decennale esperienza, da sempre coinvolto nell’industria cinematografica con ruoli vari dall’attore, al produttore esecutivo, Ethan Marten, è figlio d’arte. Suo padre Albert è stato uno dei maggiori avvocati dello spettacolo degli anni 50-60 e 70 ed è colui che ha introdotto nell’industria cinematografica il concetto del ‘completion bond’, oggi di uso da parte di produzioni di ogni tipo.
L’esperienza di Ethan Marten nell’industria dell’entertainment può essere considerata a 360 gradi. Come attore ha recitato sin da giovane età in film importanti al fianco di nomi come Harry Dean Stanton, Frank Langella, I premi Oscar Jason Robards, Piper Laurie, Jose Ferrer e Whoopi Goldberg. Ha lavorato con produzioni quali la Lucas Films, Hollywood Pictures, Discovery Channel, Family Channel, New Dominion Pictures e per la NASA.
Come produttore ha lanciato tre società cinematografiche, sviluppato strategie di marketing interattivo intuendo il potenziale di Internet e delle nuove tecnologie quando la Rete era ancora agli albori. È stato il primo produttore a testare (per la Panasonic) e utilizzare telecamere digitali con tecnologia P2 in un film.
Agli inizi degli anni ottanta convinse suo padre e suo fratello Richard a fondare i primi Film Studios della Virginia, che ha co-gestito fino ai primi anni novanta.
Oggi Ethan Marten ha una serie di impressionanti contatti con investitori qualificati che si fidano di lui. Il suo ingresso nella MaXaM Productions è stato voluto direttamente dal suo CEO ed ha portato a risultati immediati, con la raccolta del budget necessario a produrre “Atlantis Down” in soli tre mesi.
A questo punto c’è solo da augurarsi che il film non deluda le aspettative di investitori e pubblico e che la collaborazione che ha legato Bartoli a Marten si dimostri duratura.
Oscar Bartoli

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