“A la guerre comme a la guerre”, ovvero in guerra come in guerra. In un momento di punta della guerra infinita tra politica e magistratura, vogliamo ancora una volta ribadire il nostro punto di vista sul poco appassionante argomento.
Tutti hanno diritto di affrontare battaglie senza risparmiarsi e senza esclusione di colpi. Tutti, ma non i magistrati.
Il perché lo si vede bene in questi giorni di assemblee infuocate nei tribunali, di minacce di sciopero, di dichiarazioni sopra le righe.
La “delegittimazione” della magistratura, così spesso denunciata ed attribuita alla malevolenza di molti esponenti politici, in realtà è proprio il frutto di questi comportamenti sovraeccitati.
Siamo convinti che essi riguardano solo una parte minoritaria di magistrati. Ma gli effetti controproducenti si riverberano su tutta la magistratura: civile e penale, giudici e pubblici ministeri.
Demagogia e mancanza di serenità sono tollerabili in un leader politico non in un magistrato. Infatti possiamo non votare il primo. Ma il giudice nessuno può sceglierlo e nemmeno il rappresentante dell’accusa. E siamo certi che anche i più acritici sostenitori dei magistrati politicizzati se si trovassero per caso di fronte ad uno di loro vorrebbero ricusarlo.
Spesso siamo stati accusati, per questa nostra convinzione, di avere un atteggiamento ostile verso i magistrati e di voler coprire i politici lestofanti, a cominciare (ovviamente) da Berlusconi.
Non vale la pena di rispondere tanto simili rilievi sono frutto di un sentimento di ottusa faziosità.
E’ invece utile ricordare che è nell’interesse di tutti e degli stessi magistrati la moderazione. Che essi non sono al di sopra delle critiche, come qualsiasi cittadino e come qualsiasi altro servitore dello Stato.
Naturalmente anche i politici possono essere oggetto di indagini e, del resto, i magistrati non se le fanno mancare.
Ma cercare di zittire la politica quando critica certe indagini della magistratura può essere, questo si, un attentato alla democrazia essendo anche questo un compito della politica.
DOVE SBAGLIANO I MAGISTRATI
Demagogia e mancanza di serenità sono tollerabili in un leader politico non in un magistrato. Infatti possiamo non votare il primo. Ma il giudice nessuno può sceglierlo e nemmeno il rappresentante dell’accusa.

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