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NAPOLI: UN COPIONE ASSAI DIVERSO. NON SARÀ COME TANGENTOPOLI

Finché la politica sarà indifferente all’etica pubblica, non ci saranno esiti virtuosi di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 22 Dicembre 2008

Osservate il comportamento del Quirinale e capirete che non c’è una seconda Tangentopoli, che il copione è assai diverso. Allora la procura di Milano dialogava con Scalfaro, anticipandogli il senso politico delle inchieste. Il peggiore presidente della storia repubblicana li copriva, e ne ricevette copertura quando la procura di Roma sollevò il caso dei soldi dei servizi segreti, intascati dai ministri dell’Interno. Scalfaro compreso. Ricordare? “Non ci sto”. Allora nessuno poteva parlare non dico di riforme, ma neanche d’ipotesi, che subito veniva impalato quale attentatore all’autonomia di indagatori ed ammanettatori. Oggi funziona all’opposto e l’invito alle riforme, profonde e definitive, arriva proprio da Napolitano. Il supporto teorico è fornito da Violante, che allora trasferiva alle procure i processi che istruiva in Parlamento. E non basta, perché visto che la Lega storce la bocca è il Quirinale stesso ad assicurare che il federalismo fiscale si deve fare, subito, e che sarebbe un bene per l’unità nazionale.

Opposto è anche il quadro politico. I partiti che allora furono distrutti dalle inquisizioni avevano appena vinto le elezioni, raccogliendo ben più della metà dei voti. Oggi le inchieste squagliano il partito che le ha perse, mentre i vincitori, come in Abruzzo, raccolgono sì e no un quarto dei voti. Allora soffiavano, sul fuoco dei roghi, gli interessi economici che si apprestavano a pascersi delle maleprivatizazioni. Oggi quel che ancora non ci siamo venduti dobbiamo patire perché qualcuno lo comperi.

Le similitudini: allora come oggi la giustizia non funziona, ed il giustizialismo ne è un succedaneo velenoso; allora come oggi la corruzione impazza nella gestione della cosa pubblica. Allora c’erano dei ladri, ma anche tanti innocenti, ed il sistema finanziava i partiti. Oggi ci sono le campagne ed i patrimoni personali, le tangenti si pagano, ma in uno scambio criminale che non ha ricadute politiche, al più di gruppo.

E’ irrilevante cosa sia meglio o peggio, è più utile avvertire che non ci saranno esiti virtuosi, perché questa farsa, che segue la tragedia, mostra la giustizia parte stessa dello sfascio e del malaffare, con una politica indifferente all’etica pubblica. Quando la crisi economica affonderà il morso nelle carni, sarà sale sulle ferite.

Davide Giacalone
Pubblicato su Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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