Pubblici ministeri e carabinieri in assetto di guerra che si perquisiscono e mettono sotto sequestro vicendevolmente le loro inchieste; quasi tutte le principali città e qualche regione amministrate dal PD terremotate da indagini penali; Luciano Violante, icona della stagione di mani pulite che rilascia interviste teorizzando la necessità di essere garantisti e di non affrettare giudizi sommari di condanna. Ce n’è abbastanza per annunciare solennemente al popolo italiano che la stagione iniziatasi il 17 febbraio del 1992 (giorno dell’arresto di Mario Chiesa), la grande opera di pulizia morale da parte dell’alleanza degli “onesti” (ovvero il circuito mediatico-giudiziario con l’appoggio del PDS della Lega e del MSI di Gianfranco Fini) la lunga transizione verso la seconda gloriosa repubblica, tutto ciò è finalmente finito. Sommerso dal ridicolo, com’era prevedibile ed ampliamente previsto.
Il ritorno alla ragione, per il quale niente avevano potuto decine di morti, il dolore di tante vittime innocenti, l’evidente impunità di tanti colpevoli e la punizione di colpevoli secondo il crudele gioco della roulette russa, è ora reso possibile dallo spettacolo al quale stiamo assistendo.
L’inventario dei danni è di valore inestimabile.
1) – Il Paese consegnato ad una classe politica imbelle, capace solo di annunciare “grandi” riforme e soluzioni mirabolanti, per poi partorire provvedimenti striminziti, ridimensionati e spesso abbandonati a se stessi e neppure finanziati.
2) La politica incapace di assolvere al proprio ruolo, occupato da Istituzioni “altre”: Chiesa, sindacati, banche, finanza, associazioni imprenditoriali.
3) Un clima ed un costume di “inciucio” permanente a tutti i livelli. A Napoli come a Firenze ciò che maggiormente impressiona è che dal disastro non sono immuni i partiti di opposizione. A Firenze,anzi, hanno dato il massimo. Quando l’assessore alla cultura del Comune ha protestato per i regali che la sua giunta (di centro-sinistra) troppo generosamente elargiva a certi imprenditori, il centro-destra invece di appoggiarlo, magari per elementare calcolo politico, gli ha dato addosso di brutto sollecitandone le dimissioni prima ancora che lo facesse il sindaco.
4) La degenerazione della qualità della democrazia in Italia. Il cittadino è stato spogliato delle sue prerogative; il Parlamento è totalmente composto di tributari verso le oligarchie dei partiti. Nei quali, oltretutto, e scusate se è poco, non vigono regole di democrazia.
Emblematicamente, la fine della storia vede le contorsioni di chi si era avvantaggiato delle distorsioni al nostro sistema democratico: il partito politico erede del vecchio PCI-PDS e la magistratura. Ma ciò non basta per poter tornare ad essere un Paese normale. Berlusconi è ancora forte, ma la sua popolarità è in calo, nonostante i suoi frequenti bagni di folla, che affronta –va detto- con grande abilità. La Lega, il principale suo alleato, è come Di Pietro per il PD. Persegue obbiettivi particolari (la devolution) e non è possibile farci affidamento per riforme indispensabili come quella della magistratura.
Per guardare con maggiore fiducia al futuro, insomma, non basta la crisi di una magistratura troppe volte andata oltre i compiti assegnati dalla Costituzione e di un PD addirittura più vicino a Di Pietro che alla tradizione del Riformismo liberalsocialista. Occorre che dalle ceneri di questo PD nasca una vera forza riformista; che nasca anche un forte partito laico e liberalsocialista; e, infine, che anche il PDL assuma i connotati di un partito o di uno schieramento liberalconservatore.
Nicola Cariglia

Caro Nicola, tu mi rispondi:
“Caro Giampaolo,
che il PD evolva in una forza veramente riformista è una speranza.
Che anch’io abbia dei dubbi mi sembra chiaro quando, subito dopo, scrivo che occorre ANCHE (ma potremmo dire sopratutto) che nasca una forte forza liberalsocialista.
Dunque, smettiamola di preoccuparci del PD che sta facendo “egregiamente” tutto da solo. Pensiamo piuttosto a tutto quello che non riusciamo a fare noi (il partito liberalsocialista).
Un caro saluto, Nicola ”
Io concordo con te, anche se camminando in questa selva oscura sto molto attento alle FIERE che posso incontrare.
Quanto al partito libsoc che non riusciamo a fare c’è un discorso molto robusto da fare. A livello locale con poche risorse e molta credibilità questo di può fare.
Forse anche a livello FIORENTINO, città di medie dimensioni.
A livello nazionale credo che bisogna trovare i fondi e le “aderenze della “rete” di Orlando, o dell’IDV di Di Pietro. Potenza delle “doti di convincimento”!
Cosa che pare a noi sia preclusa.
Con le LENTICCHIE di Esaù si fanno poche feste. Solo gli sprovveduti possono crederlo e noi, se mi permetti, senza offesa per nessuno, di sprovveduti ne abbiamo molti.
Ad un incontro molto ravvicinato, per ora ti anticipo con tutto il cuore l’augurio di buone feste a te, famiglia, amici e collaboratori.
Paolo
Riformisti si nasce non si diventa, essere aperti alle riforme e alla liberta’ porta con se’ anche il rischio di incontrare qualcuno piu’ bravo di te, che prende il tuo posto, porta con se il rischio di dover tornare o cominciare a lavorare e non vivere solo di chiacchiere. Questi rischi sono conosciuti da questi “signori”, che amano una sola liberta’ quella personale fatta di lusso, sprechi e amici sistemati, tutto con i soldi di chi lavora e sputa sangue e gli da anche il voto.
Concordo con Nicola sulla analisi e sulla necessità di dare impulso al processo di organizzazione di una vera forza laico, liberale e socialista; gli errori e gli imbrogli venuti al pettine, ma ancora non completamente, lasceranno lo spazio per una forza veramente riformista, capace per formazione e assenza di inquinmenti da potere, di dare alla democrazia italiana la speranza di una società più giusta, più onesta e più picina ai cittadini.
Vittorio Mazzei
Caro Giampaolo,
che il PD evolva in una forza veramente riformista è una speranza.
Che anch’io abbia dei dubbi mi sembra chiaro quando, subito dopo, scrivo che occorre ANCHE (ma potremmo dire sopratutto) che nasca una forte forza liberalsocialista.
Dunque, smettiamola di preoccuparci del PD che sta facendo “egregiamente” tutto da solo. Pensiamo piuttosto a tutto quello che non riusciamo a fare noi (il partito liberalsocialista).
Un caro saluto, Nicola
Cariglia scrive: “Per guardare con maggiore fiducia al futuro, insomma, non basta la crisi di una magistratura troppe volte andata oltre i compiti assegnati dalla Costituzione e di un PD addirittura più vicino a Di Pietro che alla tradizione del Riformismo liberalsocialista. Occorre che dalle ceneri di questo PD nasca una vera forza riformista; che nasca anche un forte partito laico e liberalsocialista;”
Caro Nicola, mi inchino alla Tua speranza, però la mia esperienza e l’insegnamento dei miei vecchi mi fano ricordare che da UNA MAL PIANTA, non possono nascre buoni frutti.
Il PD ha TUTTI I DIFETTI dei due tronconi che lo hanno costituito, che sono coloro che hano impedito la nascita di un’Italia laica; quelli che non volevano morire socialisti; quelli che hanno usato i dogmi per assassinare i guardiani della libertà e della democrazia (non solo i socialisti, ma tutti i laici).
No, con quei principi e con questi uomini non possiamo aspettarci niente. Del resto il solo fatto d essere MOLTO BENESTANTI e di sfrutare l’affitto di CASE OPERAIE, non può portare d nessuna parte se non ad una CONCLAMTA disonestà, nascosta solo da un giornalismo compiacente e da magistrati che hanno usato l’obbligatorietà dell’azione penale a senso unico trascinando processi di infimo valore per decenni, al solo scopo di distruggere avversari politici.