“Ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito” è una nota frase di Enzo Tortora che accomuna alcuni liberali ai radicali. Anche io devo ai radicali se ho capito qualcosa del “caso Italia”. Proprio per questo sono stato dalla parte di Tortora contro le convinzioni dei benpensanti che dicevano “se è stato coinvolto, qualcosa avrà pure fatto”. In fondo non erano solo i “pentiti” a coinvolgerlo erano fior di magistrati e di giornalisti che si erano impegnati a far credere all’opinione pubblica che Tortora era un “camorrista ad honorem”.
Perché è accaduto? Perché quell’orrore giudiziario? No, non è un refuso, ho scritto di proposito “orrore” e non “errore”. Infatti il processo “Tortora” partito con duecentoquarantatrè imputati, si concluse con appena settantasette condanne. Ossia due terzi degli accusati sono stati trascinati da innocenti nell’inferno giudiziario.
Ma come è perché è potuto avvenire questa mostruosità? A mio avviso è dipeso dalla tracotanza dei magistrati unita alla legislazione sui cosiddetti pentiti con la complice acquiescenza di molti cronisti giudiziari e di giornalisti presuntuosi.
La giustizia è ancora malata oggi, a venticinque anni da quei fatti? Purtroppo si, altrimenti non si comprenderebbero i continui interventi del Presidente della Repubblica nello stigmatizzare i processi “mediatici”.
Ricorda, Pezzuto, il destino di alcuni protagonisti di quella mostruosità “Venticinque anni sono passati da quella notte all’Hotel Plaza e le ceneri di Enzo Tortora aspettano ancora giustizia. . Felice Di Persia? Membro del CSM e procuratore capo della Repubblica di Nocera Inferiore; Lucio Di Pietro? Procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e procuratore generale della Repubblica di Salerno; Diego Marmo? Procuratore generale presso il tribunale di Torre Annunziata; Luigi Sansone? Presidente della VI sezione penale della Corte di Cassazione; Orazio Dente Gattola? Presidente di sezione del tribunale di Torre Annunziata nonché apprezzato giurista. ”
Come si fa a difendere lo status quo di fronte alle moderate proposte che vanno inquadrate nella cosiddetta riforma della Giustizia? Si tratterebbe di separare le carriere tra magistratura giudicante e quella inquirente, di abolire l’ipocrita obbligatorietà dell’azione penale ridotta, ormai, ad arbitrarietà, di modificare la scelta dei componenti il Consiglio Superiore della Magistratura e introdurre, finalmente,la responsabilità civile del magistrato che sbaglia.
La riforma và attuata per i tanti sig. Rossi anonimi, vittime dell’ordinaria ingiustizia e il libro sul caso Tortora serve anche a questo. Anzi fu lo stesso Tortora che “usò” l’ingiustizia subita per segnalare il degrado di cui molti cittadini anonimi sono vittime, sia come parti offese che come imputati. (bl)
INDICE: Prologo – 1. Ascesa e cacciata dall’Olimpo Rai – 2. Macchina per scrivere e nuove telecamere – 3. L’Italia di “Portobello” – 4. Camorrista “ad honorem” – 5. Manette in salotto – 6. Un “onorevole” in Parlamento – 7. In nome del popolo italiano – 8. “Per non aver commesso il fatto” – 9. “Dunque, dove eravamo rimasti” – 10. Fino all’ultimo respiro – Epilogo – Note – Bibliografia essenziale

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