Quello che i socialisti celebreranno a luglio non è un vero congresso. Senza sminuire l’importanza dell’avvenimento, si tratta piuttosto di una assemblea di “grandi elettori” che saranno chiamati ad eleggere il segretario del PS, Riccardo Nencini, al quale affideranno il compito di trovare una via d’uscita alla crisi politica e di consensi del partito dopo il risultato delle elezioni di aprile.
Secondo noi il congresso non si sarebbe dovuto celebrare: era evidente che ne mancavano le condizioni. E le tre mozioni presentate lo stanno a dimostrare. Non ci sono apprezzabili differenze politiche. Ecco perché sarebbe stato meglio rinviare l’appuntamento alla primavera del 2009, cioè alla vigilia delle elezioni europee ed amministrative e dedicare i prossimi mesi a costruire quel soggetto nuovo, laico, liberale e socialista che la fretta non solo di Boselli, ma dell’intero vertice socialista ha soffocato nella culla dopo le speranze suscitate dal movimento delle associazioni e dei circoli che si erano riuniti a Bertinoro.
Quando, alcune settimane fa, invitammo i socialisti a non celebrare il loro congresso, sapevamo che non saremmo stati ascoltati. Perciò non mancarono i nostri auguri per l’appuntamento congressuale. Che ripetiamo oggi.
Tanto più che Riccardo Nencini possiede i requisiti e l’ambizione per restituire un ruolo ai socialisti. Pur avendo esperienza e lunga militanza alle spalle, si presenta come un uomo nuovo, espressione di quel radicamento locale che rappresenta la tradizione migliore del socialismo. Eredita dal socialismo e dalla socialdemocrazia della Toscana l’orgoglio dell’autonomia nei confronti dei partiti più numerosi e organizzati. La sua prima elezione alla Camera a soli 32 anni, nel ’92, sorprese lo stesso Craxi, nonostante godesse dell’appoggio di Lelio Lagorio. Nel ’94 il PDS si oppose alla sua ricandidatura facendogli scontare il rifiuto di seppellire la giunta comunale di pentapartito di Giorgio Morales, una delle poche che resistettero alla bufera di tangentopoli. Sembrava una carriera prematuramente finita, ed invece eccolo, di nuovo fra la sorpresa generale, vincere la corsa per il parlamento europeo sorpassando il capolista Enzo Bianco. E poi, dopo aver perso il seggio, cinque anni dopo, ad opera di Claudio Martelli, una nuova resurrezione: presidente del Consiglio regionale della Toscana dal 2000 fino ad oggi.
Dunque, uno specialista di missioni impossibili che si trova ora, a 48 anni, di fronte alla sfida della vita nella quale la posta in gioco non ammette compromessi.
Alla elezione di Nencini si oppongono i sostenitori di Pia Locatelli: l’argomento principale, se non unico, contro il presidente del consiglio regionale toscano è che si appresterebbe a condurre i socialisti dentro il PD. Un processo alle intenzioni più che una critica politica: ed anche questo conferma che non esistono grandi differenze in un congresso che si è voluto celebrare a dispetto dei santi.
Non sappiamo se realmente sarà questa la strada che Nencini farà imboccare al PS. Per come lo conosciamo pensiamo che tenterà di farsi interprete di un’area più vasta rispetto al PS, allacciando rapporti con il mondo laico e con le componenti più aperte e meno conservatrici della sinistra.
Lo sbocco potrebbe essere una grande federazione in grado di sfidare i tentativi di soffocamento che non mancheranno da parte del PD.
Poiché di Nencini conosciamo oltre alla tenacia, alla inesauribile capacità di lavoro, alla molteplicità degli interessi culturali (non solo politici) anche la sua prudenza ed il suo “realismo politico”, ci permettiamo di formulare un augurio: che assieme a tutte queste doti non esiti, di tanto in tanto, ad esibire anche quella di saper rischiare il tutto per tutto e di bruciare i vascelli alle sue spalle.
N. C.

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