A parte le scontate e stucchevoli polemiche tra i vari partiti sulla visibilita’ e presenza in TV, la cosa piu’ interessante e’ osservare la differenza con la quale la campagna elettorale del PD e PDL sono raccontate quotidianamente nei telegiornali. Queste differenze sono frutto forse di una diversa strategia elettorale ma anche di un certo “collaborazionismo” che non dovrebbe essere presente in una democrazia matura.
Lo spazio nei telegiornali dedicato al PD e’ la cronaca di una tappa del giro trionfale d’Italia di Veltroni che in modo aulico, al di sopra delle parti e nell’interesse generale parla e spiega articolatamente e continuo il suo programma di governo.
Nello stesso arco di tempo (par condicio) dedicato a l rivale si vede Berlusconi mentre trafelato, attorniato da gente e microfoni regala battute di dubbio gusto, attacca avversari, polemizza concitatamente e accenna al sua programma. Appare talmente evidente una differente rappresentazione dei due candidati che non puo’ non avere una regia occulta. Uno pare uno statista, l’altro un bauscia. Per strategia elettorale il PD puo’ legittimamente decidere che nei telegiornali appaia solo Veltroni, ma dovrebbe essere normale che le redazioni dei TG adottino gli stessi criteri e standard nel raccontare la campagna elettorale dei due candidati. Invece evidentemente in queste redazioni ci sono dei giornalisti embedded (inseriti) che manipolano i servizi redazionali.
Indipendentemente da come uno la pensa politicamente, questa manipolazione dell’informazione cosi’ evidente suscita un senso di fastidio, come quando incontri un furbo che cerca di approfittare della tua buona fede, e’ una forma di mancanza di rispetto del prossimo e della democrazia.
O. S. Curati (Old ! England)

Tutto più che vero, al punto che il buon capo dello stato “super partes” dovrebbe intervenire per invitare non alla serenità, a cui è improntata la sceneggiata di Veltroni, ma all’equilibrio della rappresentazione dei contendenti. Questo però è chiedere troppo a una televisione di stato incancrenita da decenni di occupazione rossorosa. Resta il fatto per chi sa distinguere che quando Veltroni apre bocca si avverte la povertà linguistica e della costruzione del discorso, le forme appositive da Espresso, Repubblica e da bar, insomma quell’oratoria becero alta e spiritosa in cui è sprofondata la sinistra. Il linguaggio di Berlusconi non è molto più avanzato, ma usa qualche subordinata in più, e infatti l’italiaccia cafona e appprossimativa lo giudica un logorroico. M.S.