A questo punto della campagna elettorale, con le liste che stanno prendendo corpo, il vero interrogativo non è se Veltroni riuscirà a compiere una incredibile rimonta. C’è piuttosto da chiedersi se Berlusconi riuscirà a mantenere il vantaggio consistente di voti che gli era stato regalato dai non esaltanti risultati del governo Prodi.
Noi non crediamo che “l’equilibrio degli opposti” con tanta cura ricercato da Veltroni sia, alla lunga, un’arma vincente. Mettere assieme l’operaio e l’esponente “tosto” degli industriali metalmeccanici, il baciapile ed il radicale, il liberale ed il manettaro o lo statalista, può andare bene per gli effetti speciali che sono la sostanza della vuota campagna elettorale alla quale stiamo assistendo. Ma le contraddizioni (le stesse di prima, solo che ora sono state portate all’interno del medesimo partito) non consentirebbero a Veltroni di governare da solo e lo costringerebbero a ricercare l’alleanza proprio con Berlusconi.
Il quale, secondo noi, sta consumando il vantaggio che aveva e tuttora ha nei confronti dell’avversario. La corsa solitaria e i condizionamenti di Fini e di AN lo stanno mettendo in una situazione difficile e ne stanno stravolgendo l’immagine. Tanto più che Fini, per non lasciare spazio alla concorrenza di Storace, sta cercando di caratterizzare sempre più a destra la campagna elettorale di tutto il PDL. Si aggiunga qualche pesante pennellata confessionale per parare i colpi di Casini e della ormai nemica formazione centrista, ed il risultato è che Berlusconi si trova ormai a guidare una cosa ben lontana da quella delle origini, creata con la sua discesa in campo del ’93.
Insomma, i giochi non sono per niente fatti. Queste elezioni rischiano di essere l’inizio, non la fine di un lungo periodo travagliato della nostra Repubblica.
P.

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