La svolta nei discorsi politici degli ultimi giorni è, sulla carta, sostanziale: non più coalizioni variopinte e ballerine, tanto per vincere e poi condannate a non governare, ma formazioni politiche che diano risposta ai problemi del Paese. E’ tornato il bene del Paese. Ma qual è il bene del Paese? Cos’è il bene dell’Italia se non il bene degli italiani? E cos’è il bene degli italiani se non, prima di tutto, consentire loro di arrivare alla fine del mese senza la paura di rimanere a secco di soldi e di carburante? Di non tornare agli anni bui dell’inflazione a due cifre? Perché il rischio è proprio questo. Che si dibatte soavemente di riforma elettorale e di meccanismi maggioritari o proporzionali e intanto il costo della vita aumenta vertiginosamente, i nostri prodotti perdono competitività nel mondo, ci sentiamo meno sicuri, affoghiamo nell’immondizia, invece di guarire negli ospedali andiamo a morire per una leggerezza. Il campanello di allarme di una inflazione al 3 per cento non è da sottovalutare.
Dopo 15 anni di sistema bipolare malato, nato da una presunta contrapposizione non di valori ma di interesse a combattere, è arrivata l’ora di mettere insieme quelle culture, fra le prime sicuramente quella laico socialista e quella cattolico liberale, che storicamente sono state portatrici, combattendo anche ogni sorta di integralismo, degli interessi dei cittadini, degli interessi popolari e non dei centri di potere, più o meno occulti. Questa sembra essere la chiave nuova del 2008. La chiave di un centro politico che non è il vecchio luogo geografico dei compromessi, ma quella linea di convergenza delle forze sanamente popolari che perseguono, direi per loro intrinseca natura politica, il bene del Paese; un centro politico finora diviso a metà e quindi ammazzato da un sistema bipolare falso. Risulta chiaro -già da queste prima battute di campagna elettorale non ancora formalmente aperta ma già scattata- che sui temi veri che preoccupano i cittadini cioè tasse, pensioni, giovani, politica estera, assistenza, sanità non ci sono sostanziali differenze tra laici liberal-socialisti e cattolici liberali, proprio per la loro radice storica popolare e anti integralista. Addirittura si registrano convergenze inedite anche sui temi etici, a cominciare dal dibattito riaperto proprio in queste settimane del valore della vita, e sull’aggiornamento delle cosiddette vecchie certezze, che solitamente vedono arroccate la destra e la sinistra radicale. Questa sembra essere davvero l’area de nuovo consenso 2008, anche per recuperare quel 25 per cento di astensionismo già stimato dai primi sondaggi delle società di rilevazione. Bruno Tabacci che ultimamente uscendo dall’udc e fondando la Rosa Bianca, ha fatto parecchio parlare di sé, già un anno fa rispondendo a Marco Rizzo del Corriere della Sera per il libro “Intervista su Politica e Affari”, diceva: “Il bipolarismo italiano non rende affatto un servizio alla governabilità. Bisognerebbe riconoscere che in questo Paese non ci sono due schieramenti, ma almeno quattro. L’area della sinistra antagonista, i post comunisti che hanno sposato il riformismo e si sono allineati alla tradizione del socialismo europeo. C’è un’area moderata di ispirazione cattolica e laica, che non ha dissipato la migliore eredità della Democrazia Cristiana e della cultura laica di Ugo La Malfa e Giuseppe Saragat. E infine c’è la destra populista che insegue le corporazioni e le veline…” Un anno fa il buon Tabacci vedeva già chiaro lo scenario.
Cos’hanno mostrato questi ultimi quindici anni, passati da un governo all’altro, cambiando le maggioranze senza migliorare il Paese? Che s’è combattuta una stagione a colpi di sopravvivenze mascherate. Culture post comuniste mascherate da liberali , culture cattolico integraliste mascherate da laiche e culture di destra populiste mascherate da modernismo televisivo, che alla prova del governo, ma anche dell’opposizione, si bloccano, si sfaldano, si frantumano. Di fronte al primo problema vero del Paese. Come un’autostrada da costruire per restare in Europa o una termovalorizzatore da aprire, per non morire di percolato. La storia ci ha insegnato che cattolici e socialisti lo capivano addirittura prima e sapevano coniugare valori e interessi per risolvere i problemi della gente. Che sarebbe poi il vero scopo della politica.
Fabrizio Binacchi

Ma siamo nel 2008 o nel 1908? Per chi non prende sul serio panni e sigle i socialcattolici governano in Italia da sempre, spostando il baricentro più o meno integralista a seconda della necessità contingente. E lo stesso vale per il ventennio, sotto la camicia nera stavano partiti e ideologie diversi, anche marxisti riciclati e cattolici illuminati. A mio avviso oggi è prioritario spengere la paccottiglia del PD, che per la sua genericità arruffona rischia di avere successo, ossia di interpretare bene l’ignoranza collettiva. Un successo del PD sarebbe l’ennesima conferma dell’integralismo spinto che non può essere combattuto da nostalgie anni sessanta. Occorre perorare la sconfitta del PD costi quel che costi, magari, turandosi davvero il naso, dando il voto all’estrema sinistra, cioè creando un serbatoio congruo di eletti inutili e inutilizzabili. La metastasi italiana non sono né la destra né la sinistra ma il socialcattolicesimo con le sue convulsioni. L’incontro tra laici, socialisti e cattolici liberali ha un che di elitario, di cui si sconterà sempre la velleità politica, perché nella realtà culturale, ideologica e politica il cattolico liberale non esiste, esiste solo il cattolico in compromesso perenne. E se così non è resta solo la recita d’un incontro tra false diversità, tra identità morte. A quale scopo non capisco. M.S.