
Il viandante nel romanticismo tedesco.
Nel pensiero romantico della Germania ha un posto tutto particolare la parola wanderer, che indica “il viandante”.
Un girovago dalla natura incorporea, uno zingaro medievale in cammino, accompagnato dal suo bastone, il lungo mantello ed il cappello a falda larga, che cerca di entrare i segreti dell’universo attraverso il contatto con la foresta e la natura, un essere che va alla ricerca di sé stesso con lo sguardo infantile, accettando i pericoli e la fatica della strada, senza dimora e senza meta.
Espressione ingenua mista a meraviglia.
Nonostante egli non si diriga verso uno punto concreto e tangibile, una destinazione definita, si ritrova comunque poeta di una forza immensa, in cui anche l’onda marina, il vento possente, il fulmine del cielo possono essere guardati con ammirazione ed amati. Fuggendo dalla razionalità quotidiana che limita il proprio universo a favore di una traiettoria filosofica che lo porta dove si realizzano inconsapevolmente i disegni dell’Altissimo.
Diverso dalla visione tradizionale appena descritta è il Wanderer disegnato da Schubert, il cui fine ultimo non è la scoperta dei grandi segreti della Natura, colti con sagace illuminazione, o il Vero divino. Il viandante di Franz desidera essere semplicemente al pari delle cose create e fondersi con loro. Non vuole raggiungere nessuna dignità con la conquista di nobili conoscenze, non desidera fondersi con la Verità dell’Universo, poiché non conoscendo il “non vero” non ne sente la necessità. E nonostante Schubert non abbia mai visto il mare in tutta la sua breve vita, accompagnerà con magica adesione il suo wanderer nella vita ancestrale delle onde, attraverso la sua esuberante immaginazione.
Schubert, la salute e la sessualità
In questo specifico argomento biografico gli approfondimenti si sprecano, ricchi di supposizioni, che tentano di disegnare inediti lineamenti umani del maestro. Non tutte rispecchiando, probabilmente, né la forza drammatica della sua breve vita né il suo ricco carico emotivo.
Riportiamo qua alcune opinioni e studi che frequentemente sono proposti a corredo della fisionomia umana di Franz Peter Schubert.
E’ certo che nel 1922 egli contraesse la sifilide.
Uomo dal carattere sensibile e mite, scevro da atteggiamenti provocatori, fu sempre rispettoso delle convenzioni borghesi che attraversavano la Vienna di inizio secolo.
Uomo poco attraente, trascurato nell’aspetto, con una spiccata incapacità nel corteggiamento del sesso femminile.
Incapace di dare il giusto valore alla grandezza del suo genio.
Gioviale e compagnone, nelle trattorie e nei caffé egli incontrava gli amici facendo le ore piccole, bevendo, discutendo, ballando con cittadine e cameriere, accompagnando improvvisati cantanti al pianoforte, eseguendo i suoi bellissimi lieder, che realizzava con una incredibile e impetuosa facilità. Gioiose serate tra compagni, amanti della musica e delle lettere, che divennero famose con l’appellativo di schubertiadi.
In quel periodo Vienna proponeva numerose case di appuntamento, che alcuni biografi vogliono frequentati dal compositore.
Timido e impacciato con le donne, lo si vuole alla ricerca costante di amori mercenari, che mai appagheranno la sua profonda sensibilità. In questi luoghi, si scrive, contrasse la terribile malattia che minò il suo carattere e la sua salute fisica.
Altro tema tracciato frequentemente con la sordina è quello della sua presunta omosessualità.
Il biografo Solomon ad esempio indica in alcune lettere di Franz Peter alcune parole e frasi che si vogliono riferire al classico linguaggio gay, in voga nella capitale austriaca nei primi dell’Ottocento.
Dubbi anche sulle cause della morte, che spaziano dalla febbre tifoidea alla malattia venerea.
Morì a Vienna nel 1828 a soli 31 anni e fu sepolto, come dalle sue ultime volontà, accanto a Ludwig van Beethoven.
Umberto Zanobetti

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