Il nuovo anno è arrivato ma l’impressione, se non la certezza, è che le cose italiane si muovano con il vecchio incedere. Semmai aggravate dal turbinoso e generalizzato aumento dei prezzi.
Un Paese, il nostro, destinato alla perenne conflittualità politica che nemmeno i buoni propositi sulle necessarie riforme, a partire dal sistema elettorale, riescono a cancellare.
Le poche e rare convergenze durano lo spazio di un giorno per il cavilloso puntualizzare delle differenze che nascono spesso da interessi di parte e non il bene generale sul cosa fare.
Un Paese talmente ipocrita che ad ogni esternazione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, compreso il messaggio di Fine Anno, tutti, salvo rarissime eccezioni, si affrettano a sottoscrivere come cosa buona e giusta .
Ma se tutti riconoscono la giustezza delle esortazioni a lavorare per il bene dell’Italia come si spiega che alle parole e agli apprezzamenti non seguano i fatti? ipocrisia, appunto.
Il 2007 si è chiuso nell’attesa della verifica di coalizione da tenersi intorno alla metà di gennaio ma con i soliti distinguo fra i componenti della stessa maggioranza e persino fra i ministri.
Se quello dell’Interno Giuliano Amato dichiara che è tempo di restituire da subito quanto di troppo è stato tolto ai cittadini con le tasse, a partire dai redditi più bassi da lavoro dipendente e pensioni, arriva la contemporanea intervista del Ministro dell’Economia nella quale Padoa Schioppa precisa che non ci sono le risorse per intervenire. Evidentemente nelle riunioni di Consiglio i Ministri parlano lingue diverse o non si ascoltano per avere di volta in volta proposte o visioni dei problemi così divergenti.
Nella girandola di proposte e propositi, che raramente si avverano, il Presidente del Consiglio Romano Prodi vive il suo perenne stato di serafica tranquillità salvo far capire che pur di durare è disposto a tutto e, vizio contagioso, dare ragione a tutti.
Fra questi il senatore Lamberto Dini. Il leader della sparuta compagine liberlademocratica, dopo che da mesi sostiene l’inadeguatezza del Governo a rispondere ai bisogni del Paese perchè poco riformista, è passato alla enunciazione di sette punti irrinunciabili per continuare a sostenere il Governo.
Ebbene anche su questo il Capo del Governo è stato ineccepibile: “richieste di cui tenere certamente conto” ha detto Prodi. C’è da chiedersi come sarà possibile accettare la cancellazione delle Province e il dimagrimento di un buon 5 per cento della Pubblica Amministrazione, posizione incompatibile con il sentire di una buona fretta della sua maggioranza. Sulla stessa lunghezza d’onda del premier il Ministro dell’Economia che in una intervista ha detto “il Governo è in linea con Dini”. Diavolo e acqua santa che possono convivere? Mah. I Comunisti Italiani si sono affrettati a far sapere che “il Programma c’è e non si tocca”.
Più facile sostenere che ancora una volta sarà l’ennesima accettazione dell’inconciliabile per non scontentare nessuno dopo di che si assisterà al solito rito delle interminabili riunioni con stop and go su concessioni e ritrattazioni.
Sul fronte opposto le minoranze (al momento si deve parlare al plurale) sono capaci solo di chiedere la caduta dell’Esecutivo per nuovi assetti o nuove elezioni. Un ritornello che ormai ha stancato per la ripetitività e mancanza di proposta.
A questa accusa il forzista Maurizio Sacconi, già sottosegretario nel governo Berlusconi,
ha risposto dicendo che il suo partito ha depositato in Parlamento alcuni Disegni di Legge sulle priorità per ridare slancio all’economia. Di tutto questo, come ha sostenuto l’economista Pietro Ichino, al momento non c’è traccia pubblica.
In attesa degli sviluppi i cittadini fanno i conti con quanto graveranno sulle loro tasche gli aumenti del costo della vita passati e futuri. Intanto da primo gennaio, fra le altre, sono aumentate le tariffe di luce, gas, treni e autostrade.
A far virare verso il nero l’umore degli italiani c’è anche la notizia degli organismi economici internazionali i quali ci dicono che la Spagna ci ha superati per Prodotto Interno Lordo (PIL) e che la Grecia ci soffia sul collo. Brutta storia anche questa che vede il Paese in declino come hanno sostenuto alcuni giorni fa gli autorevoli Times e New York Time. A queste notizie replica il Presidente del Consiglio il quale sostiene che rispetto alla Spagna il nostro Reddito pro Capite è superiore del 13 per cento. Speriamo abbia ragione!
In queste lunghe riflessioni non si possono lasciare fuori la minaccia dei sindacati di arrivare allo sciopero generale sui rinnovi dei contratti. Anche questa è una bella contraddizione per un Governo che ha fatto della concertazione uno dei principi della sua azione.
E che dire della vendita di Alitalia che fa riesplodere il dualismo nord-sud invece di dare vita ad un confronto serio e oggettivo su quale sia la migliore soluzione per il Paese: tutto per mettere fine ad una vicenda (Alitalia perde milioni di euro ogni mese) che grava sulle spalle di tutti gli italiani.
Una considerazione finale riguarda la legislatura. Una posizione neutra, scevra da preferenze di parte, ci porta ad augurarci il ritorno alle urne in tempi brevi (magari con una nuova legge elettorale) per due ordini di motivi: verificare con il corpo elettorale il sentire reale della gente fuori dalle indicazioni più o meno veritiere dei sondaggi ma soprattutto per dare applicazione alla nuova legge che dalla prossima legislatura prevede un forte dimagrimento del Governo nel numero dei suoi componenti.
Buon Anno a tutti!
Marcello Paris

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