Non ci poteva essere momento più adatto di questo a mettere in luce il bisogno di novità che si avverte in Italia e, al tempo stesso l’ostinazione del mondo laico liberale e socialista a lasciarsi sfuggire tutte le occasioni con una pervicacia che è puro masochismo.
Il voto al Senato sulla legge Finanziaria ha dimostrato che gli attuali assetti non rispondono alle attese e ai bisogni del Paese. La maggioranza, pur riuscendo a fare passare la legge non è più tale. E lo si potrebbe vedere già prima di Natale, quando occorrerà un nuovo voto al Senato per approvare le modifiche che usciranno dalla Camera.
La Casa delle Libertà è dilaniata da contrasti e rancori che mettono seriamente in dubbio la sua capacità di governo.
Come se non bastasse, in entrambi gli schieramenti, una serie di microscissioni e defezioni individuali sono la spia evidente di un logoramento che ne mette in luce l’intrinseca fragilità.
C’è bisogno di novità vere, non di alchimie ingegneristiche che si limitano a ristrutturare il vecchio.
Purtroppo alla tentazione di spacciare per nuovi vecchi prodotti hanno ceduto in molti: DS e Margherita attraverso il PD, la CDL con l’annunciata e sempre rinviata nascita del partito unico che dovrebbe assomigliare ad una nuova DC (in un sistema maggioritario), i centristi fautori anch’essi di una nuova DC (in un contesto proporzionale) ed infine anche i piccoli partiti laici e socialisti.
Proprio in questo campo, che più ci interessa, la riproposizione di vecchi progetti raggiunge il massimo. E così, liberali e repubblicani, ciascuno per proprio conto, annunciano resurrezioni e lanciano appelli a radunarsi sotto le vecchie bandiere per acquisire visibilità e diritto d’accesso al tavolo del centro-destra per le prossime elezioni; i socialisti, dal canto loro, si impossessano snaturandolo del progetto di Costituente laica e liberalsocialista e si propongono di smerciare, nell’indifferenza dei possibili acquirenti, il nuovo prodotto che sarebbe rappresentato dal partito socialista unito e facente parte del socialismo europeo (una cosa che sul mercato c’è sempre stata).
Sono atteggiamenti, gli uni e gli altri, che hanno una stessa identica matrice: la mancanza di autonomia. Evidente nei primi che addirittura puntano, di fatto, ad essere inglobati in Forza Italia, nella migliore delle ipotesi come una delle tante correnti. Palese anche nel Partito Socialista che resta attaccato al governo Prodi al di la di ogni ragionevole motivazione.
Non si può pretendere di rappresentare il nuovo dichiarando scelte di campo a prescindere da qualsiasi riscontro con la realtà. La Costituente Socialista è fallita nel momento stesso in cui ha detto e dimostrato di voler stare in questa maggioranza senza curarsi di quanto il Governo Prodi faceva od ometteva di fare in economia, politica del welfare, liberalizzazioni, politica estera, laicità e diritti civili, giustizia, semplificazione della elefantiaca macchina dello Stato e dei poteri locali.
Quando (come Polo Laico Liberale e Socialista) abbiamo detto no alla Costituente Socialista, dopo essere stati fra i promotori del movimento di Bertinoro, lo abbiamo fatto a causa di questi limiti. Non è come dice qualcuno, una questione nominalistica. Chi ha scelto di dare vita ad un partito socialista, e non liberalsocialista, ha scelto di essere una componente minoritaria, ora e per sempre, di un più vasto schieramento che fa perno sul PD.
Noi, invece, siamo legati al concetto di quel soggetto liberalsocialista a vocazione maggioritaria che vagheggiammo a Bertinoro. Ove la vocazione maggioritaria significa autonomia e libertà di scegliere alleanze esclusivamente in ragione della conciliabilità dei programmi.
Sulla autonomia, con chi ci sta, fonderemo le nostre prossime iniziative.
Nicola Cariglia

Lascia un commento