Non è ancora dato sapere cosa succederà nella maggioranza che ci governa. Forse la crisi non ci sarà: la campagna elettorale è costosa e per molti parlamentari la rielezione potrebbe essere a rischio. Dunque più facile andare ad un rimpasto o ad altro incarico anche per la scarsa propensione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad indire nuove elezioni con questa legge elettorale. Una legge che tutti, o quasi, dicono sia necessario riformare; ma ognuno vuole una sua riforma. A mettere tutti d’accordo ( si fa per dire) potrebbe essere il referendum che nessuno vorrebbe ma che incombe come incombe l’appuntamento con la Legge Finanziaria. Vedremo a breve cosa succederà.
Ma al di là di tutto, a nessuno sfugge la litigiosità giornaliera sui temi più vari. Non si è ancora spenta l’eco della manifestazione della sinistra massimalista tesa a far correggere l’accordo sul Welfare (una discussione difficile e dura considerati gli oltre 1500 emendamenti presentati, di cui altre 1000 dalla stessa maggioranza) che un altro fronte si apre.
Parliamo della nuova lite fra il Guardasigilli Clemente Mastella e il suo collega di Governo Antonio di Pietro.
Il nuovo “casus belli” si chiama Luigi De Magistris, il Pubblico Ministero di Catanzaro che indaga sul dossier “Why not” in cui si parla di coinvolgimento di Pubblici Ufficiali che si sarebbe adoperati per fare ottenere ad amici e sodali fondi comunitari e regionali a fronte di voto di scambio ed altri favori.
Nella vicenda è implicato il Ministro Mastella (che si dichiara sereno) e lo stesso Presidente del Consiglio, il primo sicuramente inserito nel registro degli indagati.
Prima che si venisse a conoscenza di questo particolare gli Ispettori del Ministero di Grazia e Giustizia erano stati inviati a verificare quanto stava accadendo in quella procura. La loro relazione parlerebbe di scorrettezze nelle attività del PM (nel caso è coinvolto anche il giudice Mariano Lombardo) tanto che il Ministro, con atto dovuto, ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura (organo di autogoverno e disciplina dei magistrati) il trasferimento dei due magistrati.
Le cronache ci hanno dato ampiamente conto della reazione di De Magistris e il suo grido di dolore, lanciato con troppa enfasi, per la “morte dello Stato di Diritto”.
In attesa che il CSM si pronunci è scoppiata la querelle tra Di Pietro E Mastella . E non è la prima. Il primo, contro il Guardasigilli a supporto dell’ex collega, magistrato, dice che si vuole insabbiare il procedimento; il secondo, che non ha fatto attendere molto la risposta, ha tacciato Di Pietro di “analfabeta del diritto”. Poi, nei vari botta e risposta, Mastella ha sostenuto che il magistrato avrebbe agito contro di Lui per avere visibilità e fare l’eroe”.
Immediatamente il titolare del Ministero delle Infrastrutture e Lavori Pubblici ha invocato l’intervento del Premier sostenendo l’incompatibilità dell’attuale Ministro della Giustizia con il suo ruolo. Una situazione incandescente che il Guardasigilli ha paragonato al Libano aggiungendo che se Prodi esce indenne da questo conflitto sarà lui il vero eroe.
Insomma una lotta di tutti contro tutti aperta a nuovi sviluppi e ad altri attori pronti a scendere in campo.
Intanto in campo, su questo ultimo scontro, è sceso il Presidente della Camera Fausto Bertinotti invitando tutti al “rispetto delle regole fra Politica e Magistratura e attendere la decisione del CSM.
Per come sono messe le cose temiamo che siano parole al vento anche se speriamo il contrario. Questo nostro povero Paese di ben altre attenzioni avrebbe necessità mentre non trova pace con diatribe a tutti i livelli e su troppe questioni, a volte futili altre rilevanti.
Tutto mentre gli organismi internazionali richiamano l’Italia a lavorare contro il permanere del debito pubblico che anche quando diminuisce scende troppo lentamente.
Marcello Paris

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